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Il segreto della McLaren: stesso motore di Kimi, ma Norris vola in pole

Monoposto di Formula 1 arancione e nera in uscita da una curva su circuito cittadino, con cordoli rosso-bianchi
Una monoposto in uscita di curva su un circuito urbano, immagine che richiama la pole e la gestione dell’energia in qualifica.

Lando Norris ha conquistato la pole position al Madring sabato, nelle qualifiche del nuovo circuito di Madrid, grazie a un lavoro mirato con l’ingegnere di pista Will Joseph sulla gestione dell’energia della sua McLaren MCL40, decisivo per compensare anche il mancato lavoro nella FP2 e trovare il limite nel giro lanciato.

Norris in pole al Madring, il giro costruito curva dopo curva

La pole di Norris non era un risultato scontato. Il pilota britannico della McLaren, infatti, arrivava alla qualifica con lo svantaggio di non aver completato la seconda sessione di prove libere, un passaggio di solito prezioso su una pista nuova, dove riferimenti, cordoli e punti di trazione vanno scoperti giro dopo giro.

Eppure, nel momento decisivo, Norris ha mostrato una lettura molto rapida del Madring. Dopo il giro, il pilota ha spiegato di aver capito “già dalle prime curve” che la vettura rispondeva nel modo atteso, soprattutto nei cambi di direzione e nelle uscite lente. Una sensazione netta. Quella che consente di anticipare l’acceleratore senza aspettare che la macchina sia già composta.

La differenza, secondo quanto emerso dai dati dei micro-settori, è arrivata proprio lì: nelle uscite di curva, dove la MCL40 ha permesso a Norris di portare velocità prima degli avversari. Nell’ultima curva il britannico ha scelto una linea aggressiva, aprendo il gas quando la monoposto non era ancora del tutto dritta. “Per un attimo ho pensato di finire largo”, avrebbe confidato nel box. Ma quel rischio gli ha consegnato centesimi pesanti.

La gestione dell’energia McLaren ha fatto la differenza

Uno dei punti centrali della qualifica è stato l’uso della energia elettrica lungo il giro. Al Madring, circuito con molte curve ravvicinate e tratti in cui la trazione conta più della velocità pura, non esisteva una sola strategia valida per distribuire la potenza ibrida. Si poteva spendere prima, risparmiare in alcuni passaggi, oppure costruire il giro con una progressione diversa.

La McLaren ha scelto una strada differente rispetto alla Mercedes, pur utilizzando la stessa power unit. Non un dettaglio da poco. Norris e il suo ingegnere Will Joseph hanno lavorato durante la FP3 su diverse mappature, cercando una distribuzione dell’energia che desse al pilota fiducia nei punti più delicati, in particolare nelle sequenze di curve dove serve una risposta immediata del motore elettrico.

Il risultato è stato un compromesso molto efficace. La MCL40 non ha cercato soltanto la massima spinta sui rettilinei, ma ha privilegiato la continuità, lasciando a Norris la possibilità di attaccare le uscite senza esitazioni. In qualifica, su un circuito nuovo e ancora poco conosciuto, questa libertà pesa. Anche più di un vantaggio tecnico evidente sulla carta.

McLaren batte Mercedes con lo stesso motore

Il dato più interessante resta il confronto interno alla fornitura motoristica: la McLaren, squadra cliente, ha battuto la Mercedes ufficiale usando la stessa base di power unit. La differenza, in questo caso, non sembra essere arrivata dal motore in sé, ma dal modo in cui il team di Woking ha interpretato il giro e lo ha cucito sulle esigenze di Norris.

La gestione energetica, infatti, non è solo una questione di software o numeri sul volante. Conta la sensibilità del pilota, conta il dialogo con il muretto, conta la capacità di capire dove un decimo può nascere senza compromettere il resto del giro. “Lando si è sentito subito a suo agio con quella distribuzione”, ha spiegato una fonte del paddock vicina al team, riferendosi al lavoro fatto tra prove libere e qualifica.

Il Madring ha mostrato limiti sul piano dei sorpassi, almeno secondo le prime valutazioni dei team. Le traiettorie utili non sembrano molte e le battaglie ruota a ruota potrebbero dipendere dalla gestione gomme più che dall’attacco diretto. In qualifica, però, il tracciato di Madrid ha offerto ai piloti margini interpretativi ampi: linee diverse, uso variabile dell’ibrido, approcci non identici nelle zone di trazione.

MCL40 agile, Norris più a suo agio di Piastri

La McLaren MCL40 era considerata, già alla vigilia, una delle monoposto più adatte alle caratteristiche del Madring. Il passo corto e l’agilità nei cambi di direzione hanno aiutato Norris a trovare ritmo nei tratti guidati, quelli dove la vettura deve ruotare in fretta e scaricare potenza senza scivolare troppo sulle gomme posteriori.

Da quando il team ha introdotto a Budapest l’ultimo ampio pacchetto di aggiornamenti, la macchina ha guadagnato equilibrio e una finestra di utilizzo più chiara. Norris, fin qui, è sembrato il pilota più capace di sfruttarla. Oscar Piastri, al contrario, continua a mostrare qualche difficoltà in più con le reazioni della vettura, soprattutto quando l’assetto richiede un inserimento deciso e un’accelerazione anticipata.

La pole di Norris a Madrid, quindi, non nasce da un singolo episodio. È il prodotto di sensibilità, metodo e lavoro sui dettagli: cordoli letti con precisione, energia distribuita nel modo giusto, fiducia costruita in pochi giri. Poco margine, tanti centesimi messi insieme. Ed è spesso lì, in Formula 1, che una qualifica cambia volto.

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