Moto GP

Marquez spaventa dopo Silverstone: il braccio non risponde e il ghiaccio non basta

Pilota in tuta rossa seduto nel box con ghiaccio sulla spalla, moto rossa sfocata sullo sfondo
Un pilota nel box applica il ghiaccio alla spalla dopo una sessione, richiamando i problemi fisici e la gestione gara in MotoGP.

Marc Marquez, pilota della Ducati Lenovo Team, ha ammesso dopo il difficile weekend di Silverstone di non avere pieno controllo del braccio destro, trasformando il prossimo Gp di Aragona del 30 agosto in un passaggio già delicato per la sua stagione in MotoGp, tra problemi fisici, gestione delle gomme e punti da recuperare nel Mondiale.

Marquez e il limite fisico emerso a Silverstone

La frase, più di altre, è rimasta lì: “La gomma era ok, io…”. Nel nuovo episodio di Inside Ducati Lenovo Team, Marc Marquez ha scelto un tono diretto, quasi da briefing privato diventato pubblico, per spiegare cosa non ha funzionato a Silverstone. “Il fisico non era a posto, ho rischiato di cadere, non avevo il controllo del braccio destro”, ha detto lo spagnolo, senza cercare alibi tecnici dove, almeno in parte, non ce n’erano.

Il punto è proprio questo. La Ducati non ha nascosto l’analisi del weekend britannico, ma dalle parole di Marquez è uscito qualcosa che va oltre il risultato in pista: il corpo, dopo anni di infortuni e recuperi, continua a presentare il conto. “Provavo a controllare, ma rispetto alle prove perdevo l’anteriore nelle curve 1 e 9 e non mi è piaciuto”, ha spiegato il pilota ai tecnici, descrivendo una moto che non sentiva più tra le mani come avrebbe voluto. Un dettaglio tecnico, certo. Ma anche un segnale.

Dal Sachsenring alla Gran Bretagna, il cambio di scenario

Prima della pausa estiva, Marquez sembrava aver ritrovato continuità, fiducia e velocità, anche grazie alla doppia vittoria al Sachsenring, pista che da sempre gli restituisce sensazioni favorevoli. Poi è arrivata Silverstone, con il suo asfalto veloce, le curve da percorrenza e una richiesta fisica diversa, più insistente sul lato destro del corpo. In quel momento, il quadro è cambiato.

Non bastano più, almeno non da soli, i rituali del recupero mostrati sui social: ghiaccio sul braccio, vaschette improvvisate, sorrisi tirati a fine giornata. Marquez conosce meglio di chiunque altro il confine tra resistenza e rischio, tra correre sul dolore e perdere lucidità. Eppure la domanda ora è più concreta: quanto può spingere, davvero, senza compromettere la guida? Il pilota spagnolo, quarto nel Mondiale MotoGp, non ha margini larghi se vuole rientrare nella lotta davanti.

Le voci dal paddock e il nodo della spalla

A riaccendere l’attenzione sulle condizioni fisiche del pilota è stato anche Simon Patterson, giornalista di The Race, che in un podcast ha raccontato di aver parlato con persone vicine all’entourage di Marc Marquez. “Mi hanno detto che la situazione non è così rosea, che ha ancora parecchi problemi alla spalla”, ha riferito Patterson, riportando una percezione che nel paddock circolava già da qualche tempo, magari sottovoce, tra box e hospitality.

Sono valutazioni indirette, non bollettini medici. Ma nel clima della MotoGp, dove ogni dettaglio pesa e ogni esitazione diventa cronometro, anche una confidenza assume valore. C’è chi sostiene che Marquez stia cercando di convivere con il problema più che affrontarlo di petto; lettura dura, forse ingenerosa, per un pilota che ha costruito parte della sua carriera proprio sulla capacità di rientrare, cadere, rialzarsi e tornare competitivo. La differenza, oggi, è che la Ducati ufficiale chiede una costanza diversa. Non un lampo. Una stagione intera.

Aragona spartiacque, tra gomme e risposta Ducati

Nel racconto di Silverstone, però, non c’è soltanto il fisico. Marquez ha segnalato anche un brusco degrado dello pneumatico posteriore, comparso già dal terzo giro e diventato, nelle sue parole, quasi ingestibile: “Era impossibile piegare e aprire il gas. Sul lato sembrava una gomma da bagnato. Non avevo mai avuto questa sensazione con questo pneumatico e non riuscivo a guidare”. Una descrizione netta, consegnata agli ingegneri dopo una gara in cui la moto non gli ha permesso di costruire l’attacco che cercava.

Dentro il box, Gigi Dall’Igna ha provato a tenere il punto, evitando letture troppo pesanti. Il direttore generale di Ducati Corse ha parlato di un episodio non preoccupante, legato anche a un circuito che ha riportato il team “alla realtà di un campionato combattuto contro avversari forti e indomabili”. Poi la linea, semplice: ritrovare lo spirito di prima della pausa, “metterci il cuore” e continuare a dare il massimo.

Il Gp di Aragona del 30 agosto, a questo punto, diventa più di una tappa in calendario. È la pista di casa, o quasi, per Marquez, un luogo dove il pubblico spagnolo saprà leggere ogni gesto, ogni smorfia, ogni giro lanciato del venerdì. Solo allora si capirà se Silverstone è stata una parentesi storta o il segnale di un limite da gestire con maggiore prudenza. Perché il talento resta. Ma in MotoGp, quando il corpo comincia a negoziare, anche il campione deve ascoltare.

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