Formula 1

Numeri dei piloti in Formula 1: non sono sempre stati così e la storia è più strana di quanto pensi

numero del pilota sulla monoposto di Formula 1 in primo piano Il numero sulla monoposto è diventato un segno distintivo per ogni pilota di Formula 1

Chi segue la Formula 1 lo sa bene. A volte basta un numero per riconoscere subito un pilota. Il 44 richiama immediatamente Lewis Hamilton, il 33 è rimasto per anni legato a Max Verstappen prima del titolo mondiale e il numero 1 continua a rappresentare l’onore più grande per chi domina la stagione precedente. Oggi quei numeri sono quasi un marchio personale, una sorta di firma sulle monoposto. Non è sempre stato così.

Nel corso dei decenni il modo in cui i numeri vengono assegnati in Formula 1 è cambiato più volte. All’inizio erano poco più di una formalità organizzativa, poi sono diventati simboli delle scuderie e infine si sono trasformati in elementi di identità e marketing per i piloti. Una trasformazione lenta che racconta molto dell’evoluzione del Circus.

Per capire davvero il sistema attuale bisogna fare qualche passo indietro e guardare a come funzionavano le cose nei primi anni della categoria.

Quando i numeri cambiavano ad ogni gara

Nei primi decenni della Formula 1 non esisteva un criterio stabile. Dal 1950 fino ai primi anni Settanta i numeri venivano assegnati direttamente dagli organizzatori di ogni Gran Premio. Questo significava che lo stesso pilota poteva correre una gara con un numero e quella successiva con un altro.

Il risultato era piuttosto caotico per gli spettatori. Non c’era alcun legame tra numero e pilota e nemmeno tra numero e squadra. Un pilota poteva trovarsi a guidare con il numero 1 anche senza essere campione del mondo mentre altri cambiavano numerazione praticamente ad ogni weekend di gara.

Per chi oggi è abituato a identificare immediatamente un pilota dal numero sulla monoposto sembra quasi strano. Eppure per oltre vent’anni la Formula 1 ha funzionato esattamente così.

La svolta del 1974 e i numeri legati alle scuderie

Il primo cambiamento serio arriva nel 1974 quando la FIA decide di introdurre numeri permanenti assegnati alle scuderie. Il criterio scelto è semplice: la numerazione viene stabilita sulla base della classifica costruttori della stagione precedente.

Il sistema prevedeva che la squadra del campione del mondo in carica utilizzasse i numeri 1 e 2 mentre gli altri team mantenevano le coppie assegnate in base ai risultati ottenuti.

Curiosamente quel sistema nasce già con un’anomalia. Il campione del mondo del 1973, Jackie Stewart, si era ritirato e quindi nessun pilota poteva portare il numero 1. Fu così che Ronnie Peterson, pilota Lotus, si ritrovò a guidare con quel numero in quanto membro della squadra campione tra i costruttori.

Da quel momento alcune combinazioni numeriche diventano quasi leggendarie. La Ferrari per esempio finisce spesso con i numeri 27 e 28 sulle sue monoposto, numeri che molti tifosi associano ancora oggi ad alcune delle epoche più intense della storia del Cavallino.

Il sistema crea anche situazioni particolari. La Tyrrell, per esempio, mantiene i numeri 3 e 4 per oltre vent’anni perché non riesce più a vincere un titolo mondiale e quindi non ha mai motivo di cambiarli.

I casi curiosi della storia dei numeri

Nel corso degli anni la numerazione della Formula 1 ha generato episodi che oggi sembrano quasi incredibili. Uno dei più curiosi riguarda Damon Hill che nel 1993 e nel 1994 corre con il numero 0.

Il motivo è piuttosto singolare. Per due stagioni consecutive il campione del mondo decide di non difendere il titolo. Prima Nigel Mansell e poi Alain Prost lasciano la Formula 1 dopo aver vinto il mondiale e questo rende impossibile assegnare il numero 1. Di conseguenza il compagno di squadra di Hill utilizza il numero 2 mentre lui finisce con lo 0.

Un altro numero praticamente assente nella storia della categoria è il 13. Per ragioni di scaramanzia è stato a lungo evitato dagli organizzatori e dalle squadre. Solo molti anni dopo sarebbe tornato sporadicamente sulla griglia.

La riforma del 1996 e il sistema legato alla classifica

Nel 1996 arriva un’altra modifica importante. La FIA decide di cambiare il metodo di assegnazione mantenendo il principio del numero 1 per il campione del mondo ma riorganizzando il resto della griglia ogni anno.

Le coppie di numeri vengono quindi assegnate in base alla classifica costruttori della stagione precedente. In questo modo le squadre che ottengono risultati migliori ricevono numeri più bassi mentre le altre scalano verso l’alto.

Il sistema resta in vigore per quasi vent’anni e accompagna alcune delle epoche più spettacolari della Formula 1 moderna, dagli anni dominati da Michael Schumacher fino al ciclo vincente della Red Bull.

La rivoluzione del 2014 e i numeri personali

Il cambiamento più radicale arriva nel 2014 quando la Formula 1 decide di adottare un modello completamente diverso. Da quel momento ogni pilota sceglie un numero personale tra il 2 e il 99 da utilizzare per tutta la carriera.

L’idea nasce anche per motivi di marketing e riconoscibilità. Un numero associato a un pilota diventa più facile da ricordare per i tifosi e più semplice da trasformare in simbolo commerciale.

Il campione del mondo ha comunque la possibilità di usare il numero 1 nella stagione successiva. Non è però obbligato a farlo e alcuni piloti preferiscono mantenere il proprio numero personale. Lewis Hamilton, ad esempio, ha continuato a utilizzare il suo 44 anche dopo aver conquistato più titoli mondiali.

Altri numeri sono diventati veri e propri marchi personali. Pensiamo al 16 di Charles Leclerc o al 4 di Lando Norris. Numeri che ormai fanno parte dell’identità dei piloti tanto quanto il casco o i colori della squadra.

C’è anche una regola particolare che riguarda i numeri “ritirati”. Il 17, ad esempio, non viene più assegnato dopo la tragica scomparsa di Jules Bianchi nel 2015. Un modo per lasciare quel numero per sempre legato alla sua memoria.

Oggi dunque i numeri in Formula 1 non sono più soltanto un elemento tecnico o organizzativo. Sono diventati parte del racconto del campionato, piccoli simboli che accompagnano la carriera dei piloti e che spesso restano impressi nella memoria dei tifosi.

Guardando le monoposto in pista sembra quasi impossibile immaginare un’epoca in cui quei numeri cambiavano di gara in gara. Eppure la storia della Formula 1 è fatta anche di queste trasformazioni, dettagli apparentemente minori che raccontano quanto il mondo del motorsport sia cambiato nel tempo.

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