News

Gli spot durante il coronavirus: i colossi dell’auto cambiano le regole

Che cosa si può comunicare durante una pandemia che ha chiuso fabbriche e concessionarie? Il fatto che nonostante tutto siamo vivi e abbiamo ancora qualcosa da dire. Ecco come sta cambiando l’industria degli spot pubblicitari dopo il coronavirus.

Una immagine suggestiva scattata alle Terme di Caracalla, a Roma, illuminate con il tricolore (Photo by FILIPPO MONTEFORTE/AFP via Getty Images)

Molti studiosi di comunicazione l’hanno definita emergenza dettata dalla necessità ma, tutto sommato, potrebbe anche andare bene la definizione esattamente contraria punto e cioè una necessità dettata dall’emergenza. Quella di comunicare che le grandi aziende non chiudono, anche se in gran parte hanno sospeso la loro produzione e che restano sul mercato lavorando soprattutto sul fronte delle relazioni e della programmazione in vista di una ripresa che si annuncia comunque, molto difficile per tutti.

Il coronavirus ha cambiato le regole degli spot

A che serve uno spot pubblicitario in un momento in cui le fabbriche non producono, le concessionarie sono chiuse e la gente ha problemi concreti ad arrivare alla fine del mese?  “A ricordarci che siamo vivi e che le nostre passioni sono e rimangono intatte” ha detto Francis Ford Coppola, regista e voce dello splendido spot del gruppo FCA.

In un periodo comunque drammatico ecco che l’industria dello spot pubblicitario cambia tutto. Ci si rivolge alla gente con tono pacato, si fa squadra, la tecnica del buttadentro o del vendere-vendere-vendere non serve più. La musica si fa orchestrale e non ritmata, i colori si fanno soffusi e tutto diventa molto emozionale. Quello che ha realizzato Francis Ford Coppola è un vero capolavoro ma in definitiva quello che interessa è soprattutto la chiave di lettura che si usa che è quella dei coinvolgimento emotivo.

LEGGI ANCHE > Il mercato delle auto crolla sotto i colpi del coronavirus: a marzo Italia -85%

Un’immagine con un banner pubblicitari di incoraggiamento appeso in una via dei Mercanti deserta, nel pieno centro di Milano (Photo by MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

Spot che non vendono, ma promuovono

Tutto si sposta in una chiave più promozionale e meno commerciale. Si sposta il dialogo da un principio cardine, che è quello dell’invito alla prova, del ‘toccare con mano’, del coinvolgimento di chi vende a quello di chi compra, a quello della squadra. Siamo tutti insieme, tutti dalla stessa parte coinvolti dagli stessi problemi: quelli di un paese che prova a stare in piedi nel bel mezzo di una tormenta.

Gli americani hanno un detto che arriva dagli stati del sud ed è “Together we stand, divided we fall”, insieme si resiste e divisi cadremo. Lo fece proprio Dwight Eisenhower durante la seconda guerra mondiale e anche nel corso della sua presidenza alla Casa Bianca. Il tutto in un paese che di fatto così unito non è, ed è pieno di rigurgiti razzisti drammatici. La Ford ha affidato alle sue immagini di repertorio realizzate anche durante la II Guerra Mondiale  il suo messaggio al paese, il concetto era “built to lend a hend”, fatta per dare una mano. Ma si scopre tale solo di fronte alle grandi gioie, magari come nel nostro caso la vittoria di un Mondiale di calcio insperato, o quello di una grande tragedia.

La Toyota ha lanciato la campagna “Here to Help”, la Nissan ha mostrato il lavoro dei suoi reparti per la fornitura di materiale tecnico agli ospedali.

Gli investimenti pubblicitari cambiano e si adattano all’onda emozionale che ha travolto il paese. Si produce meglio e di meno, per pochi passaggi soprattutto televisivi, perché la gente sta in casa e torna a guardare alla tv come a un focolare ed è meno frenetica di prima. Si studiano messaggi che scadano il cuore perché il portafoglio è gelido e il momento è drammatico. E perché come dice il regista, sceneggiatore e produttore, “la prima cosa che dobbiamo celebrare è che nonostante tutto chi ci legge e ci ascolta è vivo, proprio come noi”.

LEGGI ANCHE > Il caso di milioni di parti di ricambio bloccati in Cina

LEGGI ANCHE > Pasquetta, ci può muoversi e chi no: i permessi necessari e le sanzioni

Una bandiera con un messaggio per chi sta lavorando proprio davanti al Colosseo. Nelle grandi emergenze la gente si scopre più fragile e solidale (Photo by FILIPPO MONTEFORTE/AFP via Getty Images)

Stefano Benzi

Recent Posts

Più che un optional, questo è una condanna per la tua auto: disattivala prima che puoi

Un optional presente nelle auto di nuova generazione potrebbe rivelarsi controproducente alla lunga. Analizziamo il…

2 mesi ago

Ford costretta a rinunciare: passo indietro clamoroso, il motivo

Dopo un debutto accolto con interesse ma accompagnato da risultati commerciali modesti, Ford ha deciso…

2 mesi ago

Ennesimo richiamo per queste auto: che sfortuna, stavolta il problema è inedito

Questi provvedimenti sono stati adottati a seguito di accertamenti interni e segnalazioni relative a potenziali…

2 mesi ago

Non guadagna solo con i film: John Travolta ha una collezione di auto da oltre 200.000 €

Il famoso attore americano John Travolta possiede una notevole collezione di auto di lusso all'interno…

2 mesi ago

Ti rubano l’auto? Ecco come fregare facilmente i ladri | Un trucco infallibile

Come avere la meglio sui ladri che vogliono rubare la tua auto: esiste un metodo…

2 mesi ago

Marchi auto e comportamenti alla guida: i risultati di questo studio ti lasceranno senza parole

Un recente studio ha portato alla luce la presenza di alcuni comportamenti tipici delle persone…

2 mesi ago