Wolff come Hamilton, il rifiuto della sconfitta: “Perdere è un’umiliazione”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:58

Lewis Hamilton e Toto Wolff hanno manifestato una simile cultura del lavoro. E un desiderio radicale di cancellare la sconfitta. Una comune forma di riscatto

Toto Wolff: "La sconfitta è un fatto personale"
Toto Wolff: “La sconfitta è un fatto personale” (Getty Images)

Motivazione, cultura del lavoro, rifiuto della sconfitta. La vittoria da inseguire come forma di riscatto, per sanare un’ambizione e una motivazione che non si saziano con i titoli e i milioni di euro. In questo si somigliano Lewis Hamilton e Toto Wolff.

Il sette volte campione del mondo ha raccontato dei periodi difficili da giovane nei kart, e quanto quei periodi duri abbiano determinato le sue scelte successive. In pista e non solo. Oggetto allora di attacchi e offese di stampo razzista, oggi Hamilton è un’icona nella lotta per l’uguaglianza, per sostenere una maggiore inclusione nel mondo della Formula 1.

Hamilton vuole lasciare il suo mondo in condizioni migliori di quelle che ha trovato al suo arrivo, sogna di aprire strade nuove e con più opportunità per chi verrà dopo di lui.

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Toto Wolff: “La sconfitta è un fatto personale”

Hamilton come Wolff, il rifiuto della sconfitta: "Perdere è un'umiliazione"
Hamilton come Wolff, il rifiuto della sconfitta: “Perdere è un’umiliazione” (Getty Images)

Anche Toto Wolff vive la sua attuale esperienza di team principal della scuderia che domina la Formula 1 ibrida con un approccio simile. Per ragioni diverse, anche lui si è sentito umiliato da giovane. “C’era la sensazione di non valere abbastanza” ha raccontato in un’intervista per il podcast ufficiale della Formula 1, “e questo ti porta a spingere poi più degli altri per batterli”.

La vittoria diventa una forma di riscatto, un modo per “fargliela pagare” a posteriori. La sconfitta, aggiunge Wolff, “è molto personale. E’ un’umiliazione. Non mi importa quello che pensano gli altri, mi sono dato questo standard che però non riesco mai a raggiungere“. Se lo standard è la perfezione, l’assenza di errori o sconfitte, raggiungerlo è missione definitivamente impossibile. “Certamente in futuro l’equilibrio dovrà cambiare per me” ha concluso.

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