Un distributore di benzina (Getty Images)
Il consumo di benzina e dei carburanti in genere è diminuito; eppure i prezzi tendono ancora al rialzo: colpa delle tensioni e delle ribellioni in Yemen
Un distributore di benzina (Getty Images)
In un momento economicamente drammatico, nel quale peraltro i consumi di carburanti, in particolare della benzina, sono al minimo storico a causa degli effetti della pandemia, i prezzi del petrolio al barile sono schizzati alle stelle. Influendo, ovviamente, anche su quello che paghiamo alle pompe di benzina.
La responsabilità di questi aumenti è da attribuire agli attacchi avvenuti alcuni giorni fa all’impianto saudita di Ras Tanura, il più grande impianto di estrazione e stoccaggio petrolifero del mondo. A compierlo i ribelli yemeniti Houthi che da anni chiedono maggiori autonomie e l’indipendenza politica. Attentati dinamitardi, eseguiti con droni armati e missili, che hanno causato diversi feriti danneggiando in modo pesante i magazzini di greggio.
Tre giorni fa il prezzo al barile era schizzato oltre i 71 dollari, da qualche ora è tornato al di sotto dei 70, stamattina alla riapertura dei mercati orientali era 67,77 dollari. Ma siamo sempre ampiamente al di sopra di quelli che erano i livelli di mercato medio degli ultimi due anni. Dall’inizio dell’anno fare un pieno, indipendentemente dal carburante prescelto, è costato in Italia cinque euro in più ad ogni automobilista.
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Secondo i prezzi medi elaborati da Quotidiano Energia un litro di benzina verde costa mediamente 1,551 € alla pompa fai da te. Il diesel è salito da 1,391 a 1,423. Aumenti meno ingenti ma sempre sostanziali anche sul GPL. Il prezzo in assoluto più caro è quello alle stazioni di servizio ‘servite’ che prevedono l’impiego di un addetto che sono arrivate fino a 1,691 e 1,567 euro al litro rispettivamente per benzina e gasolio.
Rifornimento carburante (Foto: Getty Images)
Gli osservatori economici internazionali sostengono che purtroppo il prezzo non diminuirà: a causa del timore di nuovi attentati, ma anche per via del risveglio dei mercati e dunque di una maggiore richiesta.
Le quotazioni del Brent, l’indice di riferimento in borsa per il greggio rimangono ai massimi storici influendo sia sugli altri titoli petroliferi che sui prezzi al consumo.
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I dati al rialzo sono stati confermati anche dall’Unione Nazionale Consumatori che ha lanciato l’allarme dopo che l’8 marzo si è raggiunto un aumento del prezzo alla pompa superiore del 7.5% rispetto ai prezzi del 31 dicembre scorso.
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