Moto GP

MotoGP senza padrone: Aprilia sfida Ducati, Marquez resta l’uomo da battere

Due moto prototipo da MotoGP, una rossa e una blu-nera, ferme nel box con meccanici sullo sfondo
Due prototipi in pit-lane dopo il weekend di gara: l’immagine richiama la sfida tecnica e l’incertezza del Mondiale MotoGP 2026.

Raul Fernandez ha vinto domenica il Gran Premio di Silverstone e ha portato a sette il numero dei vincitori diversi nella MotoGP 2026, in una stagione che dopo dodici gare resta apertissima per la lotta al titolo tra Aprilia e Ducati, con Massimo Rivola che a fine gara ha rivendicato l’orgoglio di una sfida tutta italiana destinata, secondo lui, a durare fino all’ultimo appuntamento.

MotoGP 2026, sette vincitori e una classifica corta

La vittoria di Raul Fernandez a Silverstone, arrivata con la Aprilia Trackhouse, ha confermato una tendenza ormai chiara: il Mondiale non ha ancora un padrone. Dopo dodici Gran Premi, i primi sei piloti della classifica sono raccolti in 56 punti, un margine ridotto se si considera che tra gara lunga e Sprint ogni fine settimana può assegnare fino a 37 punti allo stesso pilota.

Il dato racconta meglio di molte analisi il peso dell’incertezza. Nel 2026 hanno già vinto Jorge Martin, Marco Bezzecchi, Ai Ogura, Marc Marquez, Alex Marquez, Fabio Di Giannantonio e ora Raul Fernandez. Sette nomi, moto diverse, giornate diverse. E cadute, infortuni, rimonte. Tutto insieme.

A rendere il quadro ancora più aperto c’è il calendario: da qui alla fine restano in palio 370 punti, tra Sprint e gare principali. Una cifra che impedisce a chiunque, anche a chi oggi sembra più solido, di amministrare davvero. Ogni errore pesa. Ogni pista può cambiare il tono del campionato.

Aprilia e Ducati, il duello tecnico che cambia di pista in pista

Il cuore del Mondiale è nella sfida tra Aprilia e Ducati, due marchi italiani che stanno interpretando la stagione con filosofie tecniche diverse ma con un rendimento molto vicino. La casa di Noale ha trovato continuità con il team factory e con la struttura satellite Trackhouse, capace di vincere sia con Ai Ogura sia con Raul Fernandez. Ducati, dal canto suo, resta il riferimento degli ultimi anni e non ha perso il peso specifico costruito nelle stagioni precedenti.

È una battaglia fatta di dettagli: aggiornamenti aerodinamici, gestione delle gomme, trazione in uscita curva, adattamento ai circuiti. A volte prevale una moto, a volte l’altra. A Silverstone, pista lunga e tecnica, l’Aprilia ha trovato un equilibrio che ha permesso a Fernandez di sfruttare il momento. La Ducati, invece, ha vissuto un fine settimana meno lineare con alcuni dei suoi uomini di punta.

Massimo Rivola, amministratore delegato di Aprilia Racing, ha letto il momento senza nascondere la soddisfazione. “Secondo me è bellissimo”, ha detto nel paddock, parlando del confronto con Ducati. Poi ha aggiunto: “Ci sono due brand italiani che si giocheranno il Mondiale fino all’ultima gara con tanti piloti. Ci saranno circuiti dove noi saremo leggermente favoriti e altri dove lo sarà la Ducati”. Una frase misurata, ma chiara.

Martin costante, Bezzecchi ritrova fiducia dopo l’infortunio

Il più regolare, finora, è stato Jorge Martin. Ha vinto una sola gara, in Francia, ma ha costruito la sua classifica con una presenza quasi continua nelle zone alte, tra Sprint e Gran Premi. L’unico vero passaggio a vuoto è arrivato in Catalogna, ma il suo rendimento resta il punto di riferimento interno per Aprilia.

Accanto a lui è tornato a pesare Marco Bezzecchi, secondo in classifica e reduce da settimane complicate. Dopo l’infortunio in Germania e l’operazione alla clavicola, il podio di Silverstone ha avuto per lui il valore di una ripartenza. Non solo per i punti, anche per la sensazione di poter reggere il confronto fisico e tecnico. A fine gara il suo box ha accolto il risultato con prudenza, ma il clima era diverso rispetto agli ultimi weekend.

Rivola ha incluso anche gli uomini del team satellite nel gruppo dei possibili candidati. “Io li considero tutti in corsa per il campionato”, ha spiegato. “Ci metto dentro anche Ogura, che è caduto a Silverstone ma ha mostrato di avere velocità. Preferirei che il titolo finisse a un pilota del team factory, certo, ma sarebbe comunque Aprilia”. Una concessione al realismo, più che alla diplomazia.

Marquez resta il riferimento, Aragon può riaprire tutto

Il nome che continua a pesare, però, è quello di Marc Marquez. Anche quando non domina, anche quando appare meno a suo agio, resta il pilota che gli avversari guardano con maggiore attenzione. Rivola lo ha detto senza giri larghi: “Marquez per noi è il riferimento, ce lo insegna la storia. E la storia è sempre bene guardarla”. A Silverstone lo spagnolo è sembrato meno incisivo, ma il calendario gli offre presto una pista amica.

La prossima tappa sarà Aragon, il 30 agosto, di nuovo in Spagna. Un tracciato sinistrorso, con curve che si adattano bene allo stile di Marquez, spesso dominante lì nelle stagioni migliori. Per Ducati può essere una risposta, per Aprilia un test importante sulla capacità di restare competitiva anche dove l’avversario parte con qualche credito in più.

Il campionato, per ora, resta sospeso tra equilibrio tecnico e fattore umano. Una caduta, una gomma gestita male, una partenza sbagliata possono valere quanto uno sviluppo portato in fabbrica per settimane. “Da italiani dobbiamo essere orgogliosi di questa sfida”, ha confidato Rivola. E in una MotoGP 2026 così stretta, con sette vincitori e nessuna fuga, ogni domenica rischia davvero di riscrivere la classifica.

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