Nuova Volvo C70 coupè-cabriolet, prova su strada

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:34

Non una semplice coupè, non una semplice cabriolet, ma il connubio delle migliori caratteristiche di entrambe: ecco cosa hanno pensato i progettisti Volvo nel creare la C70.

Non un piccolo facelift, non una rivoluzione, ma una nuova giovinezza stilistica per la nostra vettura: ecco cosa hanno pensato i progettisti Volvo nello studiarne il restyling.

L’idea

Coupè-cabriolet. Un concetto di automobile che per sua stessa natura è un compromesso, ma anche l’oggetto dei desideri di chi i compromessi non li accetta. Un piatto per palati fini, insomma. Sia carne che pesce, se volete.

Tetto metallico ripiegabile elettricamente. Vanto e cruccio di ogni progettista. Deve essere solido, ma veloce nel ripiegarsi; insonorizzante e bello a vedersi, ma non deve sottrarre troppo spazio al bagagliaio.

La coupè

Una coupè a quattro posti d’alta gamma: ecco come si presenta la C70 a tetto chiuso. Una macina-chilometri di razza, dotata di un comfort di livello eccellente, grazie all’ottima insonorizzazione dell’abitacolo, alle sospensioni in grado di assorbire anche le peggiori asperità del terreno ed all’erogazione dolce del motore. Già, il motore: un duemila diesel (e fin qua tutto prevedibile, fin scontato), ma… con un cilindro un più; infatti non si tratta del solito quattro cilindri offerto un po’ dovunque in giro per il mondo, bensì di un’unità con cinque pistoni: un progetto esclusivo Volvo capace di erogare ben 177 CV. Le prime differenze si avvertono non appena avviato i motore: invece di un fastidioso ticchettio, dal cofano scaturisce un rumore più rotondo, non meno intenso, ma certamente più sopportabile; la diversità più grande si percepisce però quando si preme il pedale dell’acceleratore: la coppia non si sprigiona unicamente intorno ai 2.000-2.500 giri/minuto, ma ha un’erogazione molto più uniforme, arrivando al suo massimo (ben 400 Nm) già 1.750 giri per poi ridiscendere dolcemente dopo i 2.750, a tutto vantaggio del piacere di guida.

…e la cabriolet

Basta però fermarsi per 30 secondi per ritrovarsi al volante di un’altra auto: piede sul freno, dito sul pulsante apposito ed ecco il tessuto perfettamente rifinito del cielo dell’abitacolo ripiegarsi elegantemente su se stesso per svelare il meccanismo che si occuperà di dividere il tetto in tre parti e di riporlo nel bagagliaio (purtroppo riducendone la capacità da 404 a 200 litri). L’atmosfera a bordo di una cabriolet è completamente diversa: con la complicità di un clima favorevole viene istintivo cercare l’itinerario più “guidato” e divertente da percorrere, non importa se è più lungo. La nostra mano destra sposta inconsciamente il selettore del Geartronic a 6 rapporti sulla modalità sequenziale: non che su Drive ci avesse deluso (anzi, si era dimostrato molto dolce negli innesti ed anche piuttosto veloce per essere un automatico tradizionale), ma solo selezionando manualmente le marce possiamo veramente goderci ogni piega dell’asfalto. Quì purtroppo i classici slittamenti del convertitore di coppia si avvertono nettamente, facendoci un po’ rimpiangere l’impossibilità di montare un doppia frizione; tuttavia è l’impostazione stessa della vettura a riportarci a più miti consigli.

Su strada

La C70, infatti, pur mantenendo in ogni condizione di marcia un comportamento su strada sincero (con rollio e sottosterzo piuttosto contenuti considerando i 1.664 kg di peso a vuoto), non fa mistero di essere una vettura con aspirazioni turistiche, magari anche sportive, ma certamente non corsaiole. Lo sterzo è sempre leggero e piuttosto preciso, sia in città che fuori, ma non riesce a far dimenticare del tutto l’entità delle masse sospese di questa vettura, quando si ricerca il limite. Il DSTC è come sempre un vigile ed efficace custode della nostra traiettoria di guida, pronto a correggerla ogniqualvolta lo ritenga necessario frenando la ruota che abbia perso aderenza.

L’abitacolo

L’interno di questa vettura si dimostra costruito con ottimi materiali, ben rifinito e dotato di quel tipico stile della casa svedese. Lascia inizialmente perplessi la console centrale, consistente in una sorta di grossa pulsantiera, tipo telecomando, incastonata tra quattro manopole su un supporto sottile (che nasconde un originale vano dietro di se) e sovrastata da un piccolissimo schermo bicolore. Dietro le apparenze si cela però l’opera di non indifferente ingegno realizzata dai tecnici Volvo: bastano pochi minuti alla guida per rendersi conto che questa particolare collocazione dei comandi rende possibile raggiungerli tutti mantenendo la mano comodamente appoggiata sul cambio, in modo anche piuttosto intuitivo. Ed anche i contenuti sono di qualità: sulla vettura da noi provata erano presenti bluetooth, radio, lettore cd/mp3, ingresso aux e presa USB, corredati da un sistema audio di altissimo livello. Il navigatore integrato è ovviamente disponibile, ma per il suo funzionamento sfrutta uno schermo retrattile a colori dedicato, posizionato sulla sommità della plancia stessa.

L’auto per…

In conclusione la C70 di dimostra una vettura per tutte le stagioni, ma non per tutti i guidatori: l’apprezzerà di più chi ricerca il piacere di guida su brevi e lunghe distanze piuttosto che la prestazione pura, la versatilità di una coupè-cabriolet piuttosto che la praticità di una cinque porte, lo stile giovane, ma composto di Volvo piuttosto che la vistosità, la solidità e la qualità piuttosto che l’apparenza.