La resa, dopo più di un anno di lotta sorda e ostinata contro opposizioni e comitati di quartiere, è stata annunciata ieri mattina direttamente dal sindaco Gianni Alemanno, costretto a uscire allo scoperto dopo che Repubblica aveva anticipato i contenuti di una lettera inviatagli tre giorni fa da Bernie Ecclestone e lasciata a riposare in un cassetto in attesa dei tempi giusti per l´avvio di una dignitosa exit strategy dal progetto. Nel documento il boss della Formula 1 comunicava al sindaco con toni definitivi e senza mezzi termini («Dear Mr Alemanno, I have a problem…», l´incipit) che di organizzare due Gran Premi in un solo paese non se ne parla neppure. Al sindaco non è dunque rimasto altro da fare che annunciare nel modo più decoroso possibile la propria repentina retromarcia: «I nuovi accordi (…) hanno indotto i team a chiedere un contingentamento delle gare da svolgere a livello nazionale e internazionale, di fronte a questa svolta è evidente che è necessaria una riflessione sul progetto del Gp a Roma (…) La prossima settimana comunicheremo la nostra decisione, ma abbiamo sempre detto che se fosse stata posta un´alternativa tra Roma e Monza avremmo fatto un passo indietro».
Chiunque conosca bene Ecclestone sa benissimo che in quell´idea non ci credeva nemmeno lui. Ma Alemanno l´ha preso sul serio. Rilanciando la proposta e rimediando l´ennesima salve di fischi. Nel giro di poche ore le agenzie di stampa si sono riempite del giubilo di tutti quanti hanno voluto mettere il cappello sulla sconfitta di Roma. Dal ministro Maroni, «un ottima notizia», al governatore della Lombardia Formigoni, «la Formula 1 resta a Monza dove è sempre stata», passando per il solito «a Roma fate correre le bighe», del senatore leghista Piergiorgio Stiffoni, fino al rilancio di Borghezio: «Un solo Gp a nazione? La secessione della Padania risolverebbe i problemi».
Repubblica.it
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