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Elettriche, incentivi e flotte: le leve ancora bloccate della transizione auto

Elettriche, incentivi e flotte: le leve ancora bloccate della transizione auto
Elettriche, incentivi e flotte: le leve ancora bloccate della transizione auto

Ad aprile il mercato dell’auto in Italia ha ripreso fiato: 155.210 immatricolazioni, l’11,6% in più rispetto allo stesso mese del 2025, secondo i dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Un dato positivo, certo, ma non basta a dire che la macchina sia davvero ripartita. Basta entrare in una concessionaria, chiedere tempi di consegna, sconti veri o formule per un’elettrica aziendale, per capire che la transizione auto resta ancora piena di passaggi inceppati: incentivi da chiudere, rimborsi attesi, fiscalità delle flotte ferma e scelte politiche che possono pesare parecchio.

BEV all’8,5% e plug-in al 9,1%: cambia la mappa delle alimentazioni

Il dato più seguito è quello delle auto ricaricabili. Ad aprile le elettriche pure, le BEV, sono arrivate all’8,5% del mercato: quasi il doppio rispetto al 4,8% dell’aprile 2025, anche se appena sotto l’8,6% di marzo. Le ibride plug-in, le PHEV, hanno toccato il 9,1%, in crescita dal 5,7% di un anno fa e sostanzialmente stabili rispetto al mese precedente. Sommate, le vetture ricaricabili valgono il 17,6% delle immatricolazioni del mese.

È una fotografia diversa dal passato, ma non ancora una svolta compiuta. Roberto Vavassori, presidente di ANFIA, ha ricordato che aprile ha avuto anche un giorno lavorativo in più rispetto al 2025, 21 contro 20, e che la spinta è arrivata soprattutto dai privati, unico canale in crescita a doppia cifra e ormai vicino al 50% del totale immatricolato. Il punto, però, è un altro: l’elettrico cresce, sì, ma resta legato a condizioni molto precise. Incentivi, modelli dal prezzo più accessibile, scelte delle aziende, convenienza fiscale. Per molte famiglie non è ancora una scelta “normale”, soprattutto quando mancano il box, la ricarica in condominio è complicata o i chilometri da fare cambiano di settimana in settimana.

Incentivi 2025, l’onda lunga che pesa sui concessionari

Una parte della crescita delle BEV arriva ancora dall’effetto degli incentivi e dagli ordini raccolti nel 2025. Secondo UNRAE, il risultato è concentrato anche su un marchio e su un singolo modello, già in una fascia di prezzo competitiva e reso ancora più conveniente da uno sconto fino a 11.000 euro legato ai contributi. Quel modello, da solo, pesa circa il 31% di tutte le elettriche immatricolate.

Qui si apre una delle questioni più delicate. Gli incentivi aiutano chi compra, perché abbassano subito il prezzo dell’auto. Ma se i rimborsi pubblici non arrivano con tempi certi, il peso finanziario finisce sui concessionari. UNRAE ha infatti richiamato l’urgenza dei rimborsi dei contributi MASE, vista l’esposizione sostenuta dagli operatori. Per il cliente può sembrare un problema lontano. In realtà arriva fino al preventivo. Se un concessionario anticipa somme importanti e aspetta mesi per recuperarle, sarà più prudente sugli sconti, sugli ordini e sulle nuove pratiche agevolate. Alla fine, la burocrazia si presenta anche lì: sul tavolo del venditore.

Flotte aziendali, la fiscalità può fare la differenza

Il canale delle flotte aziendali resta uno dei passaggi decisivi. Le plug-in stanno beneficiando di un’offerta più ampia — 120 modelli immatricolati tra gennaio e aprile — e delle regole sulle auto aziendali in fringe benefit. Ma il nodo vero, secondo Roberto Pietrantonio, presidente di UNRAE, resta la fiscalità: detraibilità dell’Iva, deducibilità dei costi e tempi di ammortamento.

Sembra una questione per addetti ai lavori, ma non lo è. Le auto aziendali entrano prima nel mercato del nuovo e poi, dopo qualche anno, finiscono in quello dell’usato. Se le imprese vengono spinte a scegliere veicoli a zero o basse emissioni, anche i privati potranno trovare più avanti un’offerta più larga e meno costosa di elettriche e plug-in di seconda mano. È un passaggio spesso dimenticato: la transizione non dipende solo dalla famiglia che oggi compra un’auto nuova, ma anche dalle aziende che tra tre o quattro anni decideranno cosa finirà nei piazzali dell’usato.

Fondo Automotive e Delega Fiscale, il settore aspetta la politica

Il mercato, intanto, guarda alle decisioni del governo. ANFIA auspica che le misure annunciate dal MIMIT con il Fondo Automotive entrino presto in vigore attraverso l’approvazione del relativo DPCM, così da rendere disponibili le risorse per ricerca, sviluppo e innovazione delle imprese. UNRAE, invece, insiste sulla Delega Fiscale, in scadenza a fine agosto, indicandola come l’occasione per rivedere un sistema fiscale dell’auto aziendale giudicato ormai poco adatto agli obiettivi della transizione.

Il +11,6% di aprile, quindi, non racconta tutto. Dice che la domanda c’è, che i privati stanno tornando a muoversi e che le alimentazioni ricaricabili non sono più una nicchia. Ma dice anche che la fiducia resta fragile. Famiglie e imprese rinviano quando le regole cambiano spesso, gli incentivi arrivano a ondate e la convenienza dipende da dettagli fiscali difficili da leggere. La transizione auto, più che frenata dal disinteresse, sembra ancora bloccata da una domanda molto concreta: conviene scegliere adesso, o è meglio aspettare il prossimo provvedimento?

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