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Roulotte, come rottamarla divertendosi: i demolition derby

Distruggere le roulotte avversarie e cercare di arrivare quanto più possibile intatto con la propria al traguardo. Con poche regole che spesso cambiano in ogni circuito, i demolition derby rappresentano una delle grandi curiosità dei week end amatoriali di corse su pista della provincia americana.

La moda dei demolition derby è nata intorno agli anni ’60 soprattutto per merito delle confraternite delle università. Chi doveva raccogliere un po’ di soldi, magari per comprare un mezzo nuovo, invitava tutti gli amici a una sorta di corsa sfasciacarrozze che finivano in una gigantesca gazzarra a suon di tamponamento e sportellate e in una innaffiatura generale di birra.

Il demolition derby delle Roulotte

Oggi i demolition derby sono ancora una delle grandi attrattive della provincia americana e dei piccoli circuiti da mezzo miglior, quasi sempre non asfaltati e in terra battuta che almeno una volta all’anno ospitano una festa dedicata agli automezzi. Si espongono auto da collezione, si mostrano i costosissimi capolavori dell’autotuning, si esibiscono le cosiddette lowrider e una volta premiati i migliori, si sfasciano i mezzi destinati alla rottamazione.

I demolition derby e sono il punto forte di lunghi fine settimana nel corso dei quali al centro dell’attenzione generale c’è sempre un mezzo. Possono essere vecchie auto, trattori, furgoni o, come in questo caso delle roulotte. Il demolition derby è una delle tante follie americane che risulta piacere al grande pubblico e, mai come in questi ultimi anni, si è dimostrata popolari e di grande successo.

Come correre un demolition derby

Le regole sono quasi sempre verbali e cambiano a seconda della tipologia di corsa ma soprattutto della sua tradizione che, in quasi tutti gli eventi, ha una radice goliardica. Se con pochi soldi in tasca molta inventiva e un po’ di senso del pericolo di universitari americani si sfidavano con discese a rotta di collo giù dalle colline più ripide della propria città a bordo di improvvisati carretti costruiti in garage, oggi le Caravan Race sono la loro naturale evoluzione.

Una roulotte da smantellare, ormai vecchia, un’auto ancora capace e di restare su una classica pista ovale se in terra battuta. Seguendo uno dei regolamenti più frequenti le auto, vengono allineate con la loro caravan al rimorchio su una pista da mezzo miglio. Quindi i mezzi si mettono in movimento tutte insieme a velocità moderata. Al momento del GO si accelera. I partecipanti non devono essere troppi, sette, massimo otto. Lo scopo è quello di compiere quanti più giri possibili in un determinato limite di tempo, di solito venti minuti. Ma è molto raro che una corsa possa durare così tanto.

Vince chi trascina un brandello di roulotte

All’interno della pista può succedere di tutto, qualsiasi contatto è ammesso. Centrare le roulotte avversarie non è solo un vanto ma anche una strategia ben precisa con la quale eliminare, a uno a uno, tutti i concorrenti. La velocità è quasi sempre piuttosto ridotta: ci sono roulotte che non riescono a completare nemmeno un giro. Alcune finiscono sventrate dopo poche curve. La cosa divertente delle Caravan Race è che anche un’auto o una roulotte semidistrutta possono completare la gara e vincere la giara. La cosa importante è che l’auto riesca comunque a trainare qualcosa: basta che sia un pianale, anche senza le ruote. L’importante è che la staffa trascini qualcosa al di là del traguardo.

Questa è la caravan race della Southern 500 di Portland dedicata ad Anton Domburg, uno degli animatori della scena locale di Demolition Derby, scomparso qualche anno fa. Per la cronaca a vincere trainando una Viscount incredibilmente quasi intatta è la #17.

Stefano Benzi

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