Moto GP

Marquez come Federer e Nadal: infortuni e ritorni nella storia dello sport

Marc Marquez è pronto a tornare in pista al GP Portogallo di MotoGP. Le grandi storie di ritorni dopo lunghi infortuni nello sport

Marquez come Federer, Nadal e Bryant: infortuni e ritorni nella storia dello sport (foto Getty)

Nello sport, non è la voglia di vincere a fare la differenza. Ma la volontà di prepararsi a vincere. Come diceva Muhammad Ali, “corro molto sulla strada prima di danzare sotto le luci“. Sarà per questo che i grandi atleti, i campioni dello sport, sembrano avere una mente diversa dagli altri.

E spingono il proprio fisico fino al confine stabilito ai bordi dell’infinito, o ancora un pochino più in là. E’ quanto ha provato e sta provando a fare Marc Marquez, che a Portimao si prepara a rientrare dopo l’infortunio nella prima gara della scorsa stagione in MotoGP e il tentativo, pagato caro, di forzare il recupero dopo un paio di settimane.

Chi da sempre è abituato a flirtare con l’idea del pericolo, con la visione del limite, è più pronto a tenere i pensieri pesanti nel box una volta abbassato il casco.

Il rumore del motore fa scattare adrenalina, fa sentire vivi. Vale per Marquez come per Mick Doohan, che nel 1992 ha quasi perso una gamba in pista ad Assen e dopo quattro gran premi era di nuovo in griglia per giocarsi il titolo mondiale. Non lo vincerà per quattro punti, ma ne vincerà cinque di fila fra il 1994 e il 1998.

Il ritorno sul luogo della paura più estrema è il gesto che più ammiriamo dei grandi campioni dello sport. E’ uno di quegli aspetti per cui noi che li osserviamo, che facciamo il tifo per loro, che alle loro storie ci appassioniamo, percepiamo chiaramente una distanza.

Vedendo Niki Lauda che torna a Monza dopo il rogo del Nurburgring e si abbassa il casco sulla faccia con le ferite ancora sanguinanti, capiamo che c’è qualcosa di diverso in loro. Non è solo questione di vittorie da cercare, di obiettivi da raggiungere.

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Marquez come Baresi e Bryant: più forti del dolore

La ricerca dei traguardi, dei trofei, è razionale, aritmetica. Quel tipo di forza è irrazionale, ma inarrestabile, incontrastabile. Non è per vincere il Mondiale, né per farlo vincere a Eddie Irvine, che Michael Schumacher si rimette dentro l’abitacolo della Ferrari. Non è per quello che rientra in quello spazio angusto in cui pochi mesi prima si era schiantato a Silverstone fratturandosi una gamba.

E’ la forza della vita che ti trascina in quei momenti. La stessa forza che ha riportato in campo Franco Baresi per la finale dei Mondiali del 1994 a un mese dall’operazione per la frattura del menisco. Viene da dentro, non si allena e non si spiega. Al massimo si ammira. Perché una manifestazione del genere lascia stupefatti.

Vale per il ritorno di Marquez in sella alla Honda, vale per i tanti ritorni di Michael Jordan, vale per la pervicacia con cui Kobe Bryant ha piegato il suo corpo al suo sogno arrivando a tirare due tiri liberi decisivi per i Los Angeles Lakers nel 2013 con un tendine d’Achille completamente rotto.

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Federer, Nadal e i precedenti nel tennis

La dedizione, la passione, il misto di amore e odio che convivono ad ogni allenamento creano un autentico bisogno da soddisfare. Da sanare attraverso la competizione, prima ancora che grazie ai successi. Prendiamo, in questa breve antologia i grandi tennisti. Lo svizzero Roger Federer, nel 2016, ha saltato tutta la seconda parte della stagione. Dopo sei mesi, all’Australian Open 2017, è rientrato e ha vinto il suo titolo più inatteso degli oltre cento conquistati in carriera. Lo spagnolo Rafa Nadal, tredici volte campione al Roland Garros, convive da sempre con problemi alle ginocchia, con gli infortuni e i ritorni.

Ma c’è un’immagine che probabilmente illustra meglio di ogni altra cosa sia lo sport e quali forze riesca a muovere. E’ l’immagine di un altro tennista, Thomas Muster, arrivato anche al numero 1 del mondo. L’austriaco è uno dei più grandi interpreti del tennis sulla terra battuta negli anni Novanta, ha vinto per tre volte gli Internazionali BNL d’Italia a Roma. Eppure tutto questo avrebbe anche potuto non succedere.

Nel 1989, infatti, durante un torneo a Miami, ha un incidente nel parcheggio dell’impianto dove ha appena finito di giocare. Una Lincoln Continental guidata da un uomo ubriaco e senza patente, lo travolge. Il ginocchio è maciullato, la carriera a rischio.

Ma subito dopo l’operazione, l’austriaco è in campo, con la gamba ingessata stesa su una panca speciale che si è fatto appositamente costruire per poter comunque colpire da seduto, tenendo la gamba completamente ferma. In quanto a volontà di prepararsi a vincere, non era secondo a nessuno.

Alessandro Mastroluca

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