Formula 1

Michael Schumacher direttore d’orchestra: la festa per il trionfo al GP Monza 1998

Michael Schumacher si finge direttore d’orchestra dal podio del GP Monza per il successo del 1998 che ha riaperto la lotta al Mondiale

Michael Schumacher al GP Monza 1998

Una Ferrari da favola. Così il numero uno di Maranello, Luca Cordero di Montezemolo, commentava la doppietta della Rossa a Monza nel 1998. Una gara magica, il manifesto di una squadra che lavora unita per un obiettivo. Schumi centra la pole e vince, l’affidabilità del Cavallino fa il resto. A due gare dalla fine del Mondiale, si torna a parlare di titolo.

In classifica, infatti, dopo il trionfo davanti al muro dei tifosi della Ferrari, Michael Schumacher ha agganciato il leader Mika Hakkinen della McLaren. E tutto sembra di nuovo possibile. Eppure il tedesco ha completamente sbagliato la partenza. Si è ritrovato quinto, dietro perfino al compagno di squadra Eddie Irvine e a Jacques Villeneuve.

Ma li ha passati presto e si è lanciato all’inseguimento dei due piloti McLaren, Hakkinen e Coulthard. Il finlandese ha lasciato strada allo scozzese, perché le sue gomme proprio non giravano. Coulthard ha preso il largo, poi al giro 17 è scivolato su una macchia d’olio alla variante della Roggia.  La sosta ai box non cambia lo scenario, ma nella seconda parte di gara Hakkinen si lancia all’inseguimento del tedesco. Il finlandese riduce il distacco fin sotto i tre secondi. Ma nello stesso punto, sempre alla Roggia a pochi giri dal traguardo, chiude i sogni di rimonta: finisce lungo, rientrando in pista con il fondo e i freni troppo danneggiati per tentare l’impresa.

Schumi trionfa davanti a Irvine e al fratello Ralf, a punti anche Hakkinen, Jean Alesi con la Sauber motorizzata Ferrari e Damon Hill con la Jordan.

Leggi anche – F1 GP Monza, Michael Schumacher il più vincente: i 5 successi in Ferrari

Michael Schumacher, la festa al GP Monza 1998

Michael Schumacher e Sylvester Stallone al GP Monza 1998 (Getty Images)

Dopo la gara, Schumacher esce dall’abitacolo e abbraccia Jean Todt. Poi sul podio si mettere a dirigere l’orchestra. Muove le braccia, mentre il rosso domina la scena e invade l’orizzonte. Intanto volano cappellini rosso Ferrari, facce dipinte esultano trasognate. L’entusiasmo coinvolge anche Michael Schumacher, che vorrebbe guidare le bandiere, farle ondeggiare obbedienti come fossero violini.

La sinfonia di vittoria cambia le prospettive per il finale di stagione. I 13 milioni di spettatori che hanno assistito alla gara sulla Rai, due milioni in più di Italia-Russia agli Europei di calcio due anni prima, sognano quel titolo che manca da quasi vent’anni. Schumacher e Hakkinen completano il weekend appaiati in testa a ottanta punti. Il sogno si trasformerà in un risveglio amaro a Suzuka, all’ultima gara. La Ferrari del tedesco resterà piantata alla seconda partenza, da primo scatterà ultimo. La rimonta generosa non basterà ad evitare il primo titolo mondiale di uno dei suoi più grandi rivali. Ma quella doppietta Ferrari a Monza resterà indimenticabile.

Alessandro Mastroluca

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