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Benzina, il costo del pieno misurato in ore di lavoro: il confronto tra 8 Paesi

Uomo fa rifornimento a un’auto al self-service, con la pistola della benzina in mano e un portafoglio
Un automobilista fa benzina al self-service: un’immagine che richiama il peso del pieno rispetto agli stipendi.

Il 7 agosto 2026, in Italia, la benzina self-service è tornata a sfiorare i 2 euro al litro, con una media nazionale di 1,990 euro sulla rete stradale e 2,065 euro in autostrada, secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy: un rincaro che pesa sui bilanci familiari perché arriva mentre le retribuzioni italiane crescono meno di quelle di molti Paesi comparabili.

Benzina a 2 euro, ma il prezzo alla pompa racconta solo metà della storia

Il numero esposto sul display del distributore — 1,990 euro al litro per la verde self, poco più in autostrada — dà subito l’idea di un pieno costoso. Nella stessa giornata, il Brent viaggiava attorno agli 83 dollari al barile, dopo mesi di oscillazioni, e il collegamento con il costo del carburante appare immediato. Eppure non basta.

Per capire quanto la benzina sia davvero cara bisogna metterla in rapporto con ciò che si guadagna. Il confronto considera la retribuzione media annua lorda, riportata a equivalente tempo pieno e divisa per dodici: non è lo stipendio netto, né quello mediano, ma consente di comparare Paesi e periodi diversi. Da qui il calcolo: quanti litri di benzina si possono comprare destinando una mensilità intera al carburante.

Il risultato cambia la prospettiva. Un litro a 2 euro può pesare meno di uno a 1,50 euro se nel primo Paese i salari sono più alti. È il caso, oggi, del confronto tra Italia e Germania: il prezzo tedesco è più elevato, ma il pieno incide meno sulla busta paga media. Una differenza che si vede al distributore, ma nasce altrove.

Italia indietro sui salari: il confronto con Germania, Stati Uniti e Svizzera

Nel confronto internazionale sono stati considerati otto PaesiItalia, Germania, Francia, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone e Svizzera — dal 1990 al 2026, con rilevazioni ogni cinque anni e una fotografia aggiornata all’estate. Per rendere confrontabili euro, dollari, yen, sterline e franchi, le retribuzioni sono state lette anche attraverso le serie Ocse a parità di potere d’acquisto.

Nel 1990, ponendo l’Italia a quota 100, Germania e Stati Uniti erano poco sopra, attorno a 103. La Svizzera era già più avanti, con un indice vicino a 124. Trentacinque anni dopo, però, il quadro è cambiato: nel 2025 la Germania sale a 142, gli Stati Uniti a 161, la Svizzera a 171. La Francia è a 112, il Regno Unito a 123, e anche la Spagna, corretta per il potere d’acquisto, supera leggermente l’Italia.

Qui sta una parte del problema. Non riguarda solo la benzina, né soltanto il petrolio. Riguarda il fatto che, mentre il costo dei carburanti aumentava, le retribuzioni italiane non hanno seguito lo stesso passo di altri Paesi. In pratica, il pieno pesa di più anche perché il reddito disponibile, nel confronto lungo, è rimasto più debole.

Quanti litri compra uno stipendio: Italia ultima tra i grandi Paesi europei

Con i prezzi dell’estate 2026 e l’ultima retribuzione media disponibile, un lavoratore medio italiano può acquistare teoricamente circa 1.453 litri di benzina con una mensilità lorda. In Spagna si sale a 1.735 litri, in Francia a 1.787, in Germania a 2.092. Il Regno Unito arriva a 2.424 litri, il Giappone a 2.544.

Poi il distacco diventa più ampio. In Svizzera una mensilità media consente di acquistare circa 4.181 litri, mentre negli Stati Uniti si superano i 6.700 litri. Il motivo non è solo la produzione petrolifera americana o la capacità di raffinazione: pesa molto anche la fiscalità sui carburanti, molto più bassa rispetto all’Europa, insieme a salari medi più elevati.

Il pieno da 50 litri rende il confronto più concreto. In Italia costa poco meno di 100 euro, pari a circa il 3,44% della retribuzione mensile media lorda. In Germania costa di più, circa 109 euro, ma pesa solo per il 2,39%. Nel Regno Unito siamo attorno al 2,06%, in Giappone poco sotto il 2%, in Svizzera all’1,20%. Negli Stati Uniti, appena lo 0,74%.

Tradotto in tempo di lavoro, usando una base standard di 40 ore settimanali, per pagare 50 litri servono in Italia circa 5 ore e 58 minuti. In Francia 4 ore e 51, in Germania 4 ore e 9, nel Regno Unito 3 ore e 35. In Svizzera bastano 2 ore e 4 minuti. Negli Stati Uniti, per lo stesso pieno, servono circa 1 ora e 17 minuti: più di quattro volte meno che in Italia.

Dal 1990 al 2026: perché il petrolio non spiega tutto

La serie storica mostra che l’estate 2026 è il punto più sfavorevole, tra quelli considerati, per Italia, Francia, Spagna e Svizzera. Non lo è invece per Germania, Regno Unito e Stati Uniti, dove il momento peggiore cade nel 2010, quando il petrolio era caro e il prezzo alla pompa aveva già raggiunto livelli pesanti. In Germania, oggi, la benzina supera i 2 euro, ma il rapporto con i salari resta meno penalizzante rispetto ad allora.

Il Brent aiuta a leggere il quadro, ma non lo esaurisce. Nel 1990 valeva in media 23,76 dollari al barile, nel 2000 era a 28,66, nel 2010 sfiorava gli 80. Nel 2020, durante la pandemia, era sceso a 41,96 dollari, mentre nel 2025 la media è stata di 69,14. Nell’agosto 2026 è tornato oltre quota 80. Tra il pozzo e la pompa entrano però cambio, raffinazione, distribuzione, margini e, soprattutto, accise e Iva.

Anche il confronto con il 2000 chiarisce la perdita di potere d’acquisto. Ponendo quell’anno a 100, l’Italia nell’estate 2026 scende a circa 86,7: con una mensilità media si compra il 13% di benzina in meno. La Germania è a 89,7, la Spagna a 90,7, la Francia a 93,4. Il Regno Unito resta sopra quota 100, mentre gli Stati Uniti, pur scendendo a 81,4, partivano da un vantaggio molto più ampio.

La lezione, alla fine, è semplice. Il prezzo sul cartello dice quanto costa un litro di benzina. Il confronto con le retribuzioni dice quanto quel litro pesa davvero. Ed è qui che l’Italia mostra la sua fragilità: non solo carburanti cari, ma salari cresciuti meno rispetto ai principali concorrenti. Per questo un automobilista tedesco può pagare di più alla pompa e sentire meno il colpo sul portafoglio.

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