Il decreto autovelox in vigore dal 12 luglio 2026: cosa cambia per gli automobilisti
Dal 12 luglio 2026 è entrato in vigore il nuovo decreto sugli autovelox, un provvedimento che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) definisce come la più significativa revisione della materia degli ultimi 34 anni. L’autovelox decreto ha già prodotto effetti concreti sulla rete di dispositivi attivi in Italia: secondo i dati ufficiali del MIT, su un totale di circa 4.000 apparecchi installati sul territorio nazionale, 850 saranno disattivati, mentre 3.150 resteranno operativi. In termini proporzionali, si tratta di circa uno su cinque dispositivi che cesserà di rilevare infrazioni, con conseguenze dirette per chiunque percorra le strade italiane ogni giorno.
La notizia ha circolato in questi giorni con cifre non sempre coerenti tra loro: alcune fonti hanno parlato di “uno su tre” apparecchi spenti, ma i dati comunicati ufficialmente dal MIT indicano una proporzione più vicina al 21% del parco installato. Una differenza non trascurabile, che vale la pena chiarire subito per evitare interpretazioni errate. Il provvedimento non riguarda la soppressione del controllo elettronico della velocità, ma una riorganizzazione basata su nuovi criteri di omologazione e conformità dei dispositivi.
Perché quasi un autovelox su cinque sarà spento
Il cuore del decreto riguarda le regole di omologazione a cui i dispositivi di rilevamento della velocità devono conformarsi. Gli 850 apparecchi destinati alla disattivazione non soddisfano i requisiti previsti dalla nuova normativa: si tratta, in molti casi, di strumenti installati in anni lontani, quando gli standard tecnici e procedurali erano differenti. Il MIT ha censito l’intero parco di autovelox attivi e ha stabilito quali possono continuare a operare legittimamente e quali, invece, devono essere messi fuori servizio.
Per gli automobilisti, questo significa che alcune postazioni fisse — magari già note su determinate tratte stradali o autostradali — potrebbero non essere più operative. Tuttavia, sarebbe un errore interpretare la disattivazione di questi dispositivi come un allentamento dei controlli sulla velocità: il decreto non riduce la volontà di presidio delle strade, ma semmai ridefinisce le condizioni di legittimità degli strumenti di rilevamento. I dispositivi che restano attivi — la stragrande maggioranza, ovvero i 3.150 confermati dal MIT — continueranno a operare e le relative sanzioni saranno pienamente valide.
Va ricordato che la questione dell’omologazione degli autovelox ha animato il dibattito giuridico e istituzionale italiano per anni, con numerose sentenze che hanno annullato multe proprio per vizi legati alla regolarità dei dispositivi. Il nuovo decreto prova a mettere ordine in un quadro normativo che, dopo oltre tre decenni, mostrava evidenti lacune. Come riportato da Corriere della Sera, si tratta di una svolta attesa da 34 anni nel settore del rilevamento elettronico della velocità.
Il quadro numerico: 4.000 dispositivi, 850 da disattivare
I numeri forniti dal MIT permettono di capire meglio la portata reale del provvedimento. Su un parco complessivo stimato intorno ai 4.000 autovelox presenti in Italia, gli 850 apparecchi da spegnere rappresentano una quota significativa ma non maggioritaria. I restanti 3.150 dispositivi sono stati ritenuti conformi e continueranno a operare regolarmente.
Questo dato smentisce le letture più allarmistiche circolate nelle ore precedenti all’entrata in vigore del decreto, che paventavano la disattivazione di un apparecchio su tre. La proporzione reale — circa il 21% — è comunque rilevante: significa che quasi un quinto dell’infrastruttura di controllo elettronico della velocità verrà rimossa o sospesa. Per i Comuni e gli enti gestori delle strade, questo comporta anche una revisione della logistica di sorveglianza su alcune tratte, con la necessità di valutare eventuali sostituzioni o aggiornamenti degli impianti non conformi.
Per approfondire i dettagli tecnici e le implicazioni normative del provvedimento, è utile consultare anche la ricostruzione pubblicata da Virgilio Notizie, che ha seguito l’evoluzione del dossier fino all’entrata in vigore del decreto.

Cosa cambia concretamente per chi guida
Per chi percorre quotidianamente le strade italiane, il decreto sull’autovelox introduce alcune conseguenze pratiche che vale la pena considerare con attenzione.
- Le multe rilevate dagli 850 dispositivi non conformi non potranno più essere emesse da quegli apparecchi dopo il 12 luglio 2026. Chi avesse ricevuto sanzioni in precedenza da dispositivi ora dichiarati non conformi potrebbe avere elementi per contestarle, ma questo dipenderà dall’evoluzione giurisprudenziale successiva al decreto.
- I 3.150 autovelox confermati sono pienamente operativi e le sanzioni che ne derivano restano valide a tutti gli effetti: non c’è alcun “liberi tutti” sulle strade italiane.
- I Comuni e le Prefetture dovranno aggiornare le proprie comunicazioni agli automobilisti riguardo alle postazioni attive sul proprio territorio, come già previsto dalla normativa vigente in materia di segnalazione degli autovelox.
- Gli enti locali che intendono sostituire i dispositivi dismessi dovranno farlo con apparecchi conformi ai nuovi requisiti, avviando procedure di omologazione aggiornate.
Per chi guida, il consiglio pratico rimane invariato: rispettare i limiti di velocità indipendentemente dalla presenza o meno di un autovelox. La disattivazione di 850 dispositivi non modifica il quadro sanzionatorio previsto dal Codice della Strada per le infrazioni sui limiti di velocità, né riduce la possibilità di controlli con strumenti mobili o con altri metodi di rilevamento.
Un decreto atteso da oltre trent’anni
Il fatto che il MIT descriva questo provvedimento come la più importante revisione normativa in materia di autovelox degli ultimi 34 anni dà la misura di quanto il settore fosse rimasto indietro rispetto all’evoluzione tecnologica e giuridica. In tre decenni, i dispositivi di rilevamento della velocità si sono moltiplicati, evoluti e diversificati — dai classici autovelox fissi ai tutor autostradali, dai dispositivi mobili alle telecamere integrate — ma il quadro normativo di riferimento per l’omologazione non aveva subito aggiornamenti strutturali paragonabili.
Il risultato era un sistema in cui la legittimità delle sanzioni dipendeva spesso dall’esito di ricorsi individuali davanti ai giudici di pace o ai prefetti, con una giurisprudenza non sempre uniforme sul territorio nazionale. Il nuovo decreto prova a chiudere questa stagione di incertezza, stabilendo criteri chiari e vincolanti per tutti i dispositivi in uso.
Per gli automobilisti italiani, la vera novità non è tanto la disattivazione degli 850 apparecchi — un dato numerico destinato a ridursi nel tempo con le sostituzioni — quanto la prospettiva di un sistema di controllo della velocità finalmente fondato su basi normative più solide e trasparenti. Chi riceve una multa da un autovelox conforme alle nuove regole avrà meno margini per contestarla su basi procedurali, e questo, paradossalmente, rafforza la certezza del diritto a vantaggio di tutti.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








