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Pagani Huayra 70 Anima, la one-off celebrativa di Horacio svelata a Las Vegas

La Pagani Huayra 70 Anima è stata presentata a Las Vegas il 31 ottobre 2026. Una mostruosa one-off con 864 CV, cambio manuale e finiture in polvere di diamante.

Pagani Huayra 70 Anima, la one-off celebrativa di Horacio svelata a Las Vegas
La Pagani Huayra 70 Anima è stata presentata a Las Vegas il 31 ottobre 2026. Una mostruosa one-off con 864 CV, cambio manuale e finiture in polvere di diamante.

La Pagani Huayra 70 Anima è stata svelata il 31 ottobre 2026 al Concours at Wynn Las Vegas, portando a compimento una trilogia di hypercar one-off pensata per celebrare i settant’anni di Horacio Pagani, fondatore dell’omonima casa automobilistica italiana. Tre vetture uniche al mondo, tre commissioni private, tre capitoli di una storia che il costruttore di San Cesario sul Panaro ha costruito nel tempo: l’Anima è l’ultimo, e forse il più carico di significato emotivo.

La trilogia Huayra 70: Trionfo, Derecho e Anima riunite per la prima volta

Il progetto Huayra 70 nasce come omaggio diretto al fondatore, strutturato in tre automobili distinte che condividono la base tecnica della Huayra ma si differenziano profondamente nell’estetica, nelle finiture e nel racconto personale di chi le ha commissionate. Il primo capitolo è stato il Trionfo, commissionato dalla Barchetta Collection e destinato a Cincinnati, Ohio. Il secondo è il Derecho. Il terzo, appunto, è l’Anima.

La serata del 31 ottobre 2026 al Wynn Las Vegas ha segnato un momento storico per il brand: per la prima volta le tre Huayra 70 sono apparse insieme in pubblico. Un evento che ha trasformato il salone dell’hotel in qualcosa di più vicino a una mostra d’arte che a un tradizionale motor show, con le tre vetture affiancate sotto i riflettori davanti a un pubblico di collezionisti e appassionati. Il resoconto dell’evento è stato confermato anche da Zazoom Social News il 4 novembre 2026, che ha raccontato come il Concours at Wynn si sia rivelato uno dei momenti più densi di contenuto dell’intera stagione americana delle supercar, con la presenza Pagani assoluta protagonista. Già il 2 novembre 2026, HDmotori aveva dedicato un approfondimento specifico all’Anima, definendola «mostruosa one-off di Horacio», sottolineando la portata tecnica ed estetica della vettura.

Un anno di lavoro per una coppia giovane: il significato del nome pagani huayra 70 anima

L’Anima — termine italiano che significa anima, appunto, nel senso più profondo di essenza e spirito — non è stata scelta per caso. Il nome è legato al percorso della coppia giovane che ha commissionato la vettura, un viaggio personale di rinnovamento dopo esperienze difficili. L’identità dei committenti non è stata resa pubblica da Pagani, scelta comprensibile per una casa che tratta ogni progetto bespoke come una relazione privata e quasi confidenziale.

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La costruzione dell’Anima ha richiesto più di un anno di lavoro. Non si tratta di una personalizzazione estetica applicata a un modello di serie: ogni dettaglio è stato progettato e realizzato in funzione di questa specifica vettura, per questi specifici committenti. È questo il modello operativo di Pagani per le one-off più ambiziose, dove il confine tra automobile e opera d’arte su commissione diventa deliberatamente poroso.

864 CV, cambio manuale e finiture con polvere di diamante: le specifiche dell’Anima

Sotto il cofano dell’Anima pulsa un motore V12 da 864 cavalli, abbinato a un cambio manuale a 7 rapporti. La scelta del manuale in un’epoca in cui persino le hypercar di punta tendono ad adottare doppia frizione o cambio robotizzato è una dichiarazione di intenti precisa: la guida come esperienza fisica, non come gestione algoritmica della potenza.

Le finiture esterne rappresentano il punto più spettacolare della vettura. La carrozzeria in fibra di carbonio a vista convive con una verniciatura che incorpora polvere di diamante, una soluzione che modifica la percezione visiva della superficie a seconda dell’angolazione e dell’intensità della luce. A completare il quadro ci sono i dettagli in foglia di platino, che decorano elementi specifici della carrozzeria con una precisione da oreficeria.

L’impianto di scarico è composto da sei terminali rifiniti in ceramica bianca, una scelta che richiama il mondo dell’alta manifattura più che quello dell’ingegneria motoristica convenzionale. Gli interni adottano selleria in pelle bianca con inserti blu, una combinazione cromatica che richiama un senso di leggerezza e purezza coerente con il nome scelto per la vettura.

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Perché la Huayra 70 Anima conta oltre il collezionismo

Progetti come la trilogia Huayra 70 non si esauriscono nel loro valore di mercato — inevitabilmente elevatissimo per una one-off di questo livello — né nella sola dimensione del collezionismo estremo. Rappresentano un modo preciso di fare automobile che Pagani ha difeso coerentemente dalla fondazione del marchio: piccoli numeri, altissima personalizzazione, costruzione artigianale, coinvolgimento diretto del fondatore nelle scelte progettuali.

Il fatto che la trilogia celebri i settant’anni di Horacio Pagani aggiunge uno strato ulteriore di significato. Non è marketing: è una forma di autobiografia meccanica, in cui ogni vettura racconta qualcosa del percorso del costruttore e delle persone che hanno scelto di condividere quella visione. L’Anima, come terzo e ultimo capitolo, chiude un cerchio avviato con il Trionfo e proseguito con il Derecho, lasciando le tre vetture nella storia del brand come un trittico irripetibile.

Per chi vuole approfondire la filosofia costruttiva di Pagani e il progetto Huayra 70 nella sua interezza, Autonext ha pubblicato una ricostruzione dettagliata dell’evento di Las Vegas con immagini delle tre vetture in esposizione congiunta.

Con l’Anima presentata al pubblico e le tre Huayra 70 finalmente riunite, Pagani chiude un capitolo e apre inevitabilmente la domanda su cosa verrà dopo: per un marchio che ha costruito la propria identità sull’irripetibilità, ogni nuova vettura è per definizione una risposta diversa alla stessa domanda.

Roberto Torcolacci
Roberto Torcolacci

Roberto Torcolacci, romano classe 1979, vive nel cuore della Capitale. Dopo gli studi in Giurisprudenza presso l’Università di Roma Tor Vergata, ha intrapreso fin da giovanissimo un percorso imprenditoriale che lo ha portato a confrontarsi con diversi settori, sviluppando una forte esperienza nel mondo della comunicazione, della pubblicità e del marketing. Da sempre appassionato di media e informazione, considera la comunicazione uno strumento fondamentale per creare connessioni e raggiungere un pubblico sempre più ampio. Negli anni ha coltivato numerosi interessi legati allo sport, ai motori e al motorsport professionistico, con esperienze anche nel mondo del cinema e della produzione. Dal 2020 ha riscoperto e approfondito la passione per la scrittura, trasformandola in una parte centrale della propria attività editoriale. Oggi si occupa principalmente di temi legati al territorio, alla mobilità, alla politica locale, agli eventi, allo sport e al mondo dei motori, con particolare attenzione a Roma e al Lazio. Sposato e padre di due figli adolescenti, ama raccontare la contemporaneità con uno sguardo diretto, curioso e concreto, cercando sempre di unire informazione, passione e attenzione ai dettagli. Anche se, come gli ricordano spesso i figli, con qualche inevitabile sfumatura da “boomer”.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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