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Horonuku, la strana Auto pronta a un record: ha una particolarità unica

Horonuku è la strana auto a vento di Emirates Team New Zealand pronta a superare i 200 km/h: scopri la particolarità unica di questo land yacht senza motore sponsorizzato da Toyota GR.

Honoruku
Honoruku, Emirates Team New Zealand (emirates-team-new-zealand.americascup.com)

Horonuku, la strana auto pronta a un record: ha una particolarità unica che la rende un veicolo senza precedenti nella storia dei mezzi a propulsione eolica. Emirates Team New Zealand, la leggendaria squadra neozelandese di vela protagonista della Coppa America — il trofeo sportivo più antico del mondo — ha deciso di sfidare i limiti della fisica su quattro ruote, puntando a superare i 200 km/h con un’auto mossa esclusivamente dalla forza del vento.

Honoruku

Horonuku, Emirates Team New Zealand (emirates-team-new-zealand.americascup.com)

L’acqua è l’elemento naturale per i neozelandesi, perfettamente in linea con la conformazione del Paese, un arcipelago nel Pacifico meridionale. Eppure la squadra ha scelto di lanciarsi in un record che nulla ha a che fare con il mare: protagonista assoluto è il vento, da sempre motore invisibile della vela, stavolta applicato a un veicolo terrestre di concezione radicalmente nuova.

Il progetto, sponsorizzato da Toyota GR, ha richiesto una lunga serie di test per raccogliere dati su condizioni climatiche variabili, lunghezza ottimale del veicolo, assetto delle ruote e distribuzione del peso. Il risultato è Horonuku: un mezzo dalla forma inconfondibile, costruito con scrupolo ingegneristico e progettato per essere modificato in corsa, adattandosi alle variabili del terreno e del vento.

Horonuku: cos’è e qual è la sua particolarità unica

Il nome Horonuku in lingua Māori evoca il concetto di scivolare veloce sulla terra — e non potrebbe esserci definizione più azzeccata. Si tratta di un land yacht, ovvero un’imbarcazione a vela su ruote, ma portata a un livello di sofisticazione tecnica mai visto prima. La particolarità unica di Horonuku sta proprio qui: è un veicolo che non ha motore, non brucia carburante, non genera emissioni. Si muove sfruttando esclusivamente la spinta aerodinamica di una vela rigida, esattamente come un catamarano da regata, ma su asfalto o superfici piane.

La forma dello scafo è volutamente estrema: allungata, bassa, con una vela a profilo alare che genera portanza laterale anziché verticale. Ogni centimetro del veicolo è stato ottimizzato per ridurre la resistenza e massimizzare la trazione al suolo, rendendo Horonuku un ibrido concettuale tra un’auto da record e un’imbarcazione da competizione.

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Horonuku, le modifiche all’auto per battere il record

Horonuku

Horonuku, Emirates Team New Zealand (emirates-team-new-zealand.americascup.com)

Il percorso verso i 200 km/h non è stato lineare. Sean Regan, Shore Crew Manager del team Project Speed, ha rivelato come i test abbiano portato a modifiche progressive allo sterzo, con miglioramenti tangibili nel controllo del mezzo ad alta velocità. Ma l’intervento più radicale riguarda la geometria stessa del veicolo.

“L’imbarcazione sarà accorciata e cambieremo la distanza tra il centro di sforzo e le ruote posteriori“, ha spiegato Regan. Un taglio netto nella lunghezza dello scafo, accompagnato da un riposizionamento delle ruote: “Possiamo spostare di un metro le ruote in avanti sul posteriore. Dovremo provare e capire prima di partire per l’Australia, perché è un grande cambiamento che riguarda l’equilibrio”.

Glenn Ashby: il pilota che guida Horonuku verso il record

Glenn Ashby, velista professionista e uomo scelto per pilotare Horonuku nel tentativo di record, ha commentato con ottimismo i progressi sull’equilibrio del mezzo. “C’è stato un miglioramento netto: con questa configurazione è bilanciata bene — ha spiegato — il centro di resistenza laterale e quello di massa sono vicini, ed è stato spostato il centro di sforzo. Un po’ come spostare verso poppa la deriva di una barca”.

L’obiettivo tecnico è preciso: “Più carico alle ruote posteriori anziché all’anteriore. Una strada diversa rispetto alla precedente: vedere il carico ottenibile dagli pneumatici posteriori sarà interessante”, ha concluso Ashby. Nel video qui sotto, Horonuku è visibile in azione nella sua forma davvero caratteristica.

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Perché il progetto Horonuku è rivoluzionario

Ciò che rende Horonuku davvero straordinaria non è solo la velocità che punta a raggiungere, ma il principio fisico su cui si basa. Un land yacht ben progettato può viaggiare più veloce del vento che lo spinge: è il cosiddetto effetto apparent wind, lo stesso che consente ai catamarani da regata di superare la velocità del vento reale. Applicare questo principio su terra ferma, con pneumatici, sterzo e un pilota umano a bordo, è una sfida ingegneristica di primissimo livello.

Il coinvolgimento di Toyota GR come sponsor non è casuale: il brand sportivo del colosso giapponese ha tutto l’interesse a essere associato a un progetto che spinge i confini della mobilità ad alte prestazioni, anche al di fuori del mondo dei motori tradizionali. Un messaggio potente in un’epoca in cui l’industria automotive è chiamata a ripensare il concetto stesso di velocità e propulsione.

FAQ su Horonuku, la strana auto a vento

Cos’è Horonuku?

Horonuku è un land yacht — un veicolo su ruote mosso esclusivamente dalla forza del vento tramite una vela rigida a profilo alare — sviluppato da Emirates Team New Zealand nell’ambito del progetto Project Speed, con il supporto di Toyota GR.

Qual è la particolarità unica di Horonuku?

La sua particolarità unica è che non utilizza alcun motore né carburante: si muove solo grazie alla spinta aerodinamica del vento, applicando alla terra ferma gli stessi principi fisici dei catamarani da regata ad alte prestazioni. Può teoricamente superare la velocità del vento che lo spinge.

Qual è il record che Horonuku vuole battere?

Il team Emirates Team New Zealand punta a superare i 200 km/h con un veicolo a propulsione eolica, un traguardo che rappresenterebbe un primato assoluto per questa categoria di mezzi.

Chi guida Horonuku?

Il pilota designato è Glenn Ashby, velista professionista e membro storico di Emirates Team New Zealand, scelto per la sua esperienza nella gestione di imbarcazioni ad alte prestazioni in condizioni estreme.

Dove si svolgeranno i test e il tentativo di record?

Il team ha indicato l’Australia come destinazione per le fasi decisive del progetto, dove le condizioni di terreno e vento sono ritenute ideali per il tentativo di record.

Roberto Torcolacci
Roberto Torcolacci

Roberto Torcolacci, romano classe 1979, vive nel cuore della Capitale. Dopo gli studi in Giurisprudenza presso l’Università di Roma Tor Vergata, ha intrapreso fin da giovanissimo un percorso imprenditoriale che lo ha portato a confrontarsi con diversi settori, sviluppando una forte esperienza nel mondo della comunicazione, della pubblicità e del marketing. Da sempre appassionato di media e informazione, considera la comunicazione uno strumento fondamentale per creare connessioni e raggiungere un pubblico sempre più ampio. Negli anni ha coltivato numerosi interessi legati allo sport, ai motori e al motorsport professionistico, con esperienze anche nel mondo del cinema e della produzione. Dal 2020 ha riscoperto e approfondito la passione per la scrittura, trasformandola in una parte centrale della propria attività editoriale. Oggi si occupa principalmente di temi legati al territorio, alla mobilità, alla politica locale, agli eventi, allo sport e al mondo dei motori, con particolare attenzione a Roma e al Lazio. Sposato e padre di due figli adolescenti, ama raccontare la contemporaneità con uno sguardo diretto, curioso e concreto, cercando sempre di unire informazione, passione e attenzione ai dettagli. Anche se, come gli ricordano spesso i figli, con qualche inevitabile sfumatura da “boomer”.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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