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Drive In, possibile ritorno con la crisi dei cinema: addio ai multisala

Una delle conseguenze del contagio da coronavirus è che i drive in sono incredibilmente tornati di moda e che anche in Europa potrebbero diventare uno dei trend della prossima stagione estiva. In un momento in cui i grandi cinema non sembrano rispettare le priorità dettate dai protocolli.

Un drive in proietta il kolossal “I Dieci Comandamenti”

Alcuni non li hanno mai visti se non in qualche film o telefilm d’epoca punto perché, in definitiva, i Drive In in Italia non sono stati un grande successo. L’unico che tutti ricordano è il programma televisivo che andava in onda la domenica sera, quello con comici come Ezio Greggio, Gianfranco D’Angelo e Carlo Pistarino e tante soubrette vestite in modo piuttosto succinto. Ma il tema conduttore era quello, un immenso parcheggio di auto, camion e furgoni a bordo delle quali numerose persone guardavano uno spettacolo.

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Come sono nati i drive in

In realtà il drive in è qualcosa di completamente diverso ed è nato molti anni fa, proprio negli Stati Uniti. All’epoca della grande crisi economica, quando il cinema continuava a produrre i suoi spettacoli ma le sale cinematografiche erano tutte in crisi, un imprenditore decise di trasformare una gigantesca area di parcheggio in una sala da proiezione. Nacque il drive in che, a poco a poco, diventò anche molto altro. Un luogo d’incontro, un posto dove scambiarsi effusioni in santa pace e dove era possibile non solo guardare il film ma anche bere e mangiare in abbondanza.

I controlli erano relativi: a volte insieme alla coppietta, nascosti nel bagagliaio, entravano anche tutti gli amici… Altra scena vista decine di volte in numerosi film. Ma alla fine, da American Graffiti al mitico telefilm Happy Days tutti hanno raccontato la realtà dei drive in americani, soprattutto tra gli anni ’50 e ’60 come quella di un’epoca felice, ottimista e scanzonata.

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L’insegna di un drive in ancora attivo nel Wisconsin

Perché sono tornati di moda

Ma negli Stati Uniti, dove in alcune zone il lockdown non è stato pesante come da noi, si può tranquillamente uscire per andare a far la spesa ma, in qualche caso, anche per andare al drive in che, contrariamente al cinema, è aperto. Negli Stati Uniti ne sono sopravvissuti circa trecento, la stragrande maggioranza sono soprattutto in California e nel sud del paese. Un solo spettacolo al giorno, favorito ovviamente dal buio naturale. Si proietta solo se il tempo è bello: in caso di pioggia la proiezione è rinviata.

Ma la cosa più interessante è la programmazione: perché i drive in, sotto un certo aspetto, sono anche diventati il motore di un industria cinematografica alternativa. Fuori dalle grandi logiche delle catene cinematografiche e delle multisala, le sale all’aperto possono permettersi il lusso di proiettare quello che vogliono. Film d’epoca e molti evergreen che, soprattutto in questo periodo, sono estremamente di moda.

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Un’area di parcheggio trasformata in drive in questi giorni vicino a New York

Sfuggire alla pandemia davanti a uno schermo

Dei drive in ha parlato anche il Wall Street Journal salutando con grande entusiasmo questo clamoroso ritorno di un capitolo forte della cultura americana. Il giornale newyorkese ha scritto testualmente che i drive in sono il posto più bello per riuscire a scampare in qualche modo alla pandemia globale. Così qualcuno sta pensando di riproporli anche nel nostro paese sostituendo i cosiddetti cinema all’aperto che, in alcune zone italiane, sono ancora particolarmente attivi d’estate.

Quanto ai multisala, con le code per bere, mangiare, andare in bagno e acquistare il biglietto, inevitabilmente tutto dovrà cambiare. Ma questo punto, anche le sale cinematografiche e con le loro grandissime aree ristoro e gli immensi parcheggi assumono un senso se, come sembra, tutto dovrà essere dilatato e diluito. E quindi poco pubblico per le sale immense. Mentre nel drive in, tutto sommato, una famiglia potrà godere a godersi il suo spettacolo al sicuro della propria automobile senza infrangere alcun protocollo.

Stefano Benzi

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