Formula 1

Red Bull, il rebus del 2027: tre sedili per cinque piloti

Pilota con casco in mano in un box di Formula 1, con monoposto blu e tecnici al lavoro davanti ai monitor
Nel box, tecnici e un giovane pilota osservano la monoposto: un clima da valutazioni e scelte per i sedili del 2027.

La Red Bull e la Racing Bulls devono decidere, dopo il weekend di Zandvoort, chi affiancherà Max Verstappen e chi occuperà gli altri sedili disponibili nel 2027, perché l’infortunio di Isack Hadjar ha riaperto una partita che a Milton Keynes e Faenza sembrava solo rinviata. La conferma dell’olandese, attesa e poi arrivata, ha chiuso una porta. Le altre, però, restano socchiuse. E dietro ci sono piloti in cerca di riscatto, giovani già sotto osservazione e una gestione sportiva chiamata a scegliere senza margini larghi.

Red Bull, il rinnovo di Verstappen non chiude il mercato piloti

Il rinnovo di Max Verstappen ha sistemato il punto fermo della galassia Red Bull, ma non ha risolto il nodo dei tre posti ancora da assegnare tra la squadra principale e la Racing Bulls in vista della stagione 2027. In un paddock abituato a leggere ogni dettaglio — una convocazione, un test, una frase nel dopo gara — l’assenza di Hadjar a Zandvoort ha rimesso in circolo nomi che sembravano ai margini.

La filosofia della struttura guidata da Red Bull è nota da anni: promozioni rapide, giudizi severi, poco tempo per ambientarsi. A volte basta un avvio storto per cambiare tutto. Stavolta, però, il quadro è meno lineare, perché Hadjar aveva dato segnali convincenti e, secondo quanto filtra dal team, la gestione più paziente del team principal Laurent Mekies aveva aiutato il francese a trovare continuità.

L’infortunio in Olanda, arrivato nel momento meno comodo, non cancella quanto mostrato finora. Ma apre spazio agli altri. E nel sistema Red Bull, quando si libera una possibilità, anche minima, chi è fuori o in bilico prova a farsi vedere.

Tsunoda e Lawson sfruttano la chance di Zandvoort

Il Gran Premio d’Olanda ha offerto a Yuki Tsunoda l’occasione che aspettava da mesi: tornare su una monoposto della Racing Bulls dopo l’esclusione dai piani principali per la stagione in corso. Il giapponese ha chiuso con l’undicesimo posto in griglia, risultato che nel suo box è stato accolto con soddisfazione misurata, senza proclami. Lui, però, nel dopo gara, ha scelto parole dirette.

«Onestamente ho guidato quattro volte negli ultimi otto mesi, l’ultima ad Abu Dhabi 2025. Penso di aver fatto un buon lavoro. Credo che il mio manager e gli altri team dovrebbero chiamarmi», ha detto Tsunoda, fermandosi pochi minuti davanti ai cronisti. Una frase semplice, quasi buttata lì. Ma il messaggio era chiaro: il giapponese non si considera fuori dal giro.

Anche Liam Lawson ha usato Zandvoort come una risposta in pista. Chiamato a sostituire Hadjar in Red Bull, il neozelandese ha chiuso il weekend con un settimo posto che pesa, soprattutto alla luce di quanto accaduto nella stagione precedente, quando la scuderia austriaca aveva deciso di cambiarlo già dopo il terzo Gran Premio. Una ferita sportiva, mai nascosta del tutto.

Il suo risultato non basta, da solo, a blindare un sedile. Però lo rimette nella conversazione. E per un pilota cresciuto dentro il programma Red Bull Junior Team, essere di nuovo “nella conversazione” conta più di quanto sembri.

Hadjar e Lindblad restano in corsa per il 2027

Il primo nome da valutare resta comunque Isack Hadjar, perché il rendimento mostrato prima dello stop aveva convinto buona parte del muretto. Il francese, promosso in un contesto non semplice, era riuscito a interrompere almeno in parte quella che nel paddock viene chiamata da tempo la “maledizione del secondo pilota Red Bull”: un sedile pesante, spesso logorante, accanto al riferimento tecnico e mentale rappresentato da Verstappen.

Hadjar ha portato punti, ritmo e una certa maturità nei fine settimana più complicati. Non un dettaglio, in una squadra che per anni ha chiesto ai propri giovani di essere pronti quasi subito. Adesso la priorità è capire tempi e conseguenze dell’infortunio, prima di trasformare una pausa forzata in una valutazione sportiva definitiva.

C’è poi Arvid Lindblad, al primo anno in Formula 1 sulla seconda monoposto della Racing Bulls. Il britannico, osservato da vicino dagli uomini di Milton Keynes, rappresenta un profilo diverso: meno esposto mediaticamente, ma interno al percorso di crescita costruito dalla Red Bull. A Faenza lo considerano un investimento, non solo una soluzione di passaggio.

La difficoltà, per il gruppo, è proprio questa: scegliere tra piloti che hanno argomenti diversi. Hadjar ha il rendimento recente, Lawson la risposta in condizioni difficili, Tsunoda l’esperienza, Lindblad il margine di crescita. Troppi nomi, pochi sedili. E nessuna decisione davvero comoda.

Tsolov sale sulla Racing Bulls a Imola

Nel frattempo avanza Nikola Tsolov, il nome nuovo che la Red Bull sta seguendo con crescente attenzione. Bulgaro, leader del campionato di Formula 2, pilota del Red Bull Junior Team e già primatista per numero di successi nella storia della Formula 3, Tsolov è atteso giovedì a Imola per il primo contatto con una monoposto di Formula 1, la Racing Bulls Vcarb02.

Il test servirà anche nel percorso verso la Superlicenza FIA, necessaria per un eventuale debutto nelle prove libere nel corso della stagione. Non è, di per sé, una promessa di sedile. Nel linguaggio della Formula 1, però, certi passaggi pesano: mettere un giovane su una vettura attuale, osservarlo con ingegneri e piloti ufficiali presenti, significa misurarne metodo, velocità di adattamento e lucidità.

A Imola ci saranno anche Liam Lawson e Arvid Lindblad, dettaglio non secondario. Il confronto sarà indiretto, filtrato dai programmi di lavoro e dai carichi di carburante, ma gli uomini della Racing Bulls avranno materiale da analizzare. Tempi, feedback, modo di stare nel box. Tutto entra nel dossier.

La scelta finale non è attesa nell’immediato, anche perché Red Bull vuole prima capire le condizioni di Hadjar e l’evoluzione dei prossimi Gran Premi. Ma il quadro, dopo Zandvoort, è cambiato. Verstappen resta il centro del progetto; intorno, invece, la partita è aperta. E stavolta, più che trovare un erede, servirà evitare di perdere il pilota giusto.

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