La Formula 1 valuta per il 2027 un aumento delle gare Sprint, dalle 6 attuali a 9 o forse 10, con una discussione già aperta tra Liberty Media, team e vertici del Mondiale per rendere più densi i weekend di gara e trattenere il pubblico davanti a televisioni, circuiti e piattaforme digitali.
Formula 1, l’idea di portare le Sprint a 9 o 10 gare
Il tema, dentro il paddock, non è più soltanto una suggestione. La F1 ha introdotto le Sprint per dare un contenuto competitivo anche al sabato e, in alcuni casi, già al venerdì, riducendo il peso delle prove libere tradizionali. Oggi gli appuntamenti con gara corta sono 6, ma dal 2027 il calendario potrebbe ospitarne 9 o 10, secondo l’orientamento emerso negli ultimi giorni.
A spingere in questa direzione c’è una lettura molto chiara del prodotto: meno attese, più sessioni con punti in palio, più margine per errori e rimonte. Flavio Briatore, tornato da tempo nell’orbita della Formula 1, aveva alzato il tono della discussione con una battuta pesante: “Voglio 24 gare Sprint”. Una provocazione, certo. Ma non fuori dal clima del momento.
Anche Stefano Domenicali, presidente e amministratore delegato della Formula 1, ha difeso più volte la necessità di cambiare passo. “All’inizio le persone erano sempre scettiche riguardo a ciò che stavamo facendo”, ha spiegato, aggiungendo che la F1 deve avere “il dovere di essere coraggiosa e pensare fuori dagli schemi”. Parole che, lette oggi, sembrano accompagnare proprio l’ipotesi di un aumento delle gare brevi.
Punti Mondiale e peso delle Sprint nella classifica
Il nodo sportivo riguarda i punti Mondiale. Con il format attuale, chi vince tutte e 6 le Sprint può raccogliere 48 punti: una cifra non decisiva da sola, ma utile, soprattutto in un campionato tirato. Se le gare corte diventassero 10, il bottino massimo salirebbe a 80 punti. E lì il peso cambierebbe.
Non sarebbe una rivoluzione matematica, perché i Gran Premi della domenica resterebbero centrali. Però, in una stagione lunga e combattuta, 80 punti possono incidere sulla gestione del titolo, sulle strategie e persino sull’approccio dei piloti. Una partenza sbagliata, un contatto alla prima curva, una qualifica del venerdì meno pulita: dettagli che in un weekend normale si assorbono, ma che in un fine settimana Sprint rischiano di lasciare segni più profondi.
Il format, del resto, nasce proprio per comprimere i tempi. Nei weekend con Sprint, le squadre hanno una sola sessione di prove libere prima delle qualifiche. Meno dati, meno simulazioni, più incertezza. Agli spettatori piace vedere una griglia meno prevedibile; agli ingegneri, un po’ meno. E in garage, quando il tempo stringe, anche un piccolo errore di assetto può diventare una zavorra.
Il modello MotoGP e il caso Bagnaia-Martin
La MotoGP offre un precedente utile. Dal 2023 le Sprint si disputano in ogni weekend del Motomondiale e hanno cambiato il valore del sabato, trasformandolo in una giornata decisiva non solo per lo spettacolo, ma anche per la classifica. Il pubblico ha risposto, gli ascolti sono cresciuti in molti mercati e il format è diventato una parte stabile del campionato.
Il caso più citato resta quello del Mondiale 2024. Francesco Bagnaia vinse undici Gran Premi la domenica, ma perse il titolo contro Jorge Martin per 10 punti. A fare la differenza fu anche il rendimento nelle gare brevi: Martin fu più costante, Bagnaia lasciò per strada punti pesanti, spesso per cadute o scelte meno fortunate. In un campionato così serrato, il sabato smise di essere un passaggio intermedio. Diventò terreno di titolo.
La Formula 1 non è la MotoGP, e il rischio fisico ha natura diversa. Ma il principio resta. Più gare Sprint significano più occasioni per recuperare, però anche più possibilità di compromettere un weekend. Un incidente nella gara corta può obbligare i meccanici a ricostruire una monoposto in poche ore, incidere sul budget cap e rovinare la domenica. In quel momento, il confine tra intrattenimento e gestione sportiva diventa sottile.
Televisioni, pubblico e il rischio di snaturare il weekend
La spinta economica è evidente. I weekend con Sprint offrono più contenuti a televisioni, sponsor e promotori locali. Il venerdì non è più soltanto una giornata per appassionati puri e addetti ai lavori; diventa già un momento competitivo, con qualifiche o sessioni decisive. Per circuiti e broadcaster, significa vendere meglio l’intero pacchetto.
Domenicali ha riassunto il punto con una frase che spiega bene la strategia: la Formula 1 non compete solo con altri sport, ma “con tutto ciò che una persona può scegliere di fare nel proprio tempo libero: andare a teatro, al cinema, a un concerto oppure vivere qualsiasi altra esperienza”. Tradotto: il weekend di gara deve trattenere attenzione dall’inizio alla fine. Non basta più la domenica pomeriggio.
Resta però una domanda, ed è quella che molti team si fanno sottovoce. Quante Sprint può sopportare la Formula 1 senza perdere una parte della propria identità? Una gara breve ogni tanto spezza la routine, aumenta la tensione e offre un racconto diverso. Troppe, invece, potrebbero rendere meno speciale il Gran Premio e togliere spazio al lavoro tecnico, quello meno visibile ma centrale nella cultura della F1.
La decisione non è ancora stata presa. Serviranno confronti con squadre, piloti, FIA e promotori. Ma la direzione sembra tracciata: dal 2027 la Formula 1 vuole correre di più, anche quando non è domenica. E il sabato, sempre più spesso, potrebbe smettere di essere un’attesa.








