Carlo Pernat, ex manager e figura di lungo corso del paddock, ha analizzato oggi da Genova il Mondiale MotoGP 2026, il mercato piloti e il futuro della categoria, spiegando perché vede Marc Márquez favorito per il titolo e la futura coppia Ducati con Pedro Acosta come il riferimento tecnico e politico dei prossimi anni.
MotoGP, Pernat e il cambio di fase del Motomondiale
Dalla sua casa affacciata su piazza Alimonda, in una Genova ferma nel caldo di agosto, Carlo Pernat continua a seguire la MotoGP come ha fatto per oltre quarant’anni: telefonate, confidenze dal paddock, sensazioni raccolte da chi vive i box. L’enfisema lo costringe a muoversi poco, con la bombola dell’ossigeno a portata di mano, ma il suo sguardo resta dentro il Motomondiale. “Ogni tanto scendo al bar per una partita a carte, ma ora fa troppo caldo”, ha raccontato, prima di entrare nel cuore del discorso.
Per Pernat la MotoGP sta attraversando “un momento epocale”, non solo per la lotta al titolo ma per il quadro che si sta muovendo attorno al campionato. Il riferimento è al nuovo regolamento, con modifiche a cilindrata, aerodinamica, elettronica e gomme, e al passaggio di proprietà legato a Liberty Media, già proprietaria della Formula 1. “Gli accordi presi adesso peseranno per dieci anni”, ha spiegato, invitando case e piloti a “puntare i piedi” sui temi decisivi: diritti televisivi, calendario, circuiti cittadini e numero di partenze.
Nel suo ragionamento torna anche un ricordo del 1992, quando Bernie Ecclestone valutò l’ingresso nel Motomondiale prima dell’era Dorna. Pernat teme che la MotoGP possa essere mantenuta “a livello attuale” per non disturbare la Formula 1, oggi diventata anche evento sociale e piattaforma per grandi sponsor. La soluzione, secondo lui, sarebbe un lavoro diretto del gestore sui grandi marchi: pacchetti completi, team indipendenti più forti, investimenti distribuiti. “Se vedremo questo, vorrà dire che Liberty entra per sviluppare”, ha detto. Altrimenti, il dubbio resterà.
Ducati, Aprilia e il duello italiano per il titolo
Il campionato, nella lettura di Pernat, è stato riaperto più dall’Aprilia che dagli avversari. La casa di Noale ha lavorato molto sulla moto 2026, anche con budget inferiori rispetto ad altri costruttori, e la scelta di Fabiano Sterlacchini viene definita centrale. “Era l’uomo giusto al momento giusto”, ha confidato l’ex manager, ricordando anche il passaggio mancato in KTM e le tensioni interne alla struttura austriaca nella primavera del 2024.
La Ducati, invece, avrebbe pagato una convinzione di superiorità maturata dopo la stagione precedente e alimentata dal rendimento di Marc Márquez. Secondo Pernat, la Desmosedici migliore resta quella del 2024, mentre le evoluzioni successive non avrebbero dato i risultati sperati. “Marc ci ha messo sopra almeno un trenta per cento in più”, ha spiegato, sostenendo che lo spagnolo, con la sua fame di riscatto, abbia mascherato i limiti della moto. Francesco Bagnaia, Fabio Di Giannantonio e altri piloti con la stessa base tecnica, a suo dire, non sarebbero riusciti a fare lo stesso.
Dentro l’Aprilia, però, qualcosa si è incrinato. Pernat non parla di rottura tra Marco Bezzecchi e Jorge Martin, ma di un nervosismo emerso dopo l’episodio del Balaton e nei rapporti interni al box. “Il vaso è venato”, ha detto, usando un’immagine netta. Per ricucire, servirebbero collaborazione sui dati, gestione umana e un equilibrio difficile tra due piloti che puntano allo stesso obiettivo. Bezzecchi, però, resta in corsa: “Non è un fenomeno, ma è un cagnaccio. Deve solo mettere a posto la testa”.
Mercato piloti, Acosta in Ducati e il nodo giapponesi
Il colpo più pesante del mercato, per Pernat, è l’arrivo di Pedro Acosta in Ducati accanto a Marc Márquez nel 2027. Una coppia tutta spagnola in una squadra italiana può far discutere, ammette, ma la scelta di Gigi Dall’Igna viene letta in modo pragmatico: “Vuole solo vincere, è un meritocratico”. E se la moto resterà al livello attuale, il giudizio è netto: “Non vedo come possano perdere”.
Il quadro, però, racconta anche la trasformazione della Ducati, che rischia di presentarsi con cinque piloti stranieri su sei e una filiera italiana molto meno centrale rispetto agli anni scorsi. Bezzecchi, Bastianini, Di Giannantonio e Bagnaia hanno preso strade diverse, mentre Nicolò Bulega viene inserito in extremis in un sistema ormai cambiato. Dietro, Pernat vede poco: cita Lunetta e Pini come prospetti da seguire, ma senza caricarli di attese fuori misura. Su Tony Arbolino, invece, resta il rimpianto: “Aveva una tecnica notevole, forse il problema è stata la testa”.
Capitolo giapponesi. Yamaha sta investendo molto e prepara il passaggio al motore V4, mentre Honda, forte di numeri industriali enormi, non può permettersi di restare indietro. Pernat parla di concessionari e rivenditori che chiedono una reazione, ma giudica il distacco da Ducati e Aprilia ancora troppo ampio. L’arrivo di Fabio Quartararo e Davide Brivio in Honda viene promosso: il francese è indicato tra i tre fuoriclasse della MotoGP con Márquez e Acosta, Brivio come dirigente capace di vincere e costruire.
Márquez favorito, ma la MotoGP cerca regole anche fuori dalla pista
Alla domanda sul favorito per il Mondiale MotoGP 2026, Pernat non gira intorno: Marc Márquez. Il motivo non è solo tecnico, ma mentale. Lo spagnolo, secondo l’ex manager, ha dimostrato di saper risalire da situazioni difficili, scegliere quando attaccare e quando accontentarsi di un piazzamento. “Sa gestire le varie situazioni due volte meglio di Bezzecchi e Martin”, ha spiegato, pur riconoscendo che quest’anno corre con maggiore attenzione dopo i problemi fisici.
Il mercato, intanto, resta un tema aperto. Pernat critica un sistema che tiene le trattative accese per gran parte dell’anno e propone una finestra chiara, tra luglio e agosto, con contratti validi solo da quel periodo in avanti. “Una volta si cominciava a parlare ad Assen”, ha ricordato, riprendendo un’idea già discussa con Carmelo Ezpeleta. Meno rumore, più pista. E forse più credibilità.
Restano alcuni casi che lo lasciano perplesso, da Toprak Razgatlioglu, arrivato in MotoGP nell’ultimo anno delle Michelin invece di attendere le Pirelli, ad Ai Ogura, passato da una buona Aprilia a una Yamaha ancora in ricostruzione. Scelte diverse, dice Pernat: c’è chi si è mosso per vincere, come Acosta e Márquez, e chi ha guardato di più al contratto. In mezzo, forse, Quartararo. Ma il verdetto più pesante riguarda la Ducati: con Acosta e Márquez, se la moto sarà competitiva, la concorrenza dovrà inventarsi qualcosa. E in fretta.








