Moto GP

Crutchlow a 40 anni conquista tutti: dalla barchetta all’isola di Man, il segreto del pilota che vende più dei giovani

Pilota di moto in tuta verde bianca e rossa con casco in mano accanto alla moto in pit lane, tribune sullo sfondo
Un pilota esperto in pit lane, pronto a rientrare in pista davanti al pubblico di casa durante un weekend di Gran Premio.

Cal Crutchlow torna a correre nel GP di Gran Bretagna di MotoGP a Silverstone come sostituto di Johann Zarco sulla Castrol Honda LCR, dopo la pausa estiva, perché il team ha scelto l’esperienza dell’inglese per coprire l’assenza del francese e riportare in pista un pilota molto amato dal pubblico di casa.

Cal Crutchlow a Silverstone, il ritorno con Honda LCR

A quarant’anni, Cal Crutchlow rimette il casco davanti al suo pubblico, dieci anni dopo una delle pagine più ricordate della sua carriera: la pole position e il podio conquistati proprio a Silverstone, su un tracciato che per lui non è mai stato un circuito qualsiasi. L’inglese è rientrato nel giro della MotoGP dal GP del Mugello, chiamato dalla squadra di Lucio Cecchinello dopo l’infortunio di Zarco a Barcellona, e ora arriva alla gara di casa con una pressione diversa. Più affetto che aspettative.

All’inizio, ha raccontato lo stesso pilota, la risposta non era stata così scontata. Crutchlow avrebbe esitato davanti alla proposta, consapevole dei ritmi della categoria e del tempo passato lontano dalle gare vere, quelle con la tensione della domenica e il traffico del primo giro. Poi, a convincerlo, sarebbero stati la moglie e il richiamo di un ambiente familiare: “I bei ricordi con il team e con i meccanici”, ha confidato, sono pesati più dei dubbi.

Il richiamo del pubblico britannico per il numero 35

Il rendimento, nei Gran Premi disputati da sostituto, non ha cambiato il quadro tecnico della Honda LCR: Crutchlow è rimasto spesso nelle ultime posizioni, alle prese con una moto diversa da quella che conosceva e con una MotoGP cambiata in profondità. Non è solo una questione di età, come ricordano le carriere lunghe di piloti come Valentino Rossi e Colin Edwards, entrambi in pista fino alla soglia dei quarant’anni. Il punto, semmai, è un altro: le moto di oggi richiedono posizioni, automatismi e sensibilità che si perdono in fretta.

Lui non si è nascosto. Ha ammesso di sentirsi “arrugginito” e di aver provato sensazioni strane al ritorno in sella, quasi dovesse reimparare alcuni gesti che un tempo erano naturali. Eppure, a Silverstone, il risultato rischia di passare in secondo piano: per molti tifosi britannici, il numero 35 resta un volto riconoscibile, diretto, vicino al pubblico. Uno che ha sempre saputo stare dentro al paddock senza recitare una parte.

La sua presenza, secondo quanto filtra dall’ambiente del circuito, ha dato una spinta anche all’interesse per il weekend. I biglietti per il GP di Gran Bretagna hanno beneficiato del ritorno di un pilota di casa, capace di attirare famiglie, appassionati di vecchia data e curiosi che magari seguivano la MotoGP con meno continuità. “Cal è uno dei nostri”, si sente dire spesso tra i tifosi inglesi. Poche parole, ma rendono l’idea.

La pausa estiva e l’ironia sui social

Nei giorni precedenti alla gara, Crutchlow ha fatto parlare di sé anche lontano dalla pista, con una battuta diventata rapidamente virale tra gli appassionati di Motomondiale. Durante la pausa estiva ha pubblicato una parodia delle vacanze da pilota-vip: niente yacht di lusso, niente pose costruite, ma una piccola barca all’Isola di Man, abiti ordinari e il solito tono asciutto. “Volevo mostrare una foto del mio yacht per essere come gli altri colleghi. Mi spiace non farvi vedere gli addominali, ma fa freddo”, ha scritto scherzando.

Il messaggio ha funzionato perché era nel suo stile. Zarco, Pedro Acosta e Fabio Quartararo hanno commentato con toni divertiti, definendolo un “idolo”, confermando quanto Crutchlow sia ancora ascoltato e seguito anche da una generazione molto più giovane. In un paddock sempre più controllato nella comunicazione, la sua spontaneità resta una piccola anomalia. E forse anche per questo piace.

L’ironia sull’età, del resto, è diventata parte del racconto. Mentre molti piloti ventenni mostravano allenamenti, mare e preparazioni curate nei dettagli, l’inglese ha scelto l’autoderisione. Non per sminuirsi, ma per ricordare che il rapporto con le corse può avere anche un lato meno rigido, più umano. Una cosa semplice, quasi fuori moda.

Silverstone, tra memoria e presente della MotoGP

Per Cal Crutchlow, correre a Silverstone significa tornare in un luogo che ha segnato la sua storia sportiva. Il circuito britannico, veloce e tecnico, resta uno degli appuntamenti più apprezzati dai piloti per ampiezza, curve in appoggio e tradizione motoristica. Lui lo ha definito più volte uno dei tracciati migliori del calendario, oltre che un patrimonio per il motorsport britannico.

Non sarà, almeno sulla carta, un rientro da classifica alta. La Honda vive una fase complessa e il livello della griglia non concede margini a chi arriva senza continuità di gara. Ma il weekend di Crutchlow si misura anche su altro: l’applauso del pubblico, il legame con il team, la capacità di riportare attenzione su un box che in questa stagione ha dovuto gestire infortuni e soluzioni d’emergenza.

In pista, poi, parleranno i tempi. Solo allora si capirà quanto l’esperienza possa compensare la ruggine e quanto il sostegno di casa possa incidere, almeno sul morale. Per ora resta l’immagine di un quarantenne che non aveva del tutto previsto di rimettersi in gioco, ma che alla fine ha detto sì. A modo suo, senza troppi proclami.

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