Formula 1

F1 GP Portogallo, il circuito di Portimao: caratteristiche, storia e curiosità

GP Portimao. La Formula 1 debutta su questo tracciato. Sedici curve, continui saliscendi, per una spettacolare pista a medio-alto carico

F1, GP Portimao, il circuito: caratteristiche, storia e curiosità

Per la prima volta, il Mondiale di Formula 1 si corre a Portimão. Non si tratta della prima edizione del GP Portogallo. Si è corso sul circuito di Boavista tra 1958 e 1960, sul tracciato di Monsanto nel 1959, e poi all’Estoril dal 1984 al 1996.

Il circuito di Portimão, inaugurato nel 2008 e costato 195 milioni di euro, ha ospitato solo i test pre-stagionali del 2008 e del 2009. Lungo 4.684 chilometri, si può descrivere come una versione più stretta del tracciato spagnolo di Jerez. Come spiega il sito ufficiale dell’impianto, il circuito prevede sedici curve, 9 a destra e 7 a sinistra, con continui saliscendi. La pendenza media in salita è del 6,2%, in discesa del 12%.

Posizionato a venti chilometri dall’omonimo porto sull’Oceano Atlantico nell’Algarve, la pista di Portimão è stata completamente riasfaltata. Resta un tracciato difficile da interpretare, con tante curve cieche di cui i piloti non vedono uscita e punto di corda.

Gli ingegneri sono chiamati a individuare un punto di equilibrio fra l’efficienza nelle curve lente e la trazione per i tratti veloci, consapevoli però che il sottosterzo può essere un nemico letale per le prestazioni in qualifica come in gara.

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GP Portimao, un giro di pista

Dopo il lungo rettilineo d’arrivo, i piloti affrontano una curva veloce in discesa, che comporta la prima delle sette frenate del circuito. La seconda curva è in realtà una semplice piega prima di affrontare la tre, una delle staccate più dure. Dopo il tornante in salita, la seconda curva più lenta del circuito, si affronta in salita la 4, in pieno.

Il secondo settore si apre con la frenata più dura del circuito. Le monoposto, secondo le simulazioni Brembo, vi arrivano a 318 km/h e scendono a 84 km/h in soli 122 metri. E’ una curva insidiosa, che si imposta in discesa e prepara alla sei. E’ l’inizio di una successione di curve veloci a destra, come la 7 e 8 da pensare come una sola.

Superata poi la nove, in pieno, iniziano le montagne russe. Prima i due tornanti (10-11) con un punto di corda in comune in cui si scende fino a 120 kmh, poi la curva 12, ancora a sinistra. La 13 e la 14 rappresentano le uniche vere frenate del terzo settore. Da quel momento, fino alla staccata di curva 1 al giro successivo, i piloti praticamente non toccano più il pedale del freno.

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GP Portimao, assetto e power unit: le chiavi

Il circuito di Portimão si presenta come una pista a medio-alto carico. Nello spazio che si apre fra l’aumento del carico per la stabilità al posteriore nelle curve lente e l’alleggerimento per affrontare meglio i rettilinei si definiranno le scelte dei team.

Scelte più difficili che in altri circuiti, visto che non esistono dati pregressi per analizzare le prestazioni e l’andamento delle prove libere non ha aiutato ad aumentare le certezze. Viste le caratteristiche della pista, che per il 64% della sua lunghezza è caratterizzata da rettilinei, sarà determinante l’efficienza delle unità di recupero dell’energia.

La scelta Pirelli per le gomme

La scelta Pirelli per le gomme

Per il primo Gran Premio del Portogallo dal 1996, Pirelli ha nominato le tre mescole più dure della gamma: C1 come hard, C2 come medium, C3 come soft. Una scelta conservativa, prudente per un tracciato nuovo come costruzione ma antico come filosofia, affrontato per la prima volta.

Cambia però la dotazione delle mescole, e sarà lo stesso anche per il GP Turchia di metà novembre. I piloti hanno avuto a disposizione nel weekend 7 set di soft, 3 di medie e altrettanti di hard. Mescole messe alla prova da carichi piuttosto elevati, laterali e anche longitudinali. Dopo le prove libere, Pirelli ha stimato in circa 0,9 secondi il gap di prestazioni tra hard e medium e 0,6 secondi tra medium e soft.

L’impegno dei freni: i dati Brembo

Secondo le simulazioni Brembo, i piloti agiscono sui freni per poco meno di 14 secondi al giro, ovvero il 17 per cento della durata complessiva della gara. Solo in tre delle curve del circuito, i freni sono usati per oltre due secondi e in un unico caso la frenata determina una riduzione della velocità di almeno 200 km/h.

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Alessandro Mastroluca

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