Mark Webber (Getty Images)
In un podcast per il sito della MotoGP, Mark Webber spiega come sia diversa la percezione della velocità su una moto e al volante di una monoposto di Formula 1.
Formula 1 e MotoGP, Webber spiega come cambia il senso della velocità
Il senso della velocità, la percezione del trovarsi a trecento all’ora e oltre al termine di un rettilineo, impostare una curva per guadagnare centimetri e millesimi di secondo. E’ questo che deve avere un pilota. Ma farlo su una moto e su una monoposto da Formula 1 non è esattamente la stessa cosa. Il sito ufficiale della MotoGP ha intervistato, per comprendere le differenze, Mark Webber. L’australiano, compagno di squadra di Sebastian Vettel alla Red Bull, è stato da sempre un grande appassionato di MotoGP e di motociclismo più in generale.
“Quando salivo su una monoposto di Formula 1 – ha detto -, mi sentivo più sicuro. Era il mio campo, ero allenato per quello, quindi sapevo quello che facevo e mi fidavo delle mie decisioni”.
Su circuiti come Monza, dove si raggiungono le punte di velocità più elevate, spingersi a 350 kmh può essere divertente, ha spiegato. “Ho parlato con Jorge Lorenzo della sensazione della velocità. Ci sono anche piloti di motociclismo che hanno provato le Formula 1, come Valentino Rossi o Mick Doohan, passato dalla 500 alla Williams ai suoi tempi“.
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Webber ha messo a confronto le posizioni dei piloti. In una vettura da Formula 1, ha spiegato, “sei come dentro una vasca da bagno, con i piedi abbastanza alti e la testa bassa dietro il volante: non vedi nemmeno molto“. Anche lo spazio della visiera, spiega, è differente rispetto a quanto si vede nei caschi per i campioni della MotoGP. “Nel loro caso, le visiere sono più ampie, e consentono una maggiore visione periferica“. Secondo Jorge Lorenzo, ha detto Webber, a parità di velocità, dietro il volante di una Formula 1 il pilota percepisce di andare più forte in rettilineo.
“Mi ha sorpreso” ha detto, “perché quando ho provato una moto non mi sembrava di andare così veloce rispetto a una monoposto. Non vuol dire che andassi piano, ma in auto hai il sedile molto vicino all’asfalto, quasi pattini sulla strada. In moto, però, mi sentivo quasi in trappola perché dovevo frenare molto prima. Ecco, quando entravo in curva la moto mi sembrava decisamente troppo veloce. Perché io non ero bravo abbastanza, e non avevo l’esatta percezione di quanto andassi forte fino al momento dell’ingresso in curva“.
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