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Festival di Sanremo, le Auto nelle canzoni: Rolls Royce, un Gran Premio e non solo

In occasione del Festival di Sanremo, iniziamo uno speciale per raccontare il rapporto fra le auto e la canzone nella storia della kermesse

Festival di Sanremo, le Auto nelle canzoni: Rolls Royce e un gran premio

Inizia stasera il Festival di Sanremo. E’ l’occasione giusta per curiosare fra i testi delle canzoni presentati nella storia della kermesse canora più famosa d’Italia. Nel corso delle serate ripercorreremo la storia del Festival alla ricerca dei temi legati al mondo dell’automobile, ai motori, ai viaggi.

Il palco di Sanremo ha raccontato l’Italia, e anche il rapporto degli italiani con l’auto. Un tema diffuso anche nelle canzoni che hanno fatto la storia della musica fuori dal palco di Sanremo, come vedremo in uno degli appuntamenti di questo speciale lungo tutta l’edizione 2021 del Festival di Sanremo.

A proposito di temi e brand dell’automotive sul palco dell’Ariston è fresco il ricordo di Achille Lauro che nel 2019 canta “Rolls Royce, Rolls Royce. Voglio una vita così. Voglio una fine così. C’est la vie“. La Rolls-Royce è simbolo del lusso ostentato. Il testo ha ricevuto anche molte critiche, perché il marchio della casa automobilistica indica anche una particolare droga sintetica.

Un Gran Premio al Festival di Sanremo

Un GP del 1977. Quell’anno gli Albatros cantarono “Gran Premio” al Festival di Sanremo” (foto Getty)

Grazie al sito “Le parole di Sanremo”, fondamentale per questo nostro viaggio nel tempo, scopriamo che sul palco della kermesse è approdato anche un “Gran Premio”. E’ il titolo di un brano del 1977 degli Albatros, gruppo in cui cantava Toto Cutugno prima di iniziare la sua carriera da solista.

Al centro della vicenda raccontata nella canzone, c’è la storia di un pilota che alla vigilia di una corsa cerca di rassicurare la sua innamorata.

La canzone inizia così: “Auto rosse e blu / Dove vanno mai /  Primo non sei mai /  Anche se non lo sei. / Maddalena no / Io non corro più / Ho paura e so / Quanto vali tu”. In quell’edizione, il formato prevedeva una serie di scontri diretti fra due canzoni alla volta: ad ogni scontro, una veniva eliminata. Questo brano degli Albatros, ispirato alla storia vera di un pilota di Formula 3 amico di Toto Cotugno vittima di un incidente, fu eliminata.

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Le Auto sul palco dell’Ariston

Parlando sempre di auto al Festival di Sanremo, sul palco sono passati anche i Formula 3, famosi per aver accompagnato Lucio Battisti nel suo periodo rock (“Eppur mi son scordato di te” il più classico degli esempi).

Nel 1971 hanno presentato “La folle corsa”. All’epoca si gareggiava in due per ogni canzone: con loro, c’era in gara Little Tony. “Corro in auto perché a scordarti io provo / ma fuggendo non vivo, io muoio” cantano. “La folle corsa”, che ha a che fare con una storia d’amore tempestosa, finisce dodicesima.

Memorabile il podio di quell’edizione. Vincono Nada e Nicola Di Bari con “Il cuore è uno zingaro”. Secondi I Ricchi e Poveri e José Feliciano con “Che sarà” (e la cover di Feliciano è ancora più emozionante dell’originale). Al terzo posto si rivela Lucio Dalla che presenta 4 marzo 1943 con gli Equipe 84.

E’ una delle tredici canzoni in cui compare la parola “auto” nella storia del Festival.

L’auto si prende per raggiungere gli innamorati (in “Sole, pizza e amore”, Aurelio Fierro e Marina Moran, 1964). Oppure si usano per immaginarlo, l’amore. “Nella sua auto ferma al buio / Sono appannati i vetri e io /Mi posso immaginare già / In quale modo finirà” canta La Strana Società nel 1977.

L’auto è metafora dell’amore (“Andare piano in auto è amare te”, Riccardo Azzurri, 15° nel 1983), o strumento per un’illusione d’amore da pagare (lo racconta Padre Alfonso Maria Parente, sesto fra le nuove proposte).

Si possono anche solo guardare, con gli occhi del cuore e della memoria, pensando a un amore lontano. Lo fanno Gianni Bella e Gloria Gaynor (1991, La fila degli oleandri). Sulle auto si condividono amicizie, davanti alle auto ci si rivela (Dottor Jeckyll e Mister Hyde, 2013).

Nelle auto si può anche rischiare la vita, e portare una divisa non fa differenza. E’ il tema di uno dei più spiazzanti capitoli nella storia del Festival, firmata da un attore comico poi diventato romanziere di enorme successo che ha riportato in auge l’antica e nobile tradizione della canzone recitata. E’ la vita di stracci e sorrisi che raccontano gli agenti al “Signor tenente”, nella magistrale interpretazione di Giorgio Faletti nel 1994.

Alessandro Mastroluca

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