MotorSport

La NASCAR mette al bando le bandiere confederate: il sud degli States protesta

Provvedimento urgente da parte del consiglio direttivo della NASCAR che ha vietato l’esposizione della vecchia bandiera confederale degli stati del Sud su auto, tute e bandiere tra il pubblico. Ma non tutti sono d’accordo…

La bandiera confederata su un circuito NASCAR (Foto: NASCAR)

In un clima che negli Stati Uniti è ancora particolarmente pesante dopo la morte dell’afroamericano George Floyd e i gravissimi incidenti di piazza che sono scoppiati in tutto il paese, il consiglio direttivo della NASCAR ha deciso di vietare l’esposizione della vecchia bandiera degli stati del sud.

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La NASCAR vieta una bandiera che non esiste più

Il caso è curioso ma anche clamoroso e ovviamente sta facendo discutere. Perché di fatto la bandiera confederale degli stati del sud non esiste più da quasi più di 150 anni. Fu messa al bando dopo la guerra di secessione quando l’esercito nordista vinse la guerrra civile, era il 1865. Inizialmente l’esposizione di quella bandiera venne considerato un reato gravissimo, paragonabile all’alto tradimento. Ma la confederate flag piano piano tornò in auge e anche se oggi di fatto quei colori non rappresentano nessun paese o istituzione americana, è uno dei simboli più diffusi negli States. La usano numerose rock band del sud. Gli ZZ Top che sono texani ne hanno fatto il loro marchio. Così come i Lynyrd Skynyrd, piuttosto che Tom Petty.

La sua esposizione è sempre stata ‘tollerata’ dall’autorità federale americana. La bandiera è ben conosciuta anche al pubblico italiano perché la sua seconda versione, quella più conosciuta con le stelle dei tredici stati separatisti – si chiamava Blood-Stained – compariva sul tetto della Generale Lee, la macchina del telefilm Hazzard. Per lo meno fino a ieri.

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La Dodge Charger, ribattezzata “The General Lee” del telefilm Hazzard (Getty Images)

Il timore di rigurgi tirazzisti

La NASCAR ha guardato con preoccupazione all’esposizione della confederate flag che – di fatto – è un modo come un altro per reclamare lo spirito degli stati del sud e in qualche modo anche qualche posizione più estrema, vicina anche a posizioni razziste o integraliste.

La bandiera, di fatto non rappresentativa e comunque vietata, compariva non solo tra il pubblico ma anche su tute e caschi di alcuni piloti. Di qui la decisione della NASCAR di  bandirla definitivamente. Della confederate flag aveva parlato in un talk show sulla CNN anche Bubba Wallace dicendo che “gli Stati Uniti in questo momento non possono più permettersi sentimenti separatisti o indulgenti nei confronti di pensieri razzisti e che per quella bandiera non ci può essere più alcuno spazio negli eventi sportivi e culturali americani”.

Bubba Wallace è stato uno dei piloti che è entrato pesantemente in polemica con le forze di polizia e il presidente Donald Trump dopo gli incidenti dei giorni scorsi. Anche lui ha preso parte al knee down, la manifestazione di dissenso per l’uccisione di George Floyd mettendosi in ginocchio davanti alla sua auto prima delle prove all’Atlanta Motor Speedway. Per l’occasione Wallace ha chiesto e ottenuto dai suoi sponsor il permesso di ridipingere la sua auto con il logo Black Lives Matter.

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Il pilota Nascar Bubba Williams (Foto: NASCAR)

La posizione della NASCAR

Questo il testo della dichiarazione ufficiale NASCAR: “La presenza della bandiera confederata agli eventi della nostra associazione è in contrasto con il nostro impegno nel fornire un ambiente accogliente e inclusivo per tutti i fan. Riunire le persone attorno all’amore per le corse e la comunità che creano è ciò che rende il nostro fan e il nostro sport speciale. Da oggi l’esposizione della bandiera confederata sarà vietata da tutti gli eventi e i marchi coinvolti negli eventi NASCAR”.

La nuova livrea della vettura di Williams con il marchio Black Lives Matter (Foto: NASCAR)

Stefano Benzi

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