Il consumo energetico dell’intelligenza artificiale di Google: i numeri ufficiali
Un prompt su Gemini consuma 0,24 watt-ora di elettricità: è questo il dato centrale pubblicato da Google in un rapporto tecnico rilasciato nell’agosto 2025, la prima volta in cui l’azienda ha reso pubblici i dati sul consumo energetico di un singolo prompt di intelligenza artificiale. Il consumo energetico dell’intelligenza artificiale è diventato uno dei temi più urgenti nel dibattito tecnologico globale, e la divulgazione di Google fornisce finalmente una base quantitativa su cui ragionare. A rendere il quadro ancora più significativo sono i dati successivi: nel 2025, l’espansione delle infrastrutture AI di Google ha determinato un aumento del 37% nei consumi elettrici dell’azienda rispetto all’anno precedente.
Non si tratta di cifre isolate. Negli ultimi cinque anni, le emissioni di gas serra di Google sono cresciute di quasi il 50%, una tendenza direttamente collegata alla corsa al potenziamento dei data center necessari per supportare i modelli di intelligenza artificiale generativa. La pubblicazione del rapporto tecnico, che include una metodologia completa per misurare l’impatto energetico, le emissioni e il consumo idrico dei prompt Gemini, rappresenta un passo verso una maggiore trasparenza su un tema che l’industria tecnologica ha a lungo trattato con riservatezza.
Quanto consuma davvero una query AI rispetto a una ricerca tradizionale
Per capire la portata del problema, è utile un confronto diretto: una singola query AI consuma fino a dieci volte più energia rispetto a una tradizionale ricerca su Google. Il dato, che emerge dall’analisi dei consumi energetici dei sistemi di intelligenza artificiale, aiuta a contestualizzare il valore di 0,24 watt-ora per prompt pubblicato da Google. Apparentemente modesto se preso singolarmente, quel numero cambia dimensione quando viene moltiplicato per i miliardi di interazioni giornaliere che piattaforme come Gemini gestiscono su scala globale.
Per fare un paragone concreto: 0,24 watt-ora equivale all’energia consumata da una lampadina LED da 10 watt accesa per circa un minuto e mezzo. Sembra poco, ma la scala dell’utilizzo trasforma quella cifra in un impatto aggregato considerevole. Google ha pubblicato il proprio documento tecnico sulla misurazione dell’impatto ambientale dell’inferenza AI proprio per rendere comprensibile questa dinamica, fornendo anche la metodologia con cui vengono calcolati i valori di energia, emissioni di CO₂ e consumo idrico per ciascun tipo di prompt.
Il rapporto distingue tra diverse tipologie di interazione: i prompt di testo rappresentano il caso mediano con 0,24 watt-ora, ma le elaborazioni multimodali — quelle che coinvolgono immagini, audio o video — richiedono risorse computazionali significativamente superiori. Google non ha pubblicato valori specifici per questi scenari nel documento di agosto 2025, ma la metodologia descritta consente di applicare lo stesso approccio di misurazione a diversi contesti di utilizzo.
Il consumo energetico dell’intelligenza artificiale e le emissioni in crescita
L’aumento del 37% nei consumi elettrici nel 2025, attribuito direttamente all’espansione dell’infrastruttura AI, è un dato che va letto insieme alla crescita delle emissioni di gas serra: quasi +50% negli ultimi cinque anni. Questi numeri emergono da fonti come Wired Italia, che ha analizzato i report ambientali dell’azienda nel contesto della corsa all’intelligenza artificiale generativa.

Il consumo energetico dell’intelligenza artificiale non è un problema esclusivo di Google: l’intera industria tecnologica si trova a fare i conti con data center sempre più energivori, richieste di raffreddamento in crescita e una domanda di elettricità che in molte regioni del mondo supera la capacità delle reti locali. Tuttavia, Google è tra le prime grandi aziende tecnologiche ad aver pubblicato dati granulari su questo tema, rendendo possibile un confronto e una discussione basata su evidenze concrete piuttosto che su stime esterne.
La scelta di rendere pubblica la metodologia di calcolo — e non solo i risultati — ha un valore aggiunto: consente a ricercatori, giornalisti e regolatori di verificare i dati e applicare gli stessi criteri ad altri sistemi AI. In un settore in cui la rendicontazione ambientale è spesso opaca, si tratta di un approccio che potrebbe diventare un punto di riferimento per l’industria.
Cosa significa per chi usa l’AI ogni giorno
Per l’utente finale, il consumo energetico dell’intelligenza artificiale è una variabile quasi invisibile. Chi usa Gemini, ChatGPT o qualsiasi altro assistente AI non vede alcun indicatore di consumo nella propria interfaccia, esattamente come non vede quanto costa in termini energetici una ricerca su Google. Eppure, con l’uso quotidiano e intensivo di questi strumenti — per lavoro, studio, ricerca o intrattenimento — l’impatto aggregato diventa rilevante.
- Un singolo prompt testuale su Gemini: 0,24 watt-ora
- Una query AI rispetto a una ricerca tradizionale: consuma fino a 10 volte di più
- Crescita delle emissioni di Google negli ultimi cinque anni: quasi +50%
- Aumento dei consumi elettrici di Google nel 2025: +37%
Questi numeri pongono una questione pratica per le aziende e le organizzazioni che stanno integrando l’AI nei propri processi: l’adozione massiva di strumenti basati su modelli linguistici di grandi dimensioni ha un costo ambientale ed energetico che va considerato nelle strategie di sostenibilità. Per le imprese italiane che stanno valutando l’integrazione di soluzioni AI nei propri flussi di lavoro, questo significa che la scelta del fornitore e del modello non è solo una questione di prestazioni o costo economico, ma anche di impatto ambientale.
Il report tecnico di Google, disponibile sul blog ufficiale in italiano, offre un punto di partenza per chi vuole approfondire la questione con dati verificabili. La divulgazione di queste informazioni non risolve il problema dei consumi crescenti, ma almeno lo rende misurabile — e un problema misurabile è, per definizione, più gestibile di uno che rimane nell’ombra. La pressione su tutta l’industria tecnologica affinché adotti standard analoghi di trasparenza è destinata ad aumentare, anche alla luce delle normative europee sulla rendicontazione di sostenibilità che si applicano alle grandi imprese digitali operanti nel mercato UE.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








