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Autovelox e tolleranza del 5%: ecco quando arriva davvero la multa

Autovelox a bordo strada con cartello del limite 50 km/h e auto in transito su una strada urbana
Autovelox e cartello dei 50 km/h lungo una strada urbana: il margine di tolleranza incide sulla velocità che fa scattare la multa.

Dal Codice della strada agli avvisi di accertamento, la regola sul margine di tolleranza degli autovelox riguarda tutti gli automobilisti italiani: quando un dispositivo rileva una velocità superiore al limite, infatti, la multa scatta solo dopo l’applicazione della riduzione prevista dalla normativa, un passaggio decisivo per capire se e quanto si è superata la soglia consentita.

Autovelox, perché il 5% non è un “via libera” a correre

Il dato da cui partire è semplice, ma spesso viene letto male: il limite di velocità resta quello indicato dal cartello, non quello “aumentato” mentalmente dal conducente. La riduzione del 5%, con un minimo di 5 km/h, non autorizza a viaggiare oltre il limite, ma serve a determinare la velocità da contestare dopo la rilevazione dello strumento.

In pratica, l’autovelox misura una velocità, poi da quel valore viene sottratto il margine previsto. Solo il risultato finale viene confrontato con il limite della strada. È su quel numero — non sul dato grezzo mostrato dall’apparecchio — che si stabilisce se c’è stata un’infrazione e in quale fascia rientra.

Un esempio aiuta più di molte formule. Se su una strada con limite a 50 km/h il dispositivo rileva 52 km/h, non si applica il 5% in senso stretto, perché sarebbe pari a 2,6 km/h. Si sottrae invece il margine minimo, cioè 5 km/h: la velocità considerata diventa 47 km/h, quindi non c’è multa.

Come si calcola la riduzione sulla velocità rilevata

La regola funziona così: quando il 5% della velocità rilevata è inferiore a 5 km/h, si sottraggono comunque 5 km/h. Questo vale, di fatto, fino a 100 km/h compresi, perché a 100 km/h il 5% corrisponde proprio a 5 km/h. Oltre quella soglia, entra in gioco la riduzione percentuale.

Per capirsi: a 90 km/h rilevati, il 5% sarebbe 4,5 km/h, ma il margine applicato resta 5 km/h. La velocità utile ai fini della contestazione diventa quindi 85 km/h. A 120 km/h rilevati, invece, il 5% è 6 km/h: in quel caso la velocità “corretta” scende a 114 km/h.

Lo stesso principio vale per i sistemi che misurano la velocità istantanea e per quelli che calcolano la velocità media, come Tutor, Vergilius e dispositivi analoghi. Cambia il metodo di rilevazione, non il criterio finale. Anche lì, prima di parlare di multa, bisogna applicare il margine.

È per questo che la frase “ho superato il limite solo di poco” può voler dire tutto o niente. Conta il valore dopo la decurtazione. E conta anche se il superamento, una volta calcolato correttamente, resta entro una certa fascia oppure ne oltrepassa un’altra.

Da quale velocità scatta davvero la multa

La soglia concreta dipende dal limite presente sulla strada. Con un limite di 50 km/h, la prima velocità intera rilevata che può portare alla sanzione è 56 km/h: tolti 5 km/h, si arriva a 51 km/h, cioè un chilometro sopra il limite. A 55 km/h rilevati, invece, la velocità corretta è 50 km/h e non si configura il superamento.

Lo stesso ragionamento si applica agli altri limiti più comuni. Con limite a 70 km/h, fino a 75 km/h rilevati non si supera la soglia, mentre a 76 km/h la velocità corretta diventa 71 km/h. Con limite a 90 km/h, la prima velocità intera sanzionabile è 96 km/h. Su un’autostrada con limite a 130 km/h, invece, il calcolo cambia perché si applica il 5%: a 136 km/h rilevati la riduzione porta il dato sotto i 130 km/h, mentre a 137 km/h il valore corretto supera il limite.

Il punto, raccontano spesso gli operatori di polizia locale quando spiegano i verbali agli automobilisti, è che la tolleranza non cancella il limite. “Non è un bonus di velocità”, viene chiarito in molte contestazioni. È una garanzia tecnica, prevista per evitare che l’accertamento si basi sul margine di errore dello strumento.

Le fasce previste dal Codice della strada

A disciplinare le sanzioni è l’articolo 142 del Codice della strada, che distingue le violazioni in quattro fasce: superamento fino a 10 km/h, oltre 10 e fino a 40 km/h, oltre 40 e fino a 60 km/h, e oltre 60 km/h. Anche qui, però, la fascia si calcola sulla velocità già ridotta, non su quella inizialmente registrata dall’autovelox.

Il caso dell’autostrada chiarisce bene il meccanismo. Se il limite è 130 km/h e l’apparecchio rileva 148 km/h, non si considera un superamento di 18 km/h. Prima si sottrae il 5%, pari a 7,4 km/h: la velocità usata per l’accertamento scende così a 140,6 km/h. L’eccesso rispetto al limite è quindi di 10,6 km/h, e la violazione rientra nella fascia “oltre 10 e fino a 40 km/h”.

Questo passaggio può incidere sul costo della multa e sugli effetti sulla patente, perché le conseguenze aumentano al crescere della fascia. Per questo, quando arriva un verbale, il dato da controllare non è soltanto la velocità rilevata, ma anche la velocità accertata dopo la riduzione. È quella, alla fine, che fa fede.

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