È l’idea annunciata dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che punta a rafforzare i controlli sulla copertura obbligatoria RC Auto. La proposta mira a contrastare un fenomeno che coinvolge milioni di mezzi, ma per diventare operativa dovrà superare diversi ostacoli tecnici e normativi. Tra questi, l’omologazione degli strumenti, l’accesso alle banche dati e la tutela della privacy.
Nel 2024, secondo le stime riportate nel dibattito sul tema, circa 2,9 milioni di veicoli circolavano senza assicurazione in Italia, pari al 6,1% del parco circolante. Il numero è aumentato rispetto agli anni precedenti. La diffusione è particolarmente elevata in alcune regioni del Sud, ma la crescita interessa anche il Nord, dove negli ultimi anni l’incremento dei mezzi non assicurati è stato marcato.
La mancanza di una polizza non riguarda soltanto i proprietari dei veicoli coinvolti. In caso di incidente causato da un mezzo non assicurato, può intervenire il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, che contribuisce a risarcire chi ha subito danni. Il Fondo è alimentato anche attraverso una quota dei premi RC Auto pagati dagli automobilisti. Di conseguenza, il costo delle conseguenze può ricadere sull’intero sistema assicurativo e, indirettamente, anche su chi rispetta l’obbligo di copertura.
Come funzionerebbero i controlli automatici
L’ipotesi è di collegare le telecamere stradali alle banche dati della Motorizzazione e delle compagnie assicurative. Un sistema informatico potrebbe leggere la targa di un veicolo e verificare se risulta associata a una polizza attiva. In caso di mancata corrispondenza, il mezzo verrebbe segnalato per gli accertamenti.

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Un meccanismo di questo tipo era già stato previsto da una norma del 2015, che contemplava l’uso di dispositivi come autovelox e varchi elettronici per controllare anche la copertura assicurativa. Tuttavia, la procedura non è mai entrata pienamente in funzione. Le telecamere oggi in uso non sono automaticamente abilitate a emettere sanzioni per assenza di RC Auto: per farlo servirebbe un’omologazione specifica, oltre a regole che definiscano con precisione il loro impiego.
Finché questi requisiti non saranno soddisfatti, le immagini potrebbero al massimo consentire di individuare un veicolo sospetto. La contestazione della violazione richiederebbe poi l’intervento e la verifica di un agente.
Il nodo della privacy
Il secondo tema riguarda la protezione dei dati personali. Le telecamere devono essere utilizzate per le finalità per cui sono state autorizzate. Un dispositivo installato per rilevare gli eccessi di velocità, per esempio, non può essere impiegato senza una base normativa adeguata per controllare sistematicamente tutte le targhe in transito.
Per rendere possibile il nuovo sistema servirebbero quindi una norma specifica, procedure di consultazione delle banche dati e garanzie sul trattamento delle informazioni. Andrebbero inoltre stabiliti i tempi di conservazione dei dati, i soggetti autorizzati ad accedervi e le modalità per verificare eventuali errori.
L’obiettivo è rendere più difficile circolare senza assicurazione e tutelare le persone coinvolte negli incidenti. Per arrivarci, però, non basta collegare una telecamera a un archivio: occorre costruire un sistema affidabile, con dispositivi omologati e controlli proporzionati. I tempi dipenderanno dai passaggi legislativi e tecnici necessari per conciliare efficacia dei controlli e rispetto della privacy.








