Formula 1

Steiner e il rimpianto per la Haas: “E’ stato frustrante”

Steiner e il rimpianto per la Haas: "È stato frustrante". Il manager altoatesino racconta le occasioni perse, gli errori strategici e la frustrazione di vedere il potenziale della vettura vanificato in gara. Tutti i dettagli.

Gunther Steiner
Gunther Steiner (Haas)

Gunther Steiner, ex Team Principal della Haas, si è lasciato andare a un rimpianto amaro: le parole del manager altoatesino sono inequivocabili e fotografano un periodo di grande frustrazione vissuto alla guida della scuderia americana.

La Haas aveva chiuso il Gran Premio di Spagna con un doppio zero, proprio come era accaduto a Miami. Due colpi a vuoto che avevano penalizzato la scuderia statunitense, con punti e posizioni preziose perse in classifica. Un copione che si ripeteva con una frequenza insostenibile, alimentando in Steiner una frustrazione destinata a emergere con forza nelle sue dichiarazioni pubbliche.

Gunther Steiner

Gunther Steiner (Haas)

Eppure al Montmelò le premesse per fare bene c’erano davvero tutte, considerato come entrambe le monoposto, nelle Qualifiche, abbiano conquistato la Q3. La delusione in gara non è andata giù al Team Principal Gunther Steiner, sempre molto severo nei giudizi. “Sono occasioni perse” le sue parole, prima di ammettere come questo sia “un problema“.

Steiner e il rimpianto per la Haas: “È stato frustrante”

“Prima o poi dobbiamo conquistare dei punti perché la monoposto pare abbia un buon passo considerati i tempi delle qualifiche in Spagna con l’ottavo ed il decimo posto. Si fa sentire la frustrazione perché anche per situazioni sfortunate sono state perse opportunità – ha ammesso Steiner – ma non vi sono cose solo negative. Servirebbe una domenica senza problemi“.

Il rimpianto di Steiner per la Haas è dunque reale e dichiarato: una squadra che mostrava un potenziale genuino sul giro secco, ma che faticava a trasformarlo in risultati concreti la domenica. Una contraddizione che il manager altoatesino ha definito apertamente frustrante, sottolineando come la velocità ci fosse ma mancasse la capacità di capitalizzarla in gara.

Steiner è poi ritornato sulla gara che ha visto il contatto tra Magnussen ed Hamilton al primo giro, in curva 4. Il team principal ha ben chiara la dinamica. “Credo che lo scontro sia arrivato per il sottosterzo che ha accusato Lewis, penso abbia sbagliato. Non ha avuto esito positivo, poi, la strategia che abbiamo sperimentato, con una sola sosta; non siamo riusciti a recuperare, al contrario di Lewis“.

La frustrazione strategica: errori e occasioni mancate

Il nodo centrale del rimpianto di Steiner non riguarda solo gli episodi di gara, ma anche le scelte strategiche rivelatesi sbagliate. Un team che qualifica entrambe le vetture in Q3 e poi torna a casa senza punti racconta di una lacuna operativa che va oltre la sfortuna contingente. È esattamente questo il tipo di frustrazione che Steiner ha vissuto alla Haas: vedere il potenziale tecnico vanificato da decisioni tattiche non ottimali.

Haas

Haas (Ansa)

E dopo i rimbrotti a Mick Schumacher successivi al Gran Premio di Miami, Steiner ha invece ammesso come in Spagna sia stata errata la strategia di gara proposta al tedesco. “Sarebbe stato difficile conquistare dei punti anche passando alle tre soste – ha spiegato – ma ci sarebbero state sicuramente più possibilità“.

Schumi, quindi, esentato da colpe almeno al Montmelò e testa rivolta alla prossima gara, quella in programma domenica a Montecarlo, sul circuito più glamour del mondiale di Formula 1. “Speriamo di poter far bene come accaduto in Spagna nelle qualifiche – ha ammesso Steiner – bisogna concentrarsi su questo perché a Monaco si disputa al sabato il 95% del Gran Premio. Con queste monoposto ci aspetta una nuova esperienza e proveremo a realizzare il massimo” ha concluso.

