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Il prezzo dei carburanti continua a registrare una crescita incessante e questo scatena la forte protesta dell’Unione Nazionale Consumatori.
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L’Italia sta lentamente provando a ripartire, non senza qualche difficoltà, dopo il periodo difficile che ci ha costretto alla chiusura di molte attività, ma resosi necessario per frenare l’evolversi dell’epidemia da Coronavirus che ha raggiunto numero altissimi nel nostro Paese. Il ritorno al lavoro è stato però accompagnato da una notizia tutt’altro che piacevole per chi è abituato a spostarsi quotidianamente in auto: l‘aumento del prezzo dei carburanti.
La Fase 2, insomma, non sembra portare con sè buone notizie. Il trend appare evidente: durante il lockdown il costo aveva subito una leggera decrescita (ma non in modo proporzionale a quello del petrolio), mentre ora si dovrà tornare a mettere mano al portafoglio in modo più consistente per fare rifornimento. La situazione è accompagnata ripresa delle quotazioni del petrolio, da qualche giorno di nuovo sopra i 30 dollari al barile, e il conseguente aumento dei prodotti della raffinazione.
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Nel dettaglio, la benzina è arrivata a 1,366 euro al litro, da 1,356 euro della settimana chiusa il 18 aprile. Non va meglio nemmeno per chi ha una vettura con motore diesel, passato da 1,247 euro a 1,256 euro al litro, secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero dello Sviluppo Economico.
Una situazione del genere non poteva ovviamente passare sotto silenzio, visto che arriva in coincidenza di un periodo in cui gli italiani sono costretti a dover far fronte a rincari un po’ in tutti i settori, non solo al supermercato, ma anche in altre realtà commerciali come bar, parrucchieri ed estetiste (dove è spuntata anche la “tassa Covid” sullo scontrino). Particolarmente accesa la protesta dell’Unione nazionale consumatori, che ha diffuso una nota ufficiale per far conoscere il suo punto di vista: “La situazione è inaccettabile – si legge – Si è aspettata proprio la fine del lockdown per tornare a vedere il prezzo dei carburanti in crescita. Guarda caso, si è attuato un calo dei costi mentre gli italiani non avevano la possibilità di muoversi, mentre ora che tutti sono tornati al lavoro il trend si è invertito. Per ora il cambiamento è minimo, ma non possiamo nascondere di avere paura che ben presto la situazione possa diventare ancora più insostenibile“.
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