Marco Antonelli, padre di Andrea Kimi Antonelli, ha raccontato oggi, domenica 6 settembre 2026, nel paddock dell’Autodromo Nazionale di Monza, la sua reazione alla vittoria del figlio nel Gran Premio d’Italia, arrivata davanti al pubblico di casa dopo un fine settimana vissuto tra attese prudenti, tensione e un’emozione che gli ha quasi tolto la voce.
Marco Antonelli senza voce dopo la vittoria di Kimi a Monza
La voce, in effetti, era poco più di un filo. Marco Antonelli, raggiunto a caldo dopo il traguardo del Gp di Monza, ha parlato con il sorriso di chi fatica ancora a mettere in ordine le immagini viste pochi minuti prima. «Lassù qualcuno lo ama», ha detto, quasi sottovoce, cercando di spiegare una giornata che per la famiglia Antonelli resterà difficile da archiviare come una domenica qualsiasi.
Il padre di Kimi Antonelli non ha nascosto lo stupore. Alla vigilia, ha ammesso, l’idea era molto più prudente: «Pensavo a un quarto o quinto posto». Una previsione da genitore abituato alle corse, quindi anche ai rischi, alle gomme che calano, alle safety car, agli episodi che cambiano tutto in due curve. E invece, giro dopo giro, la gara ha preso un’altra direzione. Solo allora, tra muretto, tribune e box, la speranza si è trasformata in qualcosa di più concreto.
La battuta sulla briscola e il segnale della vigilia
Quando gli è stato chiesto in quale momento avesse capito che suo figlio avrebbe potuto vincere il Gran Premio d’Italia, Marco Antonelli ha risposto con una battuta familiare, di quelle che spezzano la tensione e raccontano più di tante analisi tecniche. «Quando ha vinto ieri a briscola», ha confidato, riferendosi a una partita giocata alla vigilia, lontano dal rumore dei motori e dalle strategie del paddock.
Una frase semplice, detta con gli occhi ancora lucidi e la voce consumata dai cori, ma capace di restituire il clima attorno al giovane pilota. In casa Antonelli, evidentemente, anche un momento leggero può diventare un piccolo presagio. «Non me lo aspettavo così», ha lasciato intendere il padre, mentre attorno a lui passavano tecnici, addetti ai lavori e tifosi ancora fermi dietro le transenne, con i telefoni alzati. Monza, in quel momento, sembrava non voler lasciare andare nessuno.
Una domenica pesante per Kimi Antonelli davanti al pubblico italiano
Per Andrea Kimi Antonelli, vincere a Monza significa reggere un carico che va oltre il risultato sportivo. Il circuito brianzolo, con le sue tribune piene e una pressione che si avverte già dal giovedì, non perdona esitazioni: ogni passaggio sul rettilineo principale diventa un esame, ogni frenata alla Prima Variante viene accompagnata da un boato. Correre lì, da italiano, cambia il peso delle cose.
Il padre lo sa bene. Da anni segue il percorso del figlio, dalle categorie minori fino alla Formula 1, e conosce il confine sottile tra talento e aspettative. «Io speravo che facesse una bella gara», ha spiegato, senza trasformare la giornata in una celebrazione fuori misura. Poi è arrivata la bandiera a scacchi, e con quella una scena più intima: abbracci, parole spezzate, qualche lacrima trattenuta male. Normale, in fondo. Anche per chi vive di motori da una vita.
Il peso della famiglia e il racconto di una vittoria inattesa
La figura di Marco Antonelli resta centrale nel racconto pubblico di Kimi, non come presenza ingombrante, ma come punto fermo di un percorso costruito con pazienza. Nel paddock di Monza, tra hospitality affollate e corridoi stretti, il suo volto raccontava la parte meno visibile di una vittoria: i viaggi, le rinunce, le attese nelle piste minori, le giornate in cui il risultato non arrivava e bisognava ricominciare.
La frase «Lassù qualcuno lo ama» è rimasta sospesa per qualche secondo, più confidenza che dichiarazione ufficiale. Marco l’ha detta così, con il tono di chi cerca una spiegazione anche fuori dalla pista, pur sapendo che dietro una domenica del genere ci sono lavoro, lucidità e sangue freddo. Kimi, intanto, si godeva il momento davanti ai tifosi italiani. Il padre, senza voce, continuava a sorridere. A volte basta quello per raccontare tutto.








