Il nuovo Codice della Strada porta con sé una novità che in molti Paesi europei esiste già da anni e che in Italia era rimasta a lungo fuori dal quadro normativo: la possibilità di scegliere in autonomia lettere e numeri della propria targa, pagando una tariffa fissa. Per le targhe personalizzate in Italia il costo stabilito è di 600 euro per le automobili e di 360 euro per le motociclette — cifre che collocano il servizio in una fascia accessibile rispetto ad analoghe esperienze in Germania, Gran Bretagna o Spagna, dove la personalizzazione è ormai prassi consolidata da decenni.
Cosa prevede il nuovo Codice della Strada
La misura è contenuta nel testo del nuovo Codice della Strada, il provvedimento che ha aggiornato in modo organico le norme sulla circolazione, introducendo regole più severe su alcol e droghe al volante ma anche innovazioni di carattere amministrativo come questa. La personalizzazione delle targhe non è un capriccio estetico aggiunto in extremis: fa parte di un ridisegno più ampio del rapporto tra automobilista e burocrazia veicolare, con l’obiettivo di generare entrate per lo Stato e avvicinare l’Italia agli standard europei.
Il principio di fondo è semplice: il proprietario di un veicolo potrà richiedere una combinazione specifica di lettere e numeri, nei limiti previsti dalla normativa, invece di ricevere la sequenza alfanumerica assegnata d’ufficio. La targa rimane un documento identificativo del veicolo a tutti gli effetti giuridici — cambia solo il fatto che la sequenza non è più casuale ma scelta dal titolare.
Quanto si paga e per quali veicoli
La tariffa è differenziata per categoria. Per le autovetture il costo è fissato a 600 euro; per le motociclette la cifra scende a 360 euro. Si tratta di importi fissi, indipendenti dalla combinazione scelta — non esiste, almeno nella struttura base della norma, un sistema d’asta o di maggiorazione per sigle particolarmente ambite, come avviene invece nel mercato britannico dove alcune targhe vengono vendute a prezzi di decine di migliaia di sterline.
Questo significa che scegliere una targa con le proprie iniziali o con una sequenza numerica significativa — un anno, una data, un numero legato a una passione sportiva — ha lo stesso costo di qualsiasi altra combinazione disponibile. È un approccio egualitario che privilegia la semplicità gestionale rispetto alla logica del mercato secondario.
→ Leggi anche: Roma, ZTL e strisce blu: come cambiano le regole per elettriche e ibride dal 1° luglio 2026
Limiti e combinazioni non consentite
Non tutte le combinazioni saranno ammesse. È ragionevole attendersi che la normativa escluda sequenze già assegnate ad altri veicoli, sigle che riproducono formati riservati a corpi dello Stato, forze dell’ordine o veicoli diplomatici, e probabilmente combinazioni offensive o contrarie all’ordine pubblico — un filtro che esiste in tutti i sistemi di targhe personalizzate attivi in Europa.
Il formato della targa italiana prevede una struttura alfanumerica precisa, con dimensioni e caratteri tipografici standardizzati a livello europeo. La personalizzazione riguarda il contenuto della sequenza, non la forma fisica della targa: le dimensioni, i colori, la banda blu con la sigla UE e la stella rimangono invariati. Chi sperasse di ottenere targhe con font decorativi, sfondi personalizzati o colori diversi dovrà fare i conti con i limiti del formato omologato.
Quando sarà operativo il servizio: il nodo della timeline
Sul fronte della data di effettiva disponibilità del servizio esiste ancora qualche incertezza. Il dibattito pubblico ha oscillato tra un’entrata in vigore nel 2026 e un avvio più realistico nel 2027, con alcune fonti autorevoli del settore — tra cui Quattroruote — che indicano quest’ultima data come più probabile per l’operatività concreta degli sportelli. La distanza tra l’approvazione normativa e la disponibilità reale del servizio è tipica di questo tipo di innovazioni burocratiche: servono infrastrutture informatiche, procedure di verifica delle disponibilità delle combinazioni, formazione del personale agli sportelli e raccordo con la Motorizzazione Civile.
Chi intende richiedere una targa personalizzata farà bene a monitorare le comunicazioni ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per conoscere con precisione la data di apertura delle domande e le modalità operative. Affidarsi a canali non ufficiali in questa fase rischia di generare aspettative disattese.
Come funziona in altri Paesi: il confronto europeo
Il riferimento più immediato per capire cosa aspettarsi è il Regno Unito, dove il sistema di targhe personalizzate — le cosiddette private number plates o cherished plates — esiste da oltre un secolo e ha generato un mercato secondario miliardario. Lì le combinazioni più ambite vengono battute all’asta dalla DVLA (Driver and Vehicle Licensing Agency) e possono raggiungere prezzi esorbitanti. Il modello italiano è invece più vicino a quello spagnolo o portoghese, dove la personalizzazione è un servizio standardizzato a tariffa fissa, senza mercato speculativo.
→ Leggi anche: Nuove normative ZTL e parcheggi a Roma dal 1° luglio 2026: chi paga e chi no
In Germania, da anni è possibile scegliere le ultime lettere e cifre della targa mantenendo il prefisso geografico obbligatorio del distretto di immatricolazione. Anche in questo caso la logica è quella del servizio pubblico a costo contenuto, non del mercato delle targhe rare. L’Italia si inserisce dunque in una tendenza europea consolidata, con un ritardo di qualche decennio ma con un approccio normativo equilibrato.
Cosa cambia per chi acquista un veicolo nuovo o usato
Per chi acquista un veicolo nuovo, la targa personalizzata sarà presumibilmente una scelta da effettuare al momento dell’immatricolazione, con un costo aggiuntivo rispetto alle spese standard di targatura. Per chi possiede già un veicolo, la questione è più articolata: ottenere una targa personalizzata potrebbe comportare la sostituzione della targa esistente, con conseguente aggiornamento dei documenti di circolazione — libretto e carta di circolazione — e probabilmente un costo amministrativo aggiuntivo rispetto alla sola tariffa di personalizzazione.
Chi acquista un veicolo usato con targa personalizzata dovrà verificare se la targa segue il veicolo o il proprietario. Nei sistemi europei più maturi, come quello britannico, la targa personalizzata appartiene al proprietario e può essere trasferita su un altro veicolo o ceduta separatamente. In Italia le modalità di trasferimento non sono ancora state chiarite in dettaglio nei testi disponibili, e sarà questo uno degli aspetti più attesi dai decreti attuativi.
Un mercato potenziale non trascurabile
L’introduzione delle targhe personalizzate in Italia intercetta una domanda latente che finora si esprimeva attraverso canali alternativi: accessori decorativi, cornici personalizzate, adesivi. Si tratta di un pubblico eterogeneo — appassionati di auto, imprenditori che vogliono associare la targa al proprio brand, collezionisti — che in altri mercati europei ha dimostrato di essere disposto a spendere cifre significative per una combinazione alfanumerica significativa.
A 600 euro per auto, anche una penetrazione limitata del servizio — diciamo una piccola percentuale delle immatricolazioni annuali — genererebbe entrate considerevoli per le casse pubbliche. È un meccanismo win-win nella sua logica di base: lo Stato incassa, il cittadino ottiene un elemento di distinzione personale nel rispetto di tutte le norme di identificazione del veicolo. La sfida, come spesso accade in Italia, è tutta nella qualità e velocità dell’implementazione: sportelli efficienti, database delle combinazioni disponibili consultabile in tempo reale, tempi certi di consegna. Sono questi i dettagli che trasformeranno una norma interessante in un servizio davvero utilizzabile.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








