Formula 1

Porpoising, cos’è e come si genera il problema sulle monoposto di Formula 1

Porpoising, cos'è e come si genera il problema sulle monoposto di Formula 1 ad effetto suolo: spiegazione tecnica completa, fasi del fenomeno, soluzioni adottate dai team e impatto sulla sicurezza dei piloti.

Mercedes F1 Porpoising
Mercedes F1 (Ansa foto)

Il Porpoising è il fenomeno che genera sobbalzi ritmici sulle monoposto di F1 ad effetto suolo: cos’è, come si genera e perché continua a essere un tema centrale nell’ingegneria della Formula 1 moderna.

Con il ritorno delle monoposto ad effetto suolo in Formula 1, introdotte dalla rivoluzione regolamentare del 2022, uno dei problemi tecnici più discussi nel paddock è tornato prepotentemente alla ribalta: il porpoising. Un fenomeno che non è una novità assoluta — era già presente negli anni Settanta e Ottanta con le cosiddette wing car — ma che con le attuali vetture ha assunto dimensioni e complessità del tutto nuove, mettendo a dura prova ingegneri, piloti e team principal.

Mercedes F1 Porpoising

Mercedes F1 (Ansa foto)

Porpoising, cos’è: definizione e origine del termine

Il termine porpoising deriva dall’inglese porpoise, ovvero il delfino o il marsuino, animale noto per il suo movimento ondulatorio mentre nuota in superficie. Ed è esattamente questa l’immagine che restituisce una monoposto di Formula 1 colpita dal fenomeno: un’auto che saltella ritmicamente, soprattutto sui rettilinei, con oscillazioni verticali continue e difficilmente controllabili.

Non si tratta di un semplice problema di assetto o di sospensioni mal calibrate. Il porpoising è un fenomeno aerodinamico-strutturale che nasce dall’interazione tra il fondo della vettura, il suolo e il flusso d’aria che scorre tra i due. Capire come si genera è fondamentale per comprendere perché le scuderie faticano così tanto a eliminarlo definitivamente.

Come si genera il porpoising sulle monoposto di Formula 1

Il fenomeno genera sobbalzi alle sospensioni e, di conseguenza, i piloti avvertono la monoposto che saltella, soprattutto sul rettilineo quando si tratta di aprire il gas e dare sfogo ai cavalli del motore. È un effetto che si genera con l’ala anteriore vicina sempre più al suolo: questo aumenta la deportanza generata e schiaccia sotto il suo profilo il flusso d’aria.

La velocità del flusso d’aria diretta verso il fondo crea una differenza tra i carichi aerodinamici generati sopra la carrozzeria e sotto l’auto. L’enorme rimbalzo, di fatto, è generato dalla differenza di pressione che si ha con l’aumentare della velocità del flusso in direzione del bordo d’attacco del piano; questa aumenta fino a quando la monoposto non riduce la velocità raggiungendo il punto di frenata.

Il ruolo dei canali Venturi nell’effetto suolo

Nelle monoposto ad effetto suolo, il fondo vettura è sagomato con canali Venturi che accelerano il flusso d’aria nella zona sottostante la carrozzeria. Secondo il principio di Bernoulli, maggiore è la velocità del flusso, minore è la pressione: si crea così una zona di bassa pressione sotto la vettura che genera un’enorme forza di deportanza verso il basso, schiacciando letteralmente la monoposto sull’asfalto. È questo il cuore dell’effetto suolo, e anche la radice del porpoising.

Porpoising, come si innesca il fenomeno: le fasi del ciclo oscillatorio

Mercedes F1

Mercedes F1 (Ansa foto)

Il processo che innesca il porpoising è preceduto da una prima fase che vede il carico della monoposto generato da ali — anteriore soprattutto — e fondo. Quando l’ala va in stallo, perché estremamente vicina al terreno a causa della velocità massima, perde il carico generato e con essa tutto l’avantreno. È il primo step del porpoising, che ha nella seconda fase il sollevamento della vettura all’avantreno: la monoposto riacquista il funzionamento dell’ala anteriore ma perde carico al centro, ai canali Venturi.

L’auto perde poi progressivamente carico nella sezione centrale e poi al retrotreno, con i rimbalzi che si propagano lungo tutta la vettura dando l’immagine dei saltellamenti. Il ciclo si ripete in modo automatico e continuo finché le condizioni di velocità e altezza da terra rimangono invariate, rendendo il fenomeno particolarmente difficile da gestire in gara.

Per riassumere le fasi del ciclo:

  • Fase 1 – Compressione: la vettura si abbassa, i canali Venturi generano un picco di deportanza.
  • Fase 2 – Stallo aerodinamico: il flusso si separa dal fondo, il carico crolla improvvisamente.
  • Fase 3 – Rimbalzo: la vettura si solleva, il flusso si riattacca e il ciclo ricomincia.

