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Nuovo codice della strada, Salvini frena sulla Pec obbligatoria

Scrivania con laptop, documenti auto, chiavi e smartphone in un ufficio pratiche, con due persone che parlano sullo sfondo
Documenti e strumenti digitali per le pratiche auto in ufficio, al centro del dibattito sulla Pec obbligatoria nel Codice della strada.

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha escluso, oggi a Roma, l’introduzione della Pec obbligatoria per le pratiche automobilistiche nel nuovo Codice della strada, dopo le anticipazioni circolate nei giorni scorsi su una proposta inviata al Mit da alcuni operatori del settore per vincolare immatricolazioni, revisioni e passaggi di proprietà alla comunicazione di un domicilio digitale.

Pec obbligatoria, lo stop del Mit alla proposta

La linea del ministero è arrivata con una nota diffusa dal Mit, nel pieno del confronto tecnico sul nuovo testo. “La proposta di vincolare le richieste di rilascio, rinnovo della patente, immatricolazione o revisione di un veicolo alla comunicazione di un domicilio digitale, con una Pec obbligatoria, non sarà inserita nel nuovo Codice della strada”, ha dichiarato Salvini, chiudendo il caso prima che la misura entrasse davvero nel percorso legislativo.

La precisazione non è secondaria, perché la bozza circolata nelle ultime ore aveva già acceso il dibattito tra automobilisti, autoscuole e agenzie di pratiche auto. Secondo il ministero, quella sulla Posta elettronica certificata era una delle molte osservazioni arrivate ad agosto da “oltre 100 fra associazioni di settore, tecnici, professionisti e imprese”, chiamati a inviare riflessioni e suggerimenti sul provvedimento. Non una decisione presa, dunque. Una proposta sul tavolo, poi accantonata.

“Nessuna obbligatorietà e nessun nuovo vincolo”, ha aggiunto il ministro, spiegando che l’obiettivo resta quello di “semplificare le procedure e la vita dei cittadini” e di garantire “più sicurezza sulle strade italiane”. Parole nette, arrivate mentre il testo è ancora in fase di lavorazione e dovrà trasformarsi in un disegno di legge definitivo prima dell’esame in Parlamento.

Quali pratiche auto sarebbero state coinvolte

L’ipotesi iniziale avrebbe riguardato una parte ampia delle pratiche automobilistiche, dalle immatricolazioni ai passaggi di proprietà, fino alle revisioni periodiche dei veicoli. In pratica, per completare molte operazioni allo sportello o tramite agenzia sarebbe stato necessario comunicare un indirizzo di Posta elettronica certificata e, in alcuni casi, risultare iscritti all’Inad, l’Indice nazionale dei domicili digitali.

Nella bozza, secondo quanto emerso, la Pec sarebbe potuta servire anche per ottenere il Documento unico del veicolo, acquisire le targhe, registrare aggiornamenti della carta di circolazione o richiedere duplicati in caso di furto, smarrimento o deterioramento. Un perimetro largo. Dentro sarebbero finite anche le vetture iscritte al Registro dei veicoli esteri, cioè i mezzi con targa straniera utilizzati da persone residenti in Italia.

Il punto più discusso era proprio questo: trasformare uno strumento oggi obbligatorio solo per alcune categorie in un passaggio necessario per milioni di cittadini. Da qui le reazioni, e poi la frenata del ministero. Per ora, dunque, chi deve vendere un’auto, revisionare un mezzo o aggiornare un libretto non dovrà dotarsi di Pec per effetto del nuovo Codice.

Che valore legale ha la Posta elettronica certificata

La Posta elettronica certificata ha lo stesso valore di una raccomandata con ricevuta di ritorno quando il messaggio viene inviato da una casella Pec a un’altra casella Pec. Il sistema funziona attraverso gestori accreditati dall’Agenzia per l’Italia digitale, che certificano tre passaggi: l’invio, la consegna e l’integrità del contenuto trasmesso.

Il messaggio viaggia in una sorta di busta digitale firmata dal gestore. Se il testo venisse modificato durante la trasmissione, la firma non risulterebbe più valida e l’invio perderebbe efficacia. La ricevuta di accettazione indica data e ora della spedizione; quella di avvenuta consegna stabilisce il momento in cui la comunicazione viene considerata legalmente recapitata al destinatario, anche se la mail non viene aperta.

È un dettaglio che pesa, per esempio, sulle notifiche di multe e sanzioni. Una comunicazione inviata via Pec può far decorrere termini e scadenze, compresi quelli per pagamenti ridotti o ricorsi. Proprio per questo, chi sceglie volontariamente un domicilio digitale deve controllarlo con regolarità, o almeno collegarlo a una mail ordinaria per ricevere avvisi.

Oggi l’obbligo di avere una Pec riguarda società, imprese, ditte individuali, lavoratori autonomi, professionisti iscritti a un ordine ed enti pubblici. Per gli altri cittadini resta una facoltà. Possono attivarla se la ritengono utile, ma non sono tenuti a farlo per le pratiche legate all’auto.

Come si attiva una Pec e cosa cambia per i cittadini

La Pec non viene rilasciata direttamente dallo Stato, ma da gestori privati autorizzati dall’Agenzia per l’Italia digitale. Tra i più noti ci sono Aruba, Poste Italiane, Tim, Legalmail-InfoCert, Libero e Virgilio, insieme ad altri operatori spesso collegati a convenzioni professionali. Il servizio è a pagamento: in genere si parte da pochi euro l’anno, con costi che variano in base a spazio disponibile, servizi inclusi e numero di invii consentiti.

Per attivarla servono dati anagrafici, codice fiscale, un documento d’identità valido e il pagamento del canone. L’indirizzo può poi essere registrato nell’Inad, il portale dei domicili digitali, accedendo con Spid, carta d’identità elettronica o carta nazionale dei servizi. Solo allora le pubbliche amministrazioni potranno usare quell’indirizzo per comunicazioni ufficiali, dalle multe agli accertamenti.

Nel caso discusso in questi giorni, gli automobilisti avrebbero dovuto affrontare un passaggio in più per operazioni comuni, anche semplici. Il chiarimento del Mit elimina questo scenario: nessuna Pec obbligatoria per immatricolare un veicolo, fare una revisione o completare un passaggio di proprietà. Il nuovo Codice della strada, però, resta un cantiere aperto. Il testo dovrà ancora essere definito, approvato dal governo e poi affrontare l’iter parlamentare.

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