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Uber, in Usa obbligo di assunzione per gli autisti: i possibili effetti all’estero

Uber e Lyft, per il momento solo in California, possono dire addio al servizio di ride hailing: gli autisti dovranno essere assunti a tempo pieno

Uber, in California diventa obbligatorio regolarizzare gli autisti (Getty Images)

Soprattutto all’estero, servizi come Uber e Lyft hanno, da ormai diversi anni, preso il sopravvento nel mondo del trasporto privato a pagamento. Si tratta di compagnie che offrono servizi di ride hailing, ossia di trasporto tra privati veicolato dall’azienda stessa. La differenza rispetto al tradizionale servizio taxi è che l’autista, in questo caso, non è vincolato a Uber o a Lyft. Può effettuare anche altri lavori, venendo poi pagato per le tratte coperte e i clienti soddisfatti settimanalmente.

In California, ben presto la situazione sarà però decisamente diversa. Come riportato da Reuters, infatti, la California Public Utilities Commission (CPUC) ha ufficialmente approvato una legge che obbliga questi servizi di trasporto a regolarizzare gli autisti. La decisione è frutto di una serie di polemiche rivolte al governo statunitense circa la mancanza di malattie, spese mediche e straordinari pagati per i lavoratori. Questa decisione potrebbe portare a gravi conseguenze nel mondo del ride hailing, e non solo negli Stati Uniti.

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Uber e Lyft, obbligo di regolarizzazione degli autisti: cosa potrebbe succedere all’estero

Le conseguenze che potrebbero esserci anche all’estero (Getty Images)

La legge appena passata nello stato della California taglia le gambe a servizi di ride hailing come Uber, Lift e altri. Ma presto la polemica potrebbe espandersi anche nel resto del Mondo, con conseguenze inimmaginabili per i colossi del trasporto privato a pagamento. Negli Usa, bisognerà capire la reazione dei driver al di fuori della California, ai quali ancora non sono dovute malattie, spese mediche e straordinari. La nuova legge, unita alla crisi economica legata al Coronavirus, potrebbe portare a un ridimensionamento del servizio.

In Francia, un discorso del genere già era stato fatto alcuni mesi fa. Lo scorso marzo, una sentenza richiedeva proprio la regolarizzazione dei driver, non più considerabili come dei semplici collaboratori autonomi. A Londra, l’autorità dei Trasporti non ha rinnovato la licenza ad Uber per violazione delle norme sulla sicurezza. In Italia, il discorso è diverso: l’unico servizio attivo è Uber Black, che non viene toccato dall’obbligo di regolarizzazione degli autisti.

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Pasquale Conte

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