Come si combatte il porpoising: le soluzioni tecniche adottate dai team

Già, ma come si combatte questo fenomeno? Per attutirlo, serve una gestione corretta dell’altezza da terra, con le scuderie al lavoro sul ridurre le oscillazioni longitudinali della vettura il più possibile. Le principali strategie adottate includono:

  • Alzare l’altezza da terra: soluzione immediata ma costosa in termini di carico aerodinamico e prestazione pura.
  • Modificare la rigidità delle sospensioni: sospensioni più morbide possono attenuare i rimbalzi, ma influenzano il comportamento in curva.
  • Intervenire sul fondo vettura: modifiche alla geometria dei canali Venturi per ridurre la sensibilità al variare dell’altezza da terra.
  • Gestione software e mappature: alcuni team hanno lavorato sulle mappature del motore per ridurre la coppia nei momenti critici.

Nelle prove libere dei primi Gran Premi con le nuove monoposto, molti team hanno risolto in parte o totalmente il problema. La Mercedes è sembrata, sotto questo punto di vista, molto in difficoltà, con continue lamentele da parte di Hamilton via radio. In casa tedesca sono corsi ai ripari: sulle W13 di Hamilton e Russell — il primo a proporre l’adozione delle sospensioni idrauliche per risolvere definitivamente il problema, ma vietate dal 1993 — è stato montato il fondo precedente, abbandonando quello di nuova specifica.

Porpoising e sicurezza: perché la FIA è intervenuta

Il porpoising non è solo un problema di prestazione: è anche una questione di sicurezza e salute dei piloti. Le violente oscillazioni verticali a cui sono sottoposti i driver sui rettilinei ad alta velocità generano sollecitazioni sulla colonna vertebrale paragonabili a quelle di un incidente a bassa velocità, ripetute decine di volte per ogni giro. La FIA ha monitorato attentamente il fenomeno e ha introdotto misure tecniche specifiche — come la direttiva tecnica sulle oscillazioni verticali — per limitare l’entità del porpoising e tutelare l’integrità fisica dei piloti. Questo aspetto rende il tema ancora attuale e rilevante per chiunque segua l’evoluzione tecnica e regolamentare della Formula 1.

FAQ sul Porpoising in Formula 1

Cos’è il porpoising in Formula 1?

Il porpoising è un fenomeno aerodinamico che causa oscillazioni verticali ritmiche nelle monoposto di F1 ad effetto suolo. Si manifesta principalmente sui rettilinei ad alta velocità, quando il fondo vettura entra in stallo aerodinamico perdendo improvvisamente il carico generato dai canali Venturi.

Perché il porpoising si chiama così?

Il termine deriva dall’inglese porpoise (delfino/marsuino), il cui movimento ondulatorio in superficie ricorda visivamente il saltellamento della monoposto colpita dal fenomeno.

Il porpoising è pericoloso per i piloti?

Sì. Le ripetute sollecitazioni verticali ad alta frequenza possono causare danni alla colonna vertebrale dei piloti nel lungo periodo. Per questo motivo la FIA ha introdotto misure regolamentari specifiche per limitare il fenomeno.

Come si elimina il porpoising?

Non esiste una soluzione unica. I team intervengono sull’altezza da terra, sulla geometria del fondo, sulla rigidità delle sospensioni e sulle mappature motore. Ogni scuderia trova il proprio compromesso tra riduzione del porpoising e mantenimento delle prestazioni aerodinamiche.

Il porpoising è un problema nuovo?

No. Era già presente negli anni Settanta e Ottanta con le wing car di Lotus, Brabham e altri costruttori. Con il ritorno dell’effetto suolo in F1 a partire dal 2022, il fenomeno si è ripresentato in forma moderna e tecnologicamente più complessa.

Roberto Torcolacci
Roberto Torcolacci

Roberto Torcolacci, romano classe 1979, vive nel cuore della Capitale. Dopo gli studi in Giurisprudenza presso l’Università di Roma Tor Vergata, ha intrapreso fin da giovanissimo un percorso imprenditoriale che lo ha portato a confrontarsi con diversi settori, sviluppando una forte esperienza nel mondo della comunicazione, della pubblicità e del marketing. Da sempre appassionato di media e informazione, considera la comunicazione uno strumento fondamentale per creare connessioni e raggiungere un pubblico sempre più ampio. Negli anni ha coltivato numerosi interessi legati allo sport, ai motori e al motorsport professionistico, con esperienze anche nel mondo del cinema e della produzione. Dal 2020 ha riscoperto e approfondito la passione per la scrittura, trasformandola in una parte centrale della propria attività editoriale. Oggi si occupa principalmente di temi legati al territorio, alla mobilità, alla politica locale, agli eventi, allo sport e al mondo dei motori, con particolare attenzione a Roma e al Lazio. Sposato e padre di due figli adolescenti, ama raccontare la contemporaneità con uno sguardo diretto, curioso e concreto, cercando sempre di unire informazione, passione e attenzione ai dettagli. Anche se, come gli ricordano spesso i figli, con qualche inevitabile sfumatura da “boomer”.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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