Ferrari verso il GP 1000, storia del Cavallino in F1: gli anni Novanta

Per celebrare il GP numero 1000 della Ferrari in Formula 1, ripercorriamo tutta la storia del Cavallino nel circus. La quinta e penultima puntata è dedicata agli anni Novanta

Ferrari verso il GP 1000, storia del Cavallino in F1: gli anni Novanta
Ferrari verso il GP 1000, storia del Cavallino in F1: gli anni Novanta

La centesima vittoria, la crisi, la lenta ricostruzione. La Ferrari tocca il fondo e risorge negli anni Novanta, mettendo le basi per la stagione più scintillante e forse irripetibile della sua storia.

L’8 luglio 1990 al Paul Ricard, circuito francese abbandonato poi dalla Formula 1 fino al 2018, vince Alain Prost che fa gioire la Ferrari e tiene aperto il Mondiale. E’ il successo numero 100 della Ferrari in Formula 1. Poche ore dopo a Roma, all’Olimpico, la Germania avrebbe vinto il campionato del mondo di calcio chiudendo le notti magiche con una finale noiosa e un rigore praticamente inesistente.

Il finale di stagione si tinge di rosso. Non il rosso Ferrari, ma il colore della rabbia e della vendetta. Senna a Suzuka prende Prost in pieno alla prima curva. E’ il retaggio dell’anno prima, un incidente fra compagni di squadra a Suzuka a sei giri dalla fine costato sei mesi di squalifica al brasiliano.

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Ferrari, la rottura con Prost e l’arrivo di Jean Todt

Nel 1991 Prost non ripete i risultati incoraggianti del 1990 e rompe il rapporto con la Ferrari. Quando la paragona a un camion, la storia del Professore in rosso inevitabilmente finisce. Il punto più basso la Scuderia lo tocca il 4 luglio del 1993: Jean Alesi, francese di origine italiana amatissimo con la Rossa numero 27, si ritira dopo 48 giri; Berger chiude 14° e doppiato di due giri.

Quel giorno però inizia una nuova era. Per la prima volta, alla guida della Scuderia non c’è un italiano ma un francese, ex capo della Peugeot che ha lasciato dopo una tripletta storica alla 24 Ore di Le Mans. Si chiama Jean Todt.

La strada è in salita, ma il lavoro di John Barnard sulla 412T per il 1994, 12 sono i cilindri e T sta per cambio trasversale, dà i suoi frutti. A Hockenheim, una pista che allora unisce rettilinei mozzafiato nella Foresta Nera con qualche chicane e una parte finale più guidata, le due Ferrari monopolizzano la prima fila. Berger la domenica vince, primo successo per la Ferrari in quattro anni. Il Cavallino chiude terzo il Mondiale costruttori al termine di una stagione funesta di cui resta il rosso del sangue nel weekend nero di Imola, segnato dalla morte di Roland Ratzenberger nelle prove e in gara di Ayrton Senna. Quel giorno a Imola vince il tedesco della Benetton, futuro campione del mondo a fine stagione: Michael Schumacher.

Sarà proprio a Schumi a dare un passaggio ai box a Jean Alesi dopo il GP Canada del 1995. Il francese, rimasto senza benzina nel giro d’onore, ha appena festeggiato il suo primo e unico successo in Formula 1.

 

In quella stagione, dopo la doppia tragedia di Imola, il regolamento tecnico è cambiato con l’obiettivo di ridurre le prestazioni. Vengono introdotte limitazioni agli alettoni e alla cilindrata dei motori, abbassata da 3500 a 3000 centimetri cubici. In più, le monoposto devono montare sul fondo una tavola di legno di un centimetro che li obbliga a un assetto più alto da terra. Barnard continua a sperimentare.

Abbandona la moda del muso alto, ma introduce per la prima volta in Formula 1 un ripartitore intelligente della frenata con gestione completamente meccanica. I risultati migliorano, ma la svolta è ancora lontana. Ad agosto, poi, la Ferrari annuncia l’ingaggio di Schumacher.

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Inizia l’era Schumacher

Al tedesco due volte campione del mondo, e al compagno di squadra Eddie Irvine, per la stagione 1996 Barnard affida la F310 massiccia, anticonvenzionale, sperimentale. E’ la prima Ferrari con un motore V10 aspirato. I progressi si traducono in quattro pole position, tre vittorie, altri cinque podi e un secondo posto nel Mondiale Costruttori.

Nel 1997, la Scuderia Ferrari festeggia i cinquant’anni dalla fondazione. L’anniversario sarebbe piaciuto, con ogni probabilità, a Enzo Ferrari. Michael Schumacher, che avrebbe cambiato la storia del Cavallino, lotta il mondiale con Jacques Villeneuve, il figlio del pilota che il Drake ha amato come forse nessun altro.

Schumacher trionfa a Montecarlo sotto la pioggia, in Canada, in Francia a Magny Cours, a Spa, la pista dove ha esordito in Formula 1, ancora sul bagnato, e infine in Giappone alla penultima gara della stagione. Amaro l’epilogo a Jerez, Schumi sperona la Williams del canadese alla curva Dry Sac a 21 giri dalla fine e addio titolo. Poi addio punti in Classifica piloti. A fine stagione, saluta Barnard sostituito da Ross Brawn e Rory Byrne che conoscono benissimo Schumacher. Hanno disegnato loro le Benetton con cui il tedesco ha vinto i primi due titoli iridati.

Ferrari, i grandi duelli Schumacher-Hakkinen

Sei vittorie, cinque secondi e tre terzi posti non bastano a Schumacher per tornare al titolo nel 1998. Il duello con Mika Hakkinen sulla McLaren disegnata da Adrian Newey, nella stagione in cui si passa dalle gomme slick alle scanalate, è avvincente, all’ultimo respirto. La F3000, completamente nuova rispetto al passato, torna stabilmente nelle prime posizioni. Trionfo in Canada, doppietta in Francia, successo a Silverstone.

Poi a Spa il maxi-tamponamento più esteso della Formula 1 apre la gara a ogni scenario, ma nessuno avrebbe previsto l’incidente Schumacher-Coulthard sotto la pioggia. Il tedesco lo accusa di aver rallentato apposta, lo scozzese dirà nel 2003 di non aver frenato ma alzato il piede dall’acceleratore per farlo passare, visto che lo stava per doppiare. Ma l’ha fatto in traiettoria e sotto il diluvio.

Un cattivo presagio per Schumacher, che all’ultima gara in Giappone firma la pole position ma deve partire ultimo tradito dal motore dopo il secondo giro di formazione. Risale fino al terzo posto, poi scoppia anche una gomma. Hakkinen è campione del mondo.

Nel 1999, per il terzo anno consecutivo, un pilota Ferrari si presenta all’ultima gara con la possibilità di diventare campione del mondo. Stavolta non è Schumacher, che si è schiantato contro le barriere a Silverstone alla curva Stowe (sei gare di stop, frattura di tibia e perone).

Ma Eddie Irvine, aiutato da Mika Salo chiamato a sostituire Schumacher. L’irlandese, protagonista anche di spot per una nota marca di scarpe, è forse l’ultimo rappresentante del pilota-viveur: elegante, mondano, veloce.

Sulla F399 che monta gomme Bridgestone dopo il divorzio dalla Goodyear, vince in Australia, Austria, Germania e. Ma non basta. In Giappone chiude solo terzo, Hakkinen è di nuovo campione. Ma la Ferrari chiude il millennio con il nono titolo costruttori, il primo dal 1983. Sta per iniziare il quinquennio d’oro del Cavallino.

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