Auto

Neil Young e la canzone d’amore dedicata a una Buick Roadmaster

Uno dei cantautori più influenti e innovativi del panorama rock degli ultimi cinquant’anni, il canadese Neil Young, ha dedicato una canzone alla sua prima auto

Il canadese Neil Young durante il concerto di beneficenza Farma Aid (Getty Images)

Ci sono voluti quasi trentacinque anni, ma alla fine Neil Young ha rivelato a chi era dedicata una delle sue canzoni più struggenti e riuscite, “Long May You Run”.

Neil Young e la sua prima auto

La canzone è un autentico capolavoro, un brano di una bellezza immortale. Il brano fu scritto in una lunghissima session di registrazioni nel 1975 quando Neil Young stava collaborando con Stephen Stills per un album che doveva seguire il trionfale tour di Crosby Stills Nash and Young di due anni prima. Il supergruppo si era temporaneamente separato per progetti individuali e Neil Young era alle prese con un periodo estremamente complicato della propria vita.

Il tour negli stadi di fronte a folle oceaniche aveva stremato la band, e in particolare Young che si era ritrovato completamente senza voce. Il tour successivo, molto più intimo, con Stephen Stills finì anche peggio. Infastidito dalle critiche e da una chimica che non funzionava, non sul palco per lo meno, dopo appena diciannove date e a fronte di almeno cento altri concerti già pianificati, Neil Young abbandonò il collega da solo con un telegramma… “Strano come certe cose inizino insieme e finiscano così, fattene una ragione. Mangiati una pesca”.

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La Buick Roadmaster ‘mortuaria’

Erano gli anni ’70, gli eccessi – soprattutto con alcol e droga – erano all’ordine del giorno e Neil Young complicava il tutto con un comportamento bizzoso e a volte molto irascibile. Una lite via l’altra inforno al rocker di Toronto si fece il vuoto. E Young si ritrovò a comporre da solo, pezzi acustici per chitarra e armonica a bocca. Il suo brano migliore – probabilmente di tutto il suo repertorio di oltre 400 canzoni – è “Long May You Run” e parla di un amico che se ne è andato, e che forse ora trascorre il suo tempo in California, con i surf boys, alla ricerca dell’onda migliore. Un testo tenerissimo e molto malinconico.

“Scrissi quella canzone ripensando la prima auto che mi comprai – spiega Neil Young – una Buick Roadmaster del 1948 che ebbe una vita molto particolare. In definitiva era un carro funebre, molto elegante, ma pur sempre un carro funebre. La comprai perché costava poco. Cercai di mascherarla con vernice e cromature. Era un mulo, mi portava ovunque: mi metteva tanta allegria. Non mi sono mai sentito più libero di così”.

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Neil Young chiude i giochi olimpici di Vancouver con la sua canzone più bella (Getty Images)

Un brano Olimpico

La Buick Roadmaster di Neil Young, che il cantante aveva affettuosamente soprannominato ‘Mort’, finì dallo sfasciacarrozze qualche anno dopo l’acquisto quando il cantante, nel 1962, bruciò la trasmissione: “Non avevo soldi per ripararla. Dovevo comprare una chitarra. E ci rinunciai”. L’auto non venne demolita. Fu acquistata da un misterioso commerciante californiano per il figlio che aveva appena preso la patente. Neil Young ne parla come di un amico partito per un lungo viaggio: “Ora le tue cromature risplenderanno al sole da qualche altra parte, possa tu correre ancora molto a lungo…”

La canzone è una delle più richieste del suo repertorio, e non manca mai nei suoi live, quasi sempre in una deliziosa versione acustica. La più bella versione mai eseguita di “Long May You Run” è senza dubbio quella della cerimonia finale delle Olimpiadi invernali di Vancouver 2010 che videro il pubblico in piedi tributare a Neil Young una commovente standing ovation, immediatamente dopo il braciere dei giochi si spense, per reclinarsi e tornare a terra.

Stefano Benzi

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