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Formula 1, a un ex Ferrari non piacciono proprio: “Mortificano i piloti”

Formula 1, a un ex Ferrari non piacciono proprio: Jean Alesi attacca i circuiti cittadini come Singapore. "Mortificano i piloti e i tifosi": le parole durissime dell'ex pilota del Cavallino.

Formula 1 partenza
Formula 1 partenza Gran Premio (Ansa)

Formula 1, a un ex Ferrari non piacciono proprio: “Mortificano i piloti”. Jean Alesi va all’attacco dei circuiti cittadini con parole durissime che riaccendono il dibattito sullo spettacolo in pista.

Il tema dei circuiti cittadini in Formula 1 torna prepotentemente al centro del dibattito nel paddock e tra i tifosi. A scatenare la discussione è Jean Alesi, ex pilota della Ferrari e voce sempre autorevole nel mondo della F1, che ha usato toni netti e senza mezzi termini per criticare un format che, a suo avviso, penalizza i protagonisti più talentuosi della griglia. “Mortificano piloti e tifosi certe piste” — una frase che risuona forte, e che merita di essere analizzata nel contesto più ampio di come la Formula 1 stia evolvendo il proprio calendario.

Formula 1 partenza

Formula 1 partenza Gran Premio (Ansa)

Il GP di Singapore: la gara che ha fatto esplodere le polemiche

Il GP di Singapore a Marina Bay è stato uno di quei gran premi capaci di dividere nettamente l’opinione pubblica. Una gara definita da molti “pazza“, caratterizzata da due ingressi della Safety Car e numerose Virtual Safety Car provocate dagli incidenti, complicati ulteriormente dalla pioggia e dall’asfalto bagnato.

Perez ha trionfato grazie a una partenza perfetta, beffando Leclerc, mentre Verstappen è rimasto impantanato nelle retrovie, chiudendo solo al settimo posto e protagonista anche di un grave errore nel tentativo di un sorpasso — proprio come accaduto ad Hamilton, nono al traguardo. Lo stesso Leclerc non è riuscito a sopravanzare Perez, nonostante la sua Rossa avesse le capacità tecniche per farlo.

La gara si è conclusa non al completamento del numero previsto di giri, ma allo scoccare del timing delle due ore: un dettaglio che la dice lunga sulla natura di un circuito cittadino che continua a dividere paddock e tifosi. In molti la definiscono una gara incapace di trasmettere emozioni autentiche, con il risultato finale che rispecchia quasi pedissequamente l’ordine delle Qualifiche, data la scarsità di opportunità di sorpasso.

Senza il DRS — autorizzato dalla direzione di gara solo nel finale — anche le monoposto più performanti hanno lottato inutilmente: Hamilton non è riuscito a superare Sainz nonostante un ritmo nettamente superiore, e la Red Bull di Verstappen non ha avuto la meglio sulla McLaren di Norris.

Jean Alesi, che attacco alla Formula 1: “Mortificano i piloti”

È in questo contesto che le parole di Jean Alesi acquistano tutto il loro peso. L’ex pilota della Ferrari — che ha corso in Formula 1 per oltre un decennio lasciando un segno indelebile nella storia del Cavallino Rampante — non ha usato mezzi termini nell’analisi rilasciata al Corriere della Sera. Nel suo mirino ci sono proprio i circuiti cittadini, come quello di Singapore.

“Mortificano piloti e tifosi certe piste” ha dichiarato Alesi con nettezza. “Nei confronti di Perez, Leclerc andava ad una doppia velocità, eppure non ha avuto possibilità di sorpassarlo. Abbiamo compreso — ha poi aggiunto — il nervosismo di Hamilton che, senza riuscire a dare adito ai suoi sforzi, l’ha indotto in errore e pure Verstappen ha sbagliato a furia di stare nelle retrovie“.