Steiner e le previsioni sul GP di Monaco

La Haas, nella classifica Costruttori, aveva 15 punti – tutti ottenuti da Magnussen, con Schumacher ancora fermo a quota 0 – e stazionava all’ottavo posto, davanti ad Aston Martin e Williams; due le lunghezze dall’AlphaTauri e 19 dall’Alpine. Un bilancio che rendeva ancora più bruciante il rimpianto di Steiner: con una gestione più efficace delle domeniche di gara, la Haas avrebbe potuto ambire a una posizione ben più alta nella graduatoria costruttori.

Il percorso di Steiner alla guida della Haas resta uno dei capitoli più discussi della Formula 1 recente: un manager capace di costruire una cultura di squadra riconoscibile, ma che ha dovuto fare i conti con risorse limitate e con la difficoltà strutturale di un team di medie dimensioni nel competere con le grandi scuderie. La frustrazione che ha espresso pubblicamente non è mai stata solo sfogo emotivo, ma la lucida analisi di chi conosce il valore di ogni punto perso.

FAQ: Steiner, la Haas e il rimpianto della frustrazione

Perché Steiner ha parlato di frustrazione alla Haas?

Steiner ha usato la parola frustrazione per descrivere la difficoltà di vedere la Haas qualificarsi bene — spesso in Q3 — senza poi riuscire a portare a casa punti in gara. Episodi sfortunati, errori strategici e contatti in pista hanno ripetutamente vanificato il potenziale della vettura.

Qual è il rimpianto principale di Steiner per la Haas?

Il rimpianto centrale riguarda le occasioni sprecate: gare in cui la monoposto aveva il passo per puntare alla zona punti, ma in cui errori tattici o incidenti hanno azzerato il risultato. Steiner ha ammesso apertamente che si trattava di un problema ricorrente da risolvere.

Cosa è successo tra Magnussen e Hamilton in Spagna?

Al primo giro, in curva 4, Magnussen e Hamilton sono entrati in contatto. Secondo Steiner, la causa è stata il sottosterzo accusato da Lewis Hamilton, che avrebbe sbagliato la traiettoria. L’episodio ha compromesso la gara della Haas, già penalizzata da una strategia a una sola sosta rivelatasi inefficace.

Steiner è ancora alla guida della Haas?

No. Gunther Steiner ha lasciato la Haas e il suo ciclo alla guida della scuderia americana si è concluso. Le dichiarazioni di frustrazione che ha rilasciato nel corso della sua gestione restano tuttavia un documento prezioso per comprendere le sfide interne di un team di Formula 1 con risorse limitate.

Roberto Torcolacci
Roberto Torcolacci

Roberto Torcolacci, romano classe 1979, vive nel cuore della Capitale. Dopo gli studi in Giurisprudenza presso l’Università di Roma Tor Vergata, ha intrapreso fin da giovanissimo un percorso imprenditoriale che lo ha portato a confrontarsi con diversi settori, sviluppando una forte esperienza nel mondo della comunicazione, della pubblicità e del marketing. Da sempre appassionato di media e informazione, considera la comunicazione uno strumento fondamentale per creare connessioni e raggiungere un pubblico sempre più ampio. Negli anni ha coltivato numerosi interessi legati allo sport, ai motori e al motorsport professionistico, con esperienze anche nel mondo del cinema e della produzione. Dal 2020 ha riscoperto e approfondito la passione per la scrittura, trasformandola in una parte centrale della propria attività editoriale. Oggi si occupa principalmente di temi legati al territorio, alla mobilità, alla politica locale, agli eventi, allo sport e al mondo dei motori, con particolare attenzione a Roma e al Lazio. Sposato e padre di due figli adolescenti, ama raccontare la contemporaneità con uno sguardo diretto, curioso e concreto, cercando sempre di unire informazione, passione e attenzione ai dettagli. Anche se, come gli ricordano spesso i figli, con qualche inevitabile sfumatura da “boomer”.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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