A tredici giorni dal GP di Misano Adriatico, la MotoGP entra nella fase che può decidere il Mondiale: tra Italia, Austria, Asia e l’incognita Qatar, Jorge Martin, Marc Marquez e Marco Bezzecchi si giocano una classifica ancora corta, perché nove gare — se il calendario resterà completo — possono ribaltare equilibri, gerarchie e umori nel giro di poche domeniche.
MotoGP, classifica corta prima di Misano: Martin guida, Marquez e Bezzecchi inseguono
La fotografia, dopo Aragon, è chiara ma non definitiva: Jorge Martin resta leader del Mondiale, con Marc Marquez a 19 punti e Marco Bezzecchi a 24. Tre piloti raccolti in meno di una vittoria piena, quei 25 punti che la domenica possono cambiare tutto. E in mezzo ci sono sprint, qualifiche, gomme da leggere bene, dettagli che spesso non si vedono in tv ma pesano.
A MotorLand Aragon, Marquez ha fatto il massimo: 37 punti su 37, un colpo netto in un fine settimana in cui la sua Ducati è sembrata cucita sul tracciato spagnolo. Bezzecchi, però, non è rimasto a guardare: pole position e doppio podio, segnali forti, anche perché arrivati su una pista dove il numero 93 partiva con il favore del pronostico. Martin ha contenuto: due quinti posti, qualche punto perso, ma anche una frase consegnata al paddock con tono asciutto: “Arriveranno anche le mie piste”.
La sensazione, nel box e fuori, è che nessuno possa davvero amministrare. Non ora. Martin ha il vantaggio dei punti, Marquez l’inerzia del momento, Bezzecchi una velocità che sembra crescere proprio quando il calendario si fa più stretto. E Misano, per lui, non è una tappa qualsiasi.
Misano e Austria, due piste chiave tra Ducati e Aprilia
Il Mondiale riparte da Misano Adriatico, circuito tecnico, tortuoso, con frenate da precisione chirurgica e cambi di direzione che possono premiare chi riesce a far girare la moto senza strapparla. In teoria, un terreno adatto alla Ducati di Marc Marquez. In pratica, si corre anche “a casa” di Marco Bezzecchi, e certe cose — il pubblico, i riferimenti, l’aria del giovedì nel paddock — non fanno punti, ma aiutano.
Per Bezzecchi sarà una settimana particolare. La pista romagnola conosce traiettorie, abitudini e pressioni di chi ci arriva con aspettative alte. “Bisogna restare lucidi”, avrebbe confidato un uomo del suo entourage dopo Aragon, perché a Misano il rischio è voler fare troppo, subito. Marquez invece arriva con il passo di chi ha appena rimesso il Mondiale in discussione. Poche parole, molti dati.
Una settimana più tardi ci sarà l’Austria, al Red Bull Ring, pista dove la Ducati ha spesso trovato terreno fertile per motore, trazione e frenate violente. Ma il pronostico, quest’anno, è meno semplice. L’Aprilia RS-GP ha mostrato una crescita evidente sul dritto: al Mugello, Martin ha toccato 368,6 km/h, riferimento di velocità massima per la categoria. Non è solo una questione di motore, però. La moto di Noale ha guadagnato anche in percorrenza e stabilità, due aspetti che in Austria possono pesare più di quanto dica la carta.
Motegi, Mandalika e Phillip Island: il calendario può cambiare il Mondiale
Dopo l’Europa, la MotoGP guarderà a Oriente, dove ogni circuito sembra parlare una lingua diversa. Motegi, con le sue staccate dure e le ripartenze da bassa velocità, può offrire qualcosa in più alla Ducati, soprattutto a chi riesce a essere aggressivo senza consumare troppo l’anteriore. È una pista da pazienza e freno motore. Da mani fredde.
Diverso il discorso per Mandalika, in Indonesia, tracciato più scorrevole, dove la velocità in curva e la fiducia sull’anteriore possono portare l’Aprilia più vicina al vertice. Lo stesso vale, almeno sulla carta, per Phillip Island, pista che non perdona esitazioni nei curvoni e dove la stabilità della moto in appoggio diventa quasi una forma di difesa. Lì, più che altrove, il pilota deve fidarsi. Altrimenti il cronometro scappa.
Poi arriverà Sepang, forse il circuito più difficile da incasellare. Due lunghi rettilinei, frenate importanti, curve veloci e un caldo che cambia la gestione delle gomme dal venerdì alla domenica. Potrebbe diventare il terreno più equilibrato tra Ducati e Aprilia, con Martin e Bezzecchi pronti a sfruttare la velocità della RS-GP e Marquez chiamato a fare la differenza nelle fasi più tecniche. Solo allora si capirà se il Mondiale avrà preso una direzione o se resterà aperto fino all’ultima tappa.
Qatar in sospeso, poi Portimao e Valencia per il verdetto finale
La grande incognita resta il GP del Qatar, a Lusail. Al momento la gara è ancora in sospeso e, secondo quanto filtra dal paddock, la situazione resta delicata per il contesto regionale. Carlos Ezpeleta, amministratore delegato della MotoGP, ha spiegato che “stiamo continuando a lavorare e a dialogare con il governo del Qatar per correre la gara” e che “la priorità resta correre in Qatar”. Parole prudenti. Ma le difficoltà non sono poche.
Se Lusail dovesse restare in calendario, la gara potrebbe pesare molto sulla corsa al titolo. Il tracciato qatariota, con lunghi tratti veloci e curve da grande percorrenza, può favorire l’Aprilia, anche se la Ducati ha spesso dimostrato di adattarsi in fretta quando il livello si alza. In caso di cancellazione, invece, verrebbe meno un’occasione potenzialmente favorevole a Martin e Bezzecchi. Un dettaglio, sì. Ma nei Mondiali stretti i dettagli diventano classifica.
Il finale europeo porterà a Portimao e Valencia. In Portogallo, tra saliscendi, curve cieche e frenate in pendenza, il pilota può incidere più che altrove: il nome di Marc Marquez, per caratteristiche e istinto, viene naturale. Valencia, più stretta e nervosa, premierà agilità, inserimento e capacità di girare la moto in pochi metri. A quel punto non conteranno più le previsioni. Conteranno partenze, gomme, errori evitati. E una cosa sola: arrivare davanti.








