Moto GP

Capirossi entra tra le leggende della MotoGp e rivive le emozioni della pista

Uomo con targa commemorativa in sala stampa, mentre giornalisti e addetti ai lavori applaudono
Standing ovation in sala stampa per la consegna di un riconoscimento a un ex pilota durante un evento nel paddock.

Loris Capirossi è entrato oggi, sabato 12 settembre 2026, nella MotoGP Hall of Fame durante una cerimonia a Misano Adriatico, nel paddock del Gran Premio di San Marino, per celebrare una carriera che lo ha reso uno dei volti più riconoscibili del motociclismo italiano. Nella sala stampa del circuito, quella in cui di solito si commentano pole position, cadute e strategie, l’ex pilota romagnolo ha ricevuto una standing ovation da giornalisti, addetti ai lavori e protagonisti del Motomondiale. Un applauso lungo, in piedi. Non una formalità.

Loris Capirossi Legend MotoGP, l’omaggio a Misano

La cerimonia ha segnato l’ingresso ufficiale di Loris Capirossi tra le MotoGP Legends, il gruppo ristretto dei piloti che la classe regina considera parte della propria memoria sportiva. Non solo per i risultati, ma per ciò che hanno rappresentato in pista e fuori. Capirossi, tre volte campione del mondo e ancora oggi il più giovane iridato nella storia del Motomondiale, ha ascoltato l’annuncio con il volto teso, poi si è lasciato andare a un sorriso. «Stamattina, quando mi sono svegliato, la prima cosa che ho pensato è stata che alle 12 avrei avuto questo evento», ha raccontato. «Non sapevo veramente come affrontarlo. Ho risentito le stesse sensazioni che avevo prima di una gara».

In sala c’erano anche i genitori, Giordano e Patrizia, figure centrali nella sua storia sportiva. Furono loro, negli anni difficili degli inizi, a credere fino in fondo nel talento del figlio, anche con scelte pesanti per una famiglia normale. Capirossi lo ha ricordato senza cercare toni solenni, quasi abbassando la voce. «Questo momento corona tutte le cose difficili che ci sono state dietro. Mi ripaga di quello che ho fatto in tanti anni». Poi una battuta, per alleggerire: «È segno che stiamo diventando vecchi». Risate, ma anche occhi lucidi.

Il record da campione del mondo più giovane

La carriera di Capirossi resta legata a un primato che resiste da 36 anni: nel 1990 vinse il titolo mondiale della 125 a Phillip Island, diventando il più giovane campione del mondo della storia. Un record che, negli ultimi anni, sembrava potesse cadere con l’arrivo di nuovi talenti precoci. «Pedro Acosta non mi ha battuto per un solo giorno», ha ricordato l’ex pilota, prima di aggiungere con il suo tono diretto: «E di questo sono molto contento». La sala ha risposto con una risata spontanea.

Quel titolo, arrivato all’ultima gara del suo anno d’esordio, resta per Capirossi più di una statistica. «Se devo pensare a un momento, penso a quella corsa», ha spiegato. Accanto a lui, in quel giorno australiano, c’era Fausto Gresini, nome che nel paddock porta ancora con sé rispetto e memoria. «Quello è un momento che resterà per sempre», ha aggiunto. Non una gara qualsiasi, dunque, ma il punto da cui cominciò una lunga storia fatta di 328 Gran Premi disputati, vittorie, cadute, rientri e passaggi tecnici che hanno attraversato epoche diverse del motociclismo.

Le rivalità con Valentino Rossi, Biaggi e Romboni

Nel racconto di Loris Capirossi sono tornati anche gli avversari, compagni di generazione e di battaglie. Non ha evitato i nomi. «Quando battevo Valentino la goduria era doppia», ha detto sorridendo, riferendosi a Valentino Rossi. Poi ha allargato il discorso: «Anche le sfide con Romboni, con Max Biaggi erano esaltanti. I miei veri rivali erano quelli, i ragazzi con cui avevo cominciato». Parole dette senza nostalgia costruita, con la naturalezza di chi ha vissuto quella stagione dall’interno.

Il punto, per Capirossi, non è mai stato solo vincere. O almeno non più, guardando oggi a distanza. «La cosa fighissima è essere riuscito a creare un rapporto fantastico con tutti loro», ha confidato. In pista, però, non faceva sconti. Lo sapevano bene i rivali, che spesso lo hanno descritto come un pilota duro, rapido nel corpo a corpo, difficile da piegare. «Il mio difetto, se possiamo dire così, è che ho sempre avuto un cuore molto grande», ha ammesso. «Quando eravamo in pista non mi tiravo indietro. Poi quel cuore mi portava a fare scelte che magari non erano le più giuste nell’immediato. Ma sono felicissimo così».

Il valore della Hall of Fame per Capirossi

L’ingresso nella Hall of Fame della MotoGP ha dato alla giornata un significato che va oltre il palmarès. Capirossi lo ha spiegato a modo suo, con una frase che racconta molto del suo rapporto con le vittorie: «Nel mio museo ho pochissime coppe, perché per me le coppe sono pezzi di latta». Una dichiarazione ruvida, quasi controcorrente, ma coerente con il personaggio. Per lui restano di più «i ricordi, le battaglie, la gente».

E infatti il passaggio più sentito è arrivato proprio lì, quando l’ex pilota ha parlato dell’affetto ricevuto ancora oggi nel paddock e tra i tifosi. «La cosa che ha veramente valore per me è che tanta gente mi voglia ancora bene», ha detto. A Misano, davanti a colleghi, giornalisti e volti familiari del Motomondiale, quel bene si è visto in modo chiaro. Una sala stampa non si alza spesso in piedi. Questa volta lo ha fatto per un pilota che, prima ancora di diventare Legend, era già entrato nella memoria di chi le moto le guarda, le racconta e le ha vissute da vicino.

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