Formula 1

Hamilton, il problema è sempre lo stesso: la Mercedes non riesce a risolverlo

Hamilton, il problema è sempre lo stesso: la Mercedes non riesce a risolverlo. Porpoising cronico, gap di oltre un secondo dai top team e una classifica piloti in caduta libera: l'analisi completa della crisi della W13.

Lewis Hamilton
Lewis Hamilton (Ansa)

Hamilton, il problema è sempre lo stesso: la Mercedes non riesce a risolverlo. Il sette volte Campione del mondo si trova ancora una volta a fare i conti con una W13 ingestibile, vittima di un porpoising cronico che nessun aggiornamento sembra riuscire a debellare davvero.

Un altro venerdì nero per Lewis Hamilton, l’ennesimo in questa prima fase del mondiale decisamente da dimenticare per lui e la Mercedes. Anche a Baku, in Azerbaigian, la monoposto ha sofferto – più delle altre – il porpoising, con i continui saltellamenti sulla pista che hanno inficiato nella prestazione finale. Il copione si ripete gara dopo gara: Hamilton, il problema è sempre lo stesso, e la Mercedes non riesce a trovare una soluzione concreta.

Lewis Hamilton

Lewis Hamilton (Ansa)

Ed infatti il sette volte Campione del mondo non è andato oltre la 12ma posizione nella seconda sessione di prove libere, nonostante il Team stia percorrendo strade differenti alla ricerca di una soluzione al problema. Sembrava che con gli aggiornamenti di Barcellona la W13 fosse diventata competitiva, ma enormi i passi indietro registrati tra Montecarlo e appunto nelle prove libere di Baku.

La distanza della Mercedes da Ferrari e Red Bull è di oltre un secondo ed Hamilton, di fatto, ha mostrato perplessità anche in vista della gara.

Il problema cronico della Mercedes: il porpoising che non si riesce a risolvere

Per capire perché Hamilton e la Mercedes non riescano a trovare una via d’uscita, occorre inquadrare la natura tecnica del problema. Il porpoising – il caratteristico effetto saltellamento generato dal ground effect delle nuove monoposto a effetto suolo – colpisce la W13 in maniera più violenta rispetto alle vetture rivali. Il fondo vettura tocca ripetutamente l’asfalto sui rettilinei ad alta velocità, compromettendo sia la stabilità aerodinamica sia il carico sulle gomme.

Ferrari e Red Bull hanno già trovato un equilibrio accettabile tra altezza da terra e carico aerodinamico. Mercedes, invece, continua a oscillare tra configurazioni diverse senza individuare un setup stabile. Il gap di oltre un secondo dai top team non è frutto di una singola debolezza, ma di un problema strutturale che si ripercuote su ogni aspetto della prestazione: velocità di punta, trazione in uscita di curva, degrado gomme.

Lewis Hamilton, l’ammissione del pilota sui problemi della Mercedes

Lewis Hamilton

Lewis Hamilton (Ansa)

“La cosa più difficile sono i sobbalzi – ha ammesso il pilota – tocchiamo buone velocità a fine rettilineo ma il fondo tocca continuamente. Abbiamo gli stessi problemi patiti a Montecarlo“.

Hamilton ha poi svelato come la scuderia si sia mossa in cerca di una soluzione. “Nelle prove libere, è stato provato qualcosa di sperimentale ma il risultato non era quello che volevamo. Almeno – ha aggiunto – abbiamo raccolto dati ma è probabile che vi sarà un ritorno alla configurazione originale“.

Hamilton, poi, ha ammesso come non riesca ad individuare il problema. “Non posso dire cosa, rispetto ai top team, ci stia facendo perdere 1,3 o 1,6 secondi, probabilmente il tempo maggiore lo perdiamo sul dritto” ha ammesso, esortando poi la squadra. “Si devono trovare delle soluzioni e lavorare in maniera dura“.

Da Montecarlo a Baku: un problema che si ripete circuito dopo circuito

In Azerbaigian, quindi, si prospetta un altro Gran Premio davvero difficile per la Mercedes, sull’onda lunga di quanto capitato a Monaco, altro circuito cittadino; nel Principato, nonostante la pioggia nella prima di gara, tanto invocata dal sette volte Campione del mondo, non è andato oltre l’ottava posizione, imbottigliato dietro Alonso senza riuscire ad effettuare il sorpasso.

La sequenza è impietosa: Barcellona aveva illuso, Monaco ha ridimensionato le aspettative, Baku conferma che il problema di Hamilton e della Mercedes non è ancora risolto. I circuiti cittadini, con i loro rettilinei lunghi e le superfici irregolari, amplificano il porpoising e rendono la W13 particolarmente vulnerabile. Ma anche sui tracciati più convenzionali il gap dai rivali resta significativo, segno che la questione è più profonda di una semplice questione di setup.

L’impatto sulla classifica piloti

E l’inizio di stagione difficile influisce anche sulla classifica piloti; Lewis, infatti, è sesto a quota 50, con ben 75 in meno rispetto a Verstappen leader del Mondiale. Un divario che, se la Mercedes non riuscirà davvero a risolvere il problema strutturale della W13, rischia di diventare incolmabile nel corso della stagione.

FAQ: Hamilton e il problema irrisolto della Mercedes

Qual è il problema principale della Mercedes con Hamilton?

Il problema principale è il porpoising, ovvero il saltellamento della vettura causato dall’effetto suolo delle nuove monoposto. La W13 soffre questo fenomeno in misura maggiore rispetto a Ferrari e Red Bull, perdendo oltre un secondo al giro rispetto ai top team.

Perché la Mercedes non riesce a risolvere il problema del porpoising?

Secondo le dichiarazioni dello stesso Hamilton, il team fatica a identificare con precisione dove si perda il tempo rispetto ai rivali. I tentativi sperimentali nelle prove libere non hanno prodotto i risultati attesi, e la squadra valuta un ritorno alla configurazione originale per raccogliere ulteriori dati.

Come sta influendo il problema sulla stagione di Hamilton?

Hamilton si trova sesto nella classifica piloti con un distacco significativo dal leader Verstappen. Il ripetersi dello stesso problema su circuiti diversi – da Barcellona a Monaco fino a Baku – rende sempre più difficile recuperare terreno in campionato.

Il problema della Mercedes è solo di setup o è strutturale?

Dalle parole di Hamilton emerge che si tratta di qualcosa di più profondo di un semplice problema di assetto. Il fondo della W13 tocca continuamente l’asfalto sui rettilinei, suggerendo una questione aerodinamica strutturale che richiede interventi più radicali rispetto a una semplice variazione di setup.

Roberto Torcolacci
Roberto Torcolacci

Roberto Torcolacci, romano classe 1979, vive nel cuore della Capitale. Dopo gli studi in Giurisprudenza presso l’Università di Roma Tor Vergata, ha intrapreso fin da giovanissimo un percorso imprenditoriale che lo ha portato a confrontarsi con diversi settori, sviluppando una forte esperienza nel mondo della comunicazione, della pubblicità e del marketing. Da sempre appassionato di media e informazione, considera la comunicazione uno strumento fondamentale per creare connessioni e raggiungere un pubblico sempre più ampio. Negli anni ha coltivato numerosi interessi legati allo sport, ai motori e al motorsport professionistico, con esperienze anche nel mondo del cinema e della produzione. Dal 2020 ha riscoperto e approfondito la passione per la scrittura, trasformandola in una parte centrale della propria attività editoriale. Oggi si occupa principalmente di temi legati al territorio, alla mobilità, alla politica locale, agli eventi, allo sport e al mondo dei motori, con particolare attenzione a Roma e al Lazio. Sposato e padre di due figli adolescenti, ama raccontare la contemporaneità con uno sguardo diretto, curioso e concreto, cercando sempre di unire informazione, passione e attenzione ai dettagli. Anche se, come gli ricordano spesso i figli, con qualche inevitabile sfumatura da “boomer”.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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