A Colle Santa Lucia, in provincia di Belluno, chi vuole visitare oggi i luoghi legati alla leggenda ladina della Delibana, possibile radice alpina di Biancaneve, deve fare i conti anche con l’autovelox della SS638, riattivato dopo polemiche e ricorsi perché collocato lungo una delle strade più percorse verso il passo Giau. La storia, qui, corre su due piani: da una parte le miniere del Fursil, il Monte Pore e una tradizione orale che richiama da vicino la fiaba dei fratelli Grimm; dall’altra un apparecchio di controllo della velocità che, negli ultimi anni, ha fatto discutere automobilisti, motociclisti e amministratori locali.
La leggenda della Delibana, la Biancaneve delle Dolomiti
“C’era una volta”, in questo caso, non è soltanto l’avvio di una fiaba. Nelle valli ladine ai piedi del Monte Pore, la figura della Delibana appartiene a una tradizione più antica e radicata, tramandata tra Colle Santa Lucia, Selva di Cadore e l’area dell’Agordino. La giovane, secondo il racconto popolare, veniva scelta ogni sette anni per vivere nelle viscere della montagna insieme a sette minatori, custodi dei giacimenti di ferro.
Il parallelo con Biancaneve e i sette nani, pubblicata dai fratelli Jacob e Wilhelm Grimm nel 1812 e poi resa celebre dal film Disney del 1937, è evidente. Cambiano però il tono e il significato. Nella versione ladina non c’è una regina gelosa, non c’è una mela avvelenata, e manca anche il principe che arriva a salvare la protagonista. La Delibana, raccontano ancora le guide locali, non muore e non viene punita: entra nella miniera per garantire prosperità alla comunità, poi ne esce dopo sette anni. Come un risveglio, ma senza incantesimo.
Le miniere del Fursil e il ferro che viaggiava in Europa
Il cuore materiale della leggenda è il complesso minerario del Fursil, nel territorio di Colle Santa Lucia, alle pendici del Monte Pore. Da qui, per secoli, è stato estratto un ferro di qualità, lavorato e commercializzato non solo nelle vallate venete, ma anche oltre le Alpi. Proprio questo dettaglio alimenta una delle ipotesi più affascinanti: insieme al metallo, lungo le rotte degli scambi, potrebbe essere arrivata in area germanica anche la storia della Delibana.
Non esiste, su questo punto, una prova documentale conclusiva. Gli studiosi di tradizioni popolari parlano piuttosto di analogie, contaminazioni, passaggi orali. Eppure il legame resta forte, anche per chi arriva oggi in paese con una curiosità semplice: vedere da vicino i luoghi in cui mito e lavoro minerario si sono intrecciati. La miniera dei Vauz, scavata nel Cinquecento e inserita nel sistema del Fursil, è visitabile con accompagnamento guidato. Le informazioni aggiornate su orari, prenotazioni e modalità di accesso sono fornite dall’Associazione Turistica Colle Santa Lucia.
Come visitare Colle Santa Lucia senza correre rischi
Raggiungere Colle Santa Lucia in auto o in moto è una scelta naturale per molti viaggiatori, soprattutto durante l’estate e nei fine settimana di bel tempo. La strada sale tra boschi, tornanti e aperture sulle Dolomiti, poi prosegue verso il passo Giau, a 2.236 metri di quota, uno dei valichi più frequentati dagli appassionati di montagna e ciclismo. Il percorso, però, non è una pista panoramica: resta una strada statale, con limiti e controlli.
Il tratto da tenere d’occhio è la SS638, in particolare all’altezza del chilometro 11+440, dove si trova l’autovelox di Colle Santa Lucia. L’apparecchio controlla entrambe le direzioni di marcia, verso Selva di Cadore e verso Cortina d’Ampezzo. In passato il limite era fissato a 50 chilometri orari; dopo lo stop e la successiva riattivazione, il limite è stato portato a 70 chilometri orari, valore attualmente indicato per quel tratto. Meglio, quindi, non affidarsi alla percezione della strada “libera”. Basta poco, soprattutto in discesa.
L’autovelox della SS638, tra multe, ricorsi e polemiche
L’autovelox del passo Giau è finito al centro del dibattito nazionale per l’entità degli incassi rapportata alle dimensioni del paese. Tra il 2021 e il 2024, secondo i dati riportati dalle cronache locali e nazionali, avrebbe prodotto sanzioni per circa 1 milione e 66 mila euro, di cui circa 400 mila euro nel solo 2024. Una cifra che colpisce se confrontata con la popolazione di Colle Santa Lucia, poco più di 300 residenti.
Le polemiche si sono intrecciate con il tema, più ampio, degli apparecchi approvati, omologati e collaudati. Il dispositivo era stato spento dopo contestazioni e ricorsi al Giudice di Pace; poi era stato danneggiato nell’ambito delle azioni attribuite a “Fleximan”, il nome usato per indicare l’autore o gli autori di diversi abbattimenti di autovelox nel Nord Italia. In seguito è stato ripristinato e riacceso, con limite modificato. Oggi l’apparecchio risulta inserito tra quelli approvati dal Ministero dei Trasporti.
Chi parte alla ricerca della Delibana, dunque, deve tenere insieme due attenzioni: prenotare la visita alle miniere e guardare il tachimetro. La montagna, qui, racconta fiabe antiche. La strada, invece, non perdona distrazioni.








