Mika Hakkinen, due volte campione del mondo di Formula 1, ha commentato in vista del prossimo appuntamento al Madring di Madrid la crescita di Kimi Antonelli, reduce dalla vittoria di Monza, spiegando perché il giovane pilota italiano stia affrontando la corsa al Mondiale con una maturità rara per la sua età. L’ex McLaren, oggi membro della Laureus World Sports Academy, ha parlato del nuovo circuito spagnolo, degli equilibri tra squadre e del tema, sempre delicato, degli ordini di scuderia.
Hakkinen e il Madring: “In qualifica si arriverà al limite”
Di piste nuove, sfide tese e duelli pesanti, Mika Hakkinen se ne intende. Il finlandese, iridato nel 1998 e nel 1999 con la McLaren, ha raccontato di aver visto da vicino il tracciato del Madring durante un viaggio a Madrid per i premi Laureus, cogliendo subito — ha spiegato — un clima di attesa attorno al ritorno della Formula 1 nella capitale spagnola.
“Ci sono stato un paio di mesi fa e l’ho trovato molto affascinante dal punto di vista della guida”, ha detto Hakkinen. Secondo l’ex pilota, il circuito potrebbe mettere sotto pressione i team già dal sabato: “La gara sarà interessante, ma soprattutto nelle qualifiche si arriverà al limite”. Una frase detta con calma, da chi conosce bene quel confine sottile tra coraggio e misura. E su un tracciato nuovo, quel confine si vede meno.
Antonelli dopo Monza: maturità e gestione del rischio
Il tema centrale, però, resta Kimi Antonelli, arrivato a Madrid dopo la vittoria di Monza, nella gara di casa. Hakkinen non ha nascosto la sua sorpresa per la rapidità con cui il pilota italiano si è adattato alla pressione della Formula 1, pur avendo meno esperienza rispetto a molti rivali diretti.
“È impressionante, soprattutto se si pensa alla poca esperienza che ha in pista”, ha spiegato il finlandese. Poi il confronto con sé stesso, senza retorica: “È molto più maturo di quanto fossi io alla sua età”. Per Hakkinen, il punto non è solo la velocità pura, ma la capacità di scegliere quando attaccare e quando accontentarsi. “Quando sei giovane rischi di esagerare, di voler tirare fuori tutto da ogni weekend. Invece, se pensi al Mondiale, a volte devi giocare d’intelligenza”.
Il riferimento è alla scelta fatta prima di Monza, quando Antonelli aveva accettato una penalità nella gara di casa. Una decisione prudente, almeno sulla carta. “Poi alla fine ha vinto comunque”, ha ammesso Hakkinen, quasi a sottolineare che certi piloti riescono a trasformare anche una strategia difensiva in un risultato pesante. Non accade spesso. E quando accade, il paddock se ne accorge.
La pressione degli avversari e l’energia attorno a Kimi
Sul fronte della lotta iridata, Hakkinen vede un campionato ancora aperto nella forma, ma segnato da un elemento psicologico forte: la serenità che circonda Antonelli. Le altre squadre, ha osservato, hanno recuperato terreno rispetto alla prima parte della stagione, ma non sembrano ancora aver incrinato la fiducia del giovane italiano.
“Non penso che Antonelli senta la pressione in quel senso”, ha detto l’ex campione. Piuttosto, secondo lui, il pilota sta vivendo dentro un ambiente fatto di “positività ed entusiasmo”, due fattori che possono aiutare a tenere la mente lucida anche quando il calendario si fa pesante. E in Formula 1, dove una partenza sbagliata o un giro di troppo sulle gomme possono cambiare una domenica, la lucidità pesa quanto il passo gara.
Per gli inseguitori, quindi, la missione resta complicata. Hakkinen l’ha sintetizzata con una formula semplice: “Toccherà ai suoi avversari fare qualcosa di magico”. Una battuta, certo. Ma anche un’indicazione tecnica: per battere un pilota veloce, sostenuto dal team e capace di amministrare i weekend, non basta aspettare un errore. Bisogna costruire pressione. Giro dopo giro.
Ordini di scuderia, Hamilton e il confronto con l’epoca Schumacher
Nell’intervista, Hakkinen è tornato anche su un tema che attraversa ogni stagione di Formula 1: il rapporto tra prime e seconde guide. Il finlandese ha ricordato gli anni dei duelli con Michael Schumacher e la Ferrari, quando gli ordini interni, a suo dire, venivano utilizzati già nella prima parte del campionato. “Era una scelta molto evidente”, ha spiegato.
Alla McLaren, ha aggiunto, l’approccio era diverso: il team cercava di dare le stesse opportunità a entrambi i piloti finché la classifica non rendeva necessario puntare su uno solo. Oggi, però, tutto è più esposto. Radio, social, analisi in tempo reale: ogni decisione diventa discussione pubblica. “Le squadre sono più caute nell’attivare ordini”, ha osservato Hakkinen.
Alla domanda su cosa farebbe lui, la risposta è arrivata con un sorriso da ex pilota: “Reagirei in modo vecchio stile: se abbiamo un campionato da vincere, proviamo a farcela in ogni modo”. Poi la precisazione, più da uomo di squadra: bisogna capire anche il team, soprattutto quando la tensione sale.
Hakkinen ha citato anche le recenti parole di Lewis Hamilton, che aveva chiesto più chiarezza nella gestione delle dinamiche interne. “La frustrazione è normale, soprattutto appena scesi dalla macchina”, ha ammesso. Il punto, per lui, è trasformare quella tensione in qualcosa di utile. Non lasciarla lì, a bruciare nel box.








