Moto GP

Marquez sfida l’impossibile: vince con un braccio e mezzo, ma il destro non sarà più lo stesso

Pilota in tuta aperta seduto in box accanto a moto da gara, con fasciature su spalla e braccio destro
Un pilota nel box, accanto alla moto, mostra fasciature al braccio destro: simbolo di recupero e resistenza in pista.

Samuel Antuña, ortopedico dell’Ospedale Ruber Internacional di Madrid, ha raccontato a El Periódico le condizioni del braccio destro di Marc Marquez, spiegando perché il pilota spagnolo, dopo gli infortuni e gli interventi seguiti alla caduta in Indonesia, continui a correre e vincere in MotoGP nonostante limiti fisici che, secondo il medico, avrebbero fermato molti atleti.

Marc Marquez e il braccio destro: “Corre con un braccio e mezzo”

La frase che resta, più di altre, è quella scelta da Samuel Antuña per descrivere la condizione attuale di Marc Marquez: “Dire che corre con un braccio e mezzo è l’espressione più adatta”. Il medico, specialista in Chirurgia ortopedica e traumatologia, non ha usato giri larghi nell’intervista concessa al giornalista Emilio Pérez de Rozas.

Alla domanda sulle reali condizioni del braccio destro di Marquez, Antuña ha spiegato che una valutazione precisa è complicata, proprio perché il pilota riesce a compensare in pista ciò che il corpo non gli concede più. “Quel braccio è molto limitato in forza, soprattutto nel bicipite”, ha detto. Una frase secca, quasi clinica. Eppure sufficiente a rendere l’idea.

Il punto, secondo il medico, non è soltanto la capacità di guidare una MotoGP ad altissima velocità. È il modo in cui Marquez riesce ancora a gestire frenate, pieghe, cambi di direzione e corpo a corpo, cioè la parte più dura e fisica del mestiere. “Tecnicamente è difficile capire cosa stia facendo Marc”, ha ammesso Antuña, lasciando intendere che la spiegazione non può stare solo nei referti.

Le conseguenze degli interventi dopo la caduta in Indonesia

La caduta in Indonesia, nelle parole dell’ortopedico, “ha cambiato tutto”. Da lì è iniziato un percorso fatto di operazioni, recuperi, ricadute e adattamenti, con muscoli coinvolti in modo profondo: tricipite, dorsale, grande rotondo e pettorale. “Non gli manca nessun muscolo, ma non sono più come prima”, ha spiegato Antuña.

Il medico ha chiarito anche un altro passaggio, forse il più duro per chi osserva Marquez da fuori: il braccio destro non tornerà uguale al sinistro. “Siamo dentro un processo lento, ora sta un po’ meglio di prima, ma non ha un braccio normale né lo avrà mai più”, ha detto. Poi un dettaglio quasi domestico, ma molto concreto: “Marc ha difficoltà a giocare a padel. Con questo ho detto tutto”.

È un’immagine lontana dai cordoli e dai rettilinei, e proprio per questo colpisce. Un pilota capace di tenere una moto in gara, di lottare per posizioni pesanti, ma limitato in un gesto sportivo molto più semplice. Solo allora si capisce davvero quanto sia sottile la linea tra prestazione e dolore.

La lotta in MotoGP e il peso della volontà

Nel racconto di Antuña, il caso Marquez non è solo medico. C’è la parte sportiva, certo: il ritorno competitivo, le vittorie, la lotta nel Motomondiale, il confronto con rivali come Jorge Martin e il lavoro dentro il box Ducati. Ma c’è anche qualcosa che riguarda la tenuta mentale, quella zona in cui l’atleta decide se continuare oppure fermarsi.

Pochi mesi prima, l’amministratore delegato di Ducati, Claudio Domenicali, aveva riconosciuto che il discorso mondiale sembrava già chiuso. Poi la stagione ha preso un’altra piega, con Marquez di nuovo al centro della scena. Non per una guarigione piena, almeno secondo quanto racconta il suo medico, ma per una capacità di adattamento fuori scala.

Antuña ha fatto un paragone forte con Carlos Alcaraz. “Se Marc fosse stato Alcaraz, avrebbe dovuto ritirarsi dal tennis professionistico”, ha spiegato. Avrebbe potuto giocare, sì, ma a livello amatoriale. Il senso è chiaro: in uno sport come il tennis, con quel tipo di limitazione al braccio, il margine sarebbe stato quasi nullo. In moto, invece, Marquez ha trovato altre strade. Non facili, non lineari.

Antuña: “Un esempio per i giovani”

Il medico spagnolo ha insistito molto anche sul carattere di Marc Marquez, definendolo un uomo sostenuto da “una tremenda passione” e da “un’ambizione inaudita”. Non una posa, ha lasciato intendere, ma un modo quotidiano di affrontare fisioterapia, dolore, controlli e rientri. Giorno dopo giorno. Senza troppe parole.

“È stato un percorso molto duro”, ha spiegato Antuña, aggiungendo che non sarebbe stato strano vedere altri atleti arrendersi davanti a un quadro simile. Marquez, invece, ha continuato a lavorare. Ha ascoltato i medici, ha seguito le indicazioni, ha accettato limiti che per un campione possono pesare più di una sconfitta.

“Ci ha sempre ascoltato, è il paziente ideale”, ha confidato l’ortopedico, sottolineando anche la capacità del pilota di recuperare dopo le operazioni. Poi la conclusione, la più personale: Marc Marquez è “un esempio per i giovani”, perché lavora senza lamentarsi, né in pubblico né in privato. Parole da medico, certo. Ma anche da testimone diretto di una storia sportiva che, oltre i risultati, continua a parlare di resistenza, dolore e mestiere.

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