Codice della Strada

Una pessima abitudine per gli italiani in Auto: lo fanno in molti

Una pessima abitudine per gli italiani in auto: lo fanno in molti, ma è pericolosa e vietata. Il 54% non usa le frecce durante il sorpasso. I dati choc dell'indagine Anas sulla sicurezza stradale.

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Sorpassare in auto, gli italiani lo fanno con una pessima abitudine (Ansa)

Una pessima abitudine per gli italiani in auto: lo fanno in molti, eppure mette a rischio la vita di tutti. L’indagine Anas svela i numeri choc: il 54% dei conducenti non usa le frecce durante il sorpasso.

Una pessima abitudine caratterizza più della metà degli italiani al volante. Si tratta di una manovra quotidiana — il sorpasso — che dovrebbe sempre essere accompagnata dall’uso delle frecce, ma che in troppi casi avviene nel silenzio più assoluto. Ben il 54,1% degli italiani alla guida non utilizza gli indicatori di direzione quando effettua questa manovra: non lo fa né in uscita dalla corsia né al rientro. Un dato che, alla luce dei numeri sugli incidenti stradali, non può essere ignorato.

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Sorpassare in auto, gli italiani lo fanno con una pessima abitudine (Ansa)

La pessima abitudine degli italiani in auto: frecce mai usate

I dati emergono dall’indagine commissionata dall’Anas, giunta alla sua seconda edizione, che ha analizzato gli stili di guida su un campione di 3.036 utenti, osservandone i comportamenti su 6 diverse tipologie stradali — strade ordinarie e autostrade. I risultati sono inequivocabili: non segnalare le proprie intenzioni agli altri automobilisti è una pessima abitudine diffusissima, e lo fanno in molti senza nemmeno rendersene conto.

Nel dettaglio, il 35,4% dei conducenti non segnala l’ingresso in carreggiata da una rampa d’accesso, mentre il 19,5% non indica quando sta per uscire. Una pessima abitudine, a quanto pare molto consolidata, che si somma ad altri comportamenti a rischio: il 10,3% utilizza in modo improprio il telefono mentre guida, mentre l’11,4% non indossa la cintura di sicurezza. Quest’ultimo dato diventa drammatico sui sedili posteriori, dove la percentuale di chi non allaccia la cintura sale addirittura al 75,7% — un numero che sfiora quasi la totalità dei passeggeri.

Sorpassare in auto: gli italiani lo fanno con una pessima abitudine

I risultati dell’indagine Anas sono stati presentati nel convegno “Sicurezza stradale, obiettivo zero vittime”, in occasione della Giornata Mondiale del Ricordo delle Vittime della Strada. L’analisi parte da un dato strutturale difficile da ignorare: il 93% degli incidenti deriva direttamente dal comportamento di chi è alla guida. Su più di 357.000 veicoli analizzati, il 9,6% ha superato i limiti di velocità, mentre il 77,7% non ha rispettato la distanza minima di sicurezza.

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(Ansa)

Dispositivi di sicurezza per i bambini: un’altra abitudine da correggere

Le norme non rispettate riguardano anche i dispositivi di sicurezza per i più piccoli. Il 41,7% dei genitori non utilizza correttamente i sistemi di ritenuta sul sedile anteriore, mentre la percentuale sale al 48,4% per i sedili posteriori. Dati che confermano come la cultura della sicurezza stradale in Italia abbia ancora molta strada da fare — nel senso più letterale del termine.

Gli italiani alla guida: severi con gli altri, indulgenti con sé stessi

C’è un altro aspetto che emerge con forza dall’indagine Anas e che racconta molto della mentalità degli automobilisti italiani: quando purtroppo accadono incidenti o situazioni pericolose, la responsabilità viene attribuita quasi sempre agli altri. Considerando una scala da 1 a 10, i conducenti giudicano il proprio rispetto delle regole stradali con un voto che va da 8 a 8,8. Se invece si chiede loro di valutare il comportamento degli altri automobilisti, il giudizio crolla tra 5 e 5,9. Un divario che la dice lunga su quanto sia difficile, per molti, riconoscere le proprie pessime abitudini al volante.

Perché questa abitudine è così pericolosa — e cosa dice il Codice della Strada

Non usare le frecce durante un sorpasso non è solo una mancanza di educazione stradale: è una violazione del Codice della Strada che può costare una multa e, soprattutto, può causare incidenti gravi. Gli indicatori di direzione servono a comunicare le proprie intenzioni agli altri utenti della strada con anticipo sufficiente a reagire. Basta entrare in autostrada nelle ore di punta per rendersi conto di quanto questa pessima abitudine sia diffusa: cambi di corsia improvvisi, sorpassi silenziosi, rientri senza segnalazione. Lo fanno in molti, quasi fosse normale. Non lo è.

Con il nuovo Codice della Strada che ha inasprito le sanzioni per diversi comportamenti scorretti alla guida, gli esperti di sicurezza stradale auspicano che anche l’omesso uso degli indicatori di direzione venga monitorato con maggiore attenzione dalle forze dell’ordine, soprattutto sulle arterie ad alto scorrimento.

FAQ: le domande più frequenti sulla sicurezza stradale in Italia

Quanti italiani non usano le frecce durante il sorpasso?
Secondo l’indagine Anas, il 54,1% dei conducenti italiani non utilizza gli indicatori di direzione durante la manovra di sorpasso, né in uscita né al rientro in corsia.
È obbligatorio usare la freccia prima di sorpassare?
Sì. Il Codice della Strada impone l’uso degli indicatori di direzione ogni volta che si cambia corsia o si effettua una manovra che modifica la traiettoria del veicolo. La mancata segnalazione è sanzionabile.
Qual è la percentuale di incidenti causata dal comportamento umano?
L’indagine Anas rileva che il 93% degli incidenti stradali è direttamente riconducibile al comportamento del conducente, non a cause meccaniche o ambientali.
Quanti automobilisti non rispettano la distanza di sicurezza?
Su oltre 357.000 veicoli osservati, il 77,7% non ha mantenuto la distanza minima di sicurezza prevista dal Codice della Strada.
Cosa rischia chi non usa le cinture di sicurezza sui sedili posteriori?
Oltre al rischio fisico — in caso di incidente chi non è allacciato diventa un proiettile pericoloso per tutti gli occupanti — si incorre in una sanzione amministrativa. Il dato Anas indica che il 75,7% dei passeggeri posteriori non allaccia la cintura.
Roberto Torcolacci
Roberto Torcolacci

Roberto Torcolacci, romano classe 1979, vive nel cuore della Capitale. Dopo gli studi in Giurisprudenza presso l’Università di Roma Tor Vergata, ha intrapreso fin da giovanissimo un percorso imprenditoriale che lo ha portato a confrontarsi con diversi settori, sviluppando una forte esperienza nel mondo della comunicazione, della pubblicità e del marketing. Da sempre appassionato di media e informazione, considera la comunicazione uno strumento fondamentale per creare connessioni e raggiungere un pubblico sempre più ampio. Negli anni ha coltivato numerosi interessi legati allo sport, ai motori e al motorsport professionistico, con esperienze anche nel mondo del cinema e della produzione. Dal 2020 ha riscoperto e approfondito la passione per la scrittura, trasformandola in una parte centrale della propria attività editoriale. Oggi si occupa principalmente di temi legati al territorio, alla mobilità, alla politica locale, agli eventi, allo sport e al mondo dei motori, con particolare attenzione a Roma e al Lazio. Sposato e padre di due figli adolescenti, ama raccontare la contemporaneità con uno sguardo diretto, curioso e concreto, cercando sempre di unire informazione, passione e attenzione ai dettagli. Anche se, come gli ricordano spesso i figli, con qualche inevitabile sfumatura da “boomer”.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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