La preferenza di Alesi: i grandi classici contro i nuovi street circuit

L’ex ferrarista non si è fermato alla critica fine a se stessa, ma ha indicato con chiarezza quale modello di gara consideri superiore. “Monza o Spa, Interlagos oppure Silverstone danno importanza alla tradizione e tengono alto il prestigio delle gare” ha sottolineato Alesi. “I circuiti cittadini, che per coreografia ed atmosfera sono belli, non sembrano in grado di poter offrire il gusto di tensione e velocità, uno spettacolo agonistico vero che rappresenta tutto per chi guarda“.

Una distinzione netta, quella tracciata da Alesi, che riflette un dibattito sempre più acceso all’interno della comunità della Formula 1: da un lato la spettacolarità visiva e l’appeal mediatico dei circuiti cittadini — capaci di portare la F1 nel cuore delle metropoli mondiali — dall’altro la qualità sportiva pura, fatta di sorpassi, battaglie ruota a ruota e rimonte che solo i grandi autodromi tradizionali sembrano poter garantire. Con un calendario che conta oggi oltre 20 Gran Premi stagionali e una quota crescente di street circuit, la questione sollevata dall’ex pilota Ferrari è tutt’altro che marginale.

FAQ: Jean Alesi e la polemica sui circuiti cittadini in Formula 1

Chi è Jean Alesi e perché la sua opinione conta in Formula 1?

Jean Alesi è un ex pilota di Formula 1 che ha corso per la Ferrari negli anni Novanta, diventando uno dei beniamini del pubblico per il suo stile di guida aggressivo e spettacolare. La sua lunga esperienza in pista gli conferisce un’autorevolezza riconosciuta quando si esprime sulle dinamiche di gara e sul format del campionato.

Cosa intende Alesi quando dice che i circuiti cittadini “mortificano i piloti”?

Secondo Alesi, i tracciati urbani come quello di Singapore non consentono ai piloti più forti di esprimere il proprio potenziale: le strade strette, i muretti ravvicinati e la quasi totale assenza di zone di sorpasso fanno sì che il risultato finale dipenda più dalla posizione in qualifica che dalla bravura in gara, frustrando sia i piloti che il pubblico.

Quali circuiti preferisce Jean Alesi rispetto agli street circuit?

L’ex ferrarista cita esplicitamente Monza, Spa-Francorchamps, Interlagos e Silverstone come esempi di piste capaci di offrire uno spettacolo agonistico autentico, unendo tradizione, velocità e reali opportunità di sorpasso.

Il dibattito sui circuiti cittadini è ancora attuale in Formula 1?

Assolutamente sì. Con la Formula 1 che continua ad espandere il proprio calendario includendo nuovi street circuit in tutto il mondo, la tensione tra appeal commerciale e qualità sportiva rimane uno dei temi più discussi nel paddock e tra gli appassionati.

Roberto Torcolacci
Roberto Torcolacci

Roberto Torcolacci, romano classe 1979, vive nel cuore della Capitale. Dopo gli studi in Giurisprudenza presso l’Università di Roma Tor Vergata, ha intrapreso fin da giovanissimo un percorso imprenditoriale che lo ha portato a confrontarsi con diversi settori, sviluppando una forte esperienza nel mondo della comunicazione, della pubblicità e del marketing. Da sempre appassionato di media e informazione, considera la comunicazione uno strumento fondamentale per creare connessioni e raggiungere un pubblico sempre più ampio. Negli anni ha coltivato numerosi interessi legati allo sport, ai motori e al motorsport professionistico, con esperienze anche nel mondo del cinema e della produzione. Dal 2020 ha riscoperto e approfondito la passione per la scrittura, trasformandola in una parte centrale della propria attività editoriale. Oggi si occupa principalmente di temi legati al territorio, alla mobilità, alla politica locale, agli eventi, allo sport e al mondo dei motori, con particolare attenzione a Roma e al Lazio. Sposato e padre di due figli adolescenti, ama raccontare la contemporaneità con uno sguardo diretto, curioso e concreto, cercando sempre di unire informazione, passione e attenzione ai dettagli. Anche se, come gli ricordano spesso i figli, con qualche inevitabile sfumatura da “boomer”.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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