Formula 1

F1, Hamilton come Mansell e Schumacher: quando l’ultimo giro fa la storia

Lewis Hamilton ha vinto a Silverstone dopo un ultimo giro memorabile per colpi di scena. Completa così una top-10 di finali thrilling

F1, da Mansell a Hamilton: quando l’ultimo giro fa la storia

Di Silverstone 2020 resterà il ricordo di un ultimo giro thrilling. Le gomme sfilacciate in successione sulla McLaren di Sainz e le due Mercedes di Bottas e di Hamilton hanno aiutato Leclerc a centrare il podio e ravvivato una gara con poca storia. Per poco, il sei volte campione del mondo non ha visto sfumare la sua 86ma vittoria in carriera. Ma di ultimi giri drammatici è piena la storia della Formula 1. Ne abbiamo raccolti altri nove, che compongono con questo di Silverstone un’ideale top 10.

Il viaggio nella memoria inizia sempre dal GP Gran Bretagna, ma non a Silverstone. E’ il 1970, si corre a Brands Hatch e Jackie Brabham è in testa sulla sua BT33, la monoposto blu e gialla che porta il suo nome, ma all’ultima curva, la Stirling’s Bend, finisce la benzina. Riesce comunque a spingerla al traguardo e conquistare quello che sarà il suo ultimo podio in F1. Non prima di essere stato superato da Jochen Rindt che vince, viene squalificato per presunta irregolarità all’ala anteriore, e solo dopo tre ore può definitivamente festeggiare il successo.

E’ un problema al motore, invece, a frenare Patrick Depailler al GP Sudafrica del 1978 a Kyalami. Passato in testa dopo il ritiro di Riccardo Patrese, a lungo primo, deve rallentare e non può difendersi sulla Tyrrell Ford nel finale dall’attacco di Ronnie Peterson.

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Prima di Hamilton: Patrese a Monaco ’82

Certo, se si parla di finali thrilling, difficilmente se ne trovano di più incerti del GP Monaco 1982. Inizia tutto, in realtà, a tre giri dalla fine con l’uscita di pista di Prost dopo il tunnel. Patrese, diventato primo, va in testa coda al Loews. Pironi, in testa a un giro e mezzo dalla fine, viene tradito dal motore della Ferrari. De Cesaris resta senza benzina al Mirabeau, la Williams di Derek Daly tampona un avversario e si blocca. Patrese, che ha ripreso aiutato dai commissari, centra la prima vittoria in F1 e non lo realizza subito. Esce dalla macchina arrabbiatissimo, non crede ai meccanici che gli dicono: guarda che hai vinto. Il finale è talmente surreale che la Lotus manda sul podio De Angelis, ma l’italiano ha chiuso quinto.

Nel 1991 un problema elettrico lascia Nigel Mansell con grandi rimpianti in Canada. Anche se, secondo un’altra versione, il Leone avrebbe calcolato male i giri del gran premio e, convinto di aver già concluso, avrebbe abbassato il regime del motore fino a spegnerlo. In ogni caso, a Nelson Piquet non serve sapere perché l’avversario rimane fermo per superarlo e andarsi a prendere la vittoria.

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Hill e Schumacher, il finale cambia tutto

Da un britannico all’altro, da un campione del mondo a un altro. Damon Hill nel 1997, dopo aver vinto il titolo l’anno prima, firma per la piccola Arrows e riesce a tenerla in testa per quasi tutta la gara in Ungheria. Ma un problema idraulico gli toglie la vittoria, a cui non andrà mai più così vicino con quel team. Villeneuve, che avrebbe conquistato il Mondiale, ringrazia.

E veniamo agli anni Duemila. La parte finale del viaggio nella memoria parte dal GP Spagna del 2001. A Barcellona, Mika Hakkinen ha 40 secondi di vantaggio su Schumacher, ma il motore si spegne all’ultimo giro. Schumacher vince, e dà anche un passaggio al rivale per tornare ai box.

Nurburgring 2005: Raikkonen come Hamilton, ma il danno è più grave

Quattro anni dopo, il Nurburgring ospita il GP Europa. Kimi Raikkonen, un po’ come Lewis Hamilton a Silverstone, porta le gomme al limite. La sua McLaren vibra così tanto che salta la sospensione e il finlandese va in testacoda a quasi 300 all’ora. Jenson Button, che Raikkonen stava per doppiare e che per poco non viene coinvolto nell’incidente, sarà a sua volta protagonista in Canada nel 2011. Partito ultimo, il britannico vince la gara più lunga di sempre, 4 ore e 4 minuti sospensioni per pioggia comprese, grazie al primo errore stagionale, all’ultimo giro, di Sebastian Vettel che sarebbe comunque diventato il più giovane bi-campione del mondo all-time.

Campione lo è stato solo per 38 secondi Felipe Massa a Interlagos nel 2008. E’ il tempo trascorso dal suo passaggio come primo al traguardo al sorpasso di Lewis Hamilton su Timo Glock, che fa fatica a governare la sua monoposto sulla pista bagnata con gomme da asciutto. Perché in Formula 1 non tutte le gare finiscono con la bandiera a scacchi.

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Alessandro Mastroluca

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