La Ferrari celebrerà Michael Schumacher nel weekend del Gran Premio d’Italia 2026, in programma a Monza il 6 settembre, con una livrea speciale sulla SF-26 di Charles Leclerc e Lewis Hamilton, per rendere omaggio ai trent’anni dalla prima vittoria in rosso del tedesco e ai vent’anni dal suo ultimo successo con Maranello.
Ferrari, a Monza la SF-26 omaggia Michael Schumacher
A Maranello il messaggio è arrivato prima con pochi indizi, poi con una frase che ha lasciato poco spazio ai dubbi: “Honouring a legacy that helped shape our own”, onorare un’eredità che ha contribuito a plasmare la nostra. La Ferrari ha scelto Monza, casa del tifo rosso, per ricordare Michael Schumacher, il pilota che più di ogni altro ha legato il proprio nome alla stagione moderna della Scuderia.
Secondo le prime indiscrezioni, la SF-26 correrà il GP d’Italia con una veste ispirata alla F310, la monoposto del 1996, la prima guidata da Schumacher dopo il suo arrivo dalla Benetton. Il richiamo dovrebbe passare da alettoni neri, corpo rosso e cerchioni dorati, una combinazione pensata per riportare alla memoria una Ferrari diversa, ruvida, ancora lontana dal dominio degli anni Duemila. Ma già decisiva, almeno sul piano simbolico.
Il richiamo alla F310 e al primo successo in rosso
Il 2026 segna i trent’anni dalla prima vittoria di Schumacher con la Ferrari, arrivata il 2 giugno 1996 nel Gran Premio di Spagna a Barcellona, sotto una pioggia fitta che trasformò quella gara in una prova di guida e controllo. Fu il primo successo del tedesco con il Cavallino, un pomeriggio rimasto nella memoria dei tifosi per la distanza inflitta agli avversari e per l’impressione, netta, che qualcosa stesse cambiando.
La F310, 43ª monoposto costruita dalla Ferrari per il Mondiale di Formula 1, non fu una vettura dominante. Aveva limiti tecnici evidenti e una linea che divise molto, anche dentro il paddock. Eppure con quella macchina Schumacher vinse tre gare nel 1996, chiudendo il campionato al terzo posto nella classifica Piloti dietro alle Williams, con otto podi complessivi. La livrea annunciata per Monza 2026 nasce da lì: non da una stagione di dominio, ma dall’inizio di un ciclo.
Leclerc e Hamilton con il peso della memoria Ferrari
A portare in pista il tributo saranno Charles Leclerc e Lewis Hamilton, chiamati a trasformare una scelta estetica in un fine settimana di gara, con tutto ciò che Monza comporta per la Ferrari. Il monegasco conosce bene il peso del pubblico italiano, dopo la vittoria del 2019; Hamilton, arrivato a Maranello per aprire una nuova fase della carriera, correrà invece il suo primo omaggio diretto a Schumacher da pilota Ferrari.
Non sarà soltanto una questione di colori. A Monza, la Ferrari corre sempre dentro una cornice diversa: bandiere lungo il rettilineo, tifosi assiepati già dal venerdì mattina, il podio che sembra sporgere dentro la pista. “Home is calling”, ha scritto la Scuderia sui propri canali social, preparando il terreno all’annuncio. Casa chiama, appunto. E per Schumacher, che a Monza ha costruito una parte essenziale del proprio legame con il Cavallino, quella parola pesa più di altre.
Dalla Cina 2006 a Monza, vent’anni dopo l’ultimo trionfo
Il tributo cade anche nel ventennale dell’ultima vittoria di Schumacher con la Ferrari, conquistata nel Gran Premio di Cina 2006. Fu il suo 72° successo con la Scuderia, l’ultimo prima del ritiro annunciato in quella stagione e del successivo ritorno in Formula 1 con Mercedes. In mezzo, sette titoli mondiali, cinque dei quali in rosso, e una serie di numeri che ancora oggi definiscono una parte della storia recente del team.
C’è poi un altro filo che riporta a Monza 1996. In quella stagione, al debutto da ferrarista sul circuito brianzolo, Schumacher vinse davanti al pubblico italiano, regalando alla Scuderia un successo che ebbe un valore superiore alla classifica. Fu l’ultima vittoria Ferrari di quell’anno, ma anche uno dei passaggi che consolidarono il rapporto tra il pilota tedesco e i tifosi. Trent’anni dopo, la SF-26 proverà a riaccendere quel ricordo con dettagli semplici: nero, rosso, oro. Colori da gara, ma anche da memoria.








