Formula 1

Perché il trofeo di Monza 2026 ha la forma di tazze e coppette

Trofeo artistico a pila di tazze e coppette metalliche su piedistallo, con circuito e tribune sfocate sullo sfondo
Un trofeo a forma di pila di tazze e coppette lucide, fotografato in un’area box di un circuito, richiama il progetto di Monza 2026.

Pirelli presenterà a Monza, durante il Formula 1 Pirelli Gran Premio d’Italia 2026 in programma nel fine settimana all’Autodromo Nazionale, il trofeo “FRAGILE” realizzato dal duo vedovamazzei per premiare il vincitore della gara, dentro un progetto che unisce Formula 1, arte contemporanea e memoria sportiva del circuito brianzolo.

Il trofeo “FRAGILE” per il Gran Premio d’Italia 2026

Non sarà una coppa nel senso più tradizionale del termine. Il trofeo del Gran Premio d’Italia 2026 si chiama “FRAGILE” e riproduce una pila verticale di oggetti domestici, tra tazze, coppette e forme familiari, sovrapposti come in un equilibrio provvisorio. Una struttura che sembra poter oscillare da un momento all’altro, e che proprio in quella precarietà trova il suo senso.

L’opera, destinata al vincitore della gara di Formula 1 a Monza, nasce dalla collaborazione tra Pirelli e Pirelli HangarBicocca, il museo milanese dedicato all’arte contemporanea. Per il 2026 il progetto è stato affidato a vedovamazzei, duo formato da Stella Scala e Simeone Crispino, attivo da anni sulla scena artistica italiana e internazionale. “Volevamo rovesciare l’idea della coppa come oggetto stabile, definitivo”, hanno spiegato gli artisti, secondo quanto riferito nella presentazione del progetto.

Da oggetti quotidiani a simbolo della vittoria

La scelta degli elementi domestici non è casuale. In “FRAGILE”, oggetti comuni e riconoscibili vengono sollevati dal loro uso abituale e trasformati in una forma verticale, quasi una piccola architettura instabile. Il risultato è un trofeo che parla di vittoria, ma anche di rischio, concentrazione e caducità: temi che appartengono da vicino alla Formula 1, dove un successo si costruisce curva dopo curva e può sfumare per un errore, una strategia sbagliata, un dettaglio meccanico.

Il riferimento, qui, è meno celebrativo e più umano. Il pilota che alza il trofeo sul podio di Monza non riceve soltanto un oggetto da esibire, ma una metafora del percorso appena compiuto: la macchina preparata nei box, i giri lanciati, il lavoro degli ingegneri, le comunicazioni radio, la tensione che cresce mentre il pubblico segue la corsa dalle tribune del Parco di Monza. Poi il podio. E subito dopo, già, la gara successiva.

La lavorazione tra bozzetti, stampa 3D e finiture

Dietro l’apparenza semplice del trofeo “FRAGILE” c’è una lavorazione tecnica articolata. I primi bozzetti su carta sono stati tradotti in volume attraverso una stampa 3D in polvere di nylon, scelta che ha permesso di controllare forme, incastri e proporzioni di una struttura pensata per sembrare instabile, ma costruita con precisione. Solo allora sono arrivati i trattamenti di finitura.

La superficie è stata rifinita con passaggi di verniciatura, galvanizzazione e lucidatura a specchio, fino a ottenere un oggetto capace di dialogare con la luce del podio e con l’immaginario metallico della competizione. Non una decorazione accessoria, dunque, ma una parte centrale del racconto. In un ambiente dominato da fibra di carbonio, gomme, benzina e cronometri, il trofeo introduce un linguaggio diverso, più vicino all’arte che al design sportivo.

Pirelli, HangarBicocca e la serie d’arte per Monza

Con “FRAGILE”, il progetto artistico promosso da Pirelli per il Gran Premio d’Italia arriva alla sua sesta edizione. Negli anni precedenti il percorso aveva coinvolto artisti come Alice Ronchi, Patrick Tuttofuoco, Ruth Beraha, Andrea Sala e Nico Vascellari, costruendo attorno alla gara di Monza una piccola collezione di opere legate al rito della premiazione. Un esperimento non comune nel calendario della Formula 1, dove la coppa è spesso pensata come oggetto istituzionale, più che come lavoro d’autore.

La cornice, del resto, pesa. L’Autodromo Nazionale di Monza, inaugurato nel 1922, resta uno dei luoghi centrali del motorsport europeo, con le sue curve entrate nel vocabolario degli appassionati e una presenza Ferrari che, ogni anno, porta in Brianza un’attesa diversa. In questo contesto, il trofeo firmato da vedovamazzei prova a raccontare la vittoria senza fissarla in un’immagine trionfale: la mostra come qualcosa da tenere in equilibrio, da condividere, e poi da rimettere in gioco alla partenza successiva.

Change privacy settings
×