MotorSport

Valentino Rossi, crescono i dubbi: papà Graziano risponde alle critiche

Valentino Rossi non vive un momento particolarmente felice: tre cadute consecutive alimentano i dubbi, ma interviene il papà Graziano

Valentino Rossi (Getty Images)

Solo sfortuna. Valentino Rossi al termine della gara di Le Mans ha attribuito alla mala sorte il terzo zero in classifica. Tre cadute consecutive per il pilota di Tavullia che hanno messo fine al suo sogno iridato. Prima a Misano, poi a Barcellona, infine in Francia il copione è stato il medesimo: il ‘Dottore’ a terra, costretto ad abbandonare anzi tempo sogni di gloria e gara.

Un trittico negativo che ha alimentato qualche dubbio sullo stato di forma di Rossi. Con l’accordo con la Petronas ufficializzato nelle scorse settimane VR46 correrà fino ai 42 anni e qualcuno inizia a pensare che l’età si faccia sentire. Non è dello stesso avviso il papà di Valentino, Graziano Rossi che intervistato dalla Gazzetta dello Sport dice la sua sul periodo no del figlio.

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Graziano Rossi rinfranca Valentino: “Se finisce la sfortuna, arrivano i risultati”

Valentino Rossi in sella alla sua Yamaha (Getty Images)

Anche per papà Rossi la tripla caduta consecutiva è frutto semplicemente di sfortuna. Graziano vede “Vale positivo, veloce competitivo”, l’unica ricetta quindi è che la sfortuna lo lasci in modo da consentire di poter fare la sua gara. “Se il vento della sfortuna cessa, il risultato c’è di sicuro” dichiara in risposta a chi sollevava dubbi sulla competitività di Valentino.

In realtà un appunto da papà Graziano arriva e riguarda la gestione delle prove e delle qualifiche. Lì dove Valentino Rossi, insieme al suo team, potrebbe perfezionarsi per arrivare in posizione migliore la domenica al semaforo verde. Non soltanto centrare il giro perfetto per potersi piazzare nelle prime due file, ma anche di lavorare per trovare il giusto assetto per non avere problemi in gara. Serve gestire meglio qualifiche e prove – spiega Graziano Rossi – ottenendo un duplice risultato. Evitare i rischi connessi ad una partenza a centro gruppo, ma anche per poter andare forte dall’inizio alla fine della gara, evitando di arrivare con la gomma finita oppure, peggio ancora, finire a terra”.

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Bruno De Santis